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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 28 codice civile: Trasformazione delle fondazioni

Quando lo scopo è esaurito o divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio è divenuto insufficiente, l’autorità governativa, anziché dichiarare estinta la fondazione, può provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno possibile dalla volontà del fondatore (1).

La trasformazione non è ammessa quando i fatti che vi darebbero luogo sono considerati nell’atto di fondazione come causa di estinzione della persona giuridica e di devoluzione dei beni a terze persone.

Le disposizioni del primo comma di questo articolo e dell’art. 26 non si applicano alle fondazioni destinate a vantaggio soltanto di una o più famiglie determinate (2).


Commento

Estinzione: [v. 27]; Devoluzione: [v. 31].

Fondazione di famiglia: fondazione destinata a vantaggio esclusivo dei membri di una o più famiglie determinate (es.: la fondazione diretta a garantire ed incentivare gli studi dei giovani della famiglia).

 

(1) La trasformazione delle fondazioni comporta il mutamento dello scopo dell’ente, che dev’essere simile a quello originario, al fine di non discostarsi troppo dalla volontà del fondatore.

La norma mira ad evitare l’estinzione (la fine) dell’ente e, quindi, la dispersione del suo patrimonio.

(2) La norma dimostra il disfavore del legislatore nei confronti delle fondazioni di famiglia, per cui ove si verifichi una causa estintiva, queste sono destinate a scomparire ed il patrimonio verrà attribuito a fondazioni che perseguono uno scopo simile.


Giurisprudenza annotata

Competenza Civile

La clausola convenzionale, là dove preveda la competenza convenzionale "per ogni eventuale controversia che dovesse sorgere nell'interpretazione dell'esecuzione del presente contratto", concerne evidentemente tutte le controversie occasionate dall'esecuzione del contratto, non potendo che alludere all'insorgenza di un contrasto fra le parti circa i rispettivi comportamenti dovuti sulla base del contratto.

(Cass. Civ. Sez.VI 15/07/013 n. 17334)

 

L'esistenza di una clausola contrattuale attributiva di un foro convenzionale esclusivo va interpretata nel senso che, mutata la sede sociale, avrebbe dovuto necessariamente mutare anche il foro convenzionale esclusivo in ragione della modificazione stessa, perché solo in tal modo, "inter alia", poteva restare agevole per tale contraente - a favore e ad iniziativa della quale la clausola era stata predisposta - lo svolgimento delle sue attività processuali difensive, essendo competente la sede giudiziaria più vicina al luogo di esercizio della sua attività d'impresa.

(Corte Appello Milano 15/06/2004)

 

 

Lavoro subordinato

In tema di competenza territoriale per le controversie in materia di lavoro, il comma 4 dell'art. 413 c.p.c. (introdotto dall'art. 1 legge n. 128 del 1992 e previdente, per le controversie concernenti i rapporti di collaborazione di cui all'art. 409 n. 3 c.p.c., l'attribuzione della competenza al giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del rappresentante o del titolare di altri rapporti di collaborazione), introduce un foro esclusivo, non alternativo nè concorrente con gli altri fori indicati dal medesimo art. 413, con la conseguenza che, ove non sia possibile il collegamento suindicato (ad esempio per essere, come nella specie, domiciliato all'estero il lavoratore parasubordinato), non è applicabile la disciplina speciale dettata dagli altri commi dell'art. 413 citato, ivi compresa la disposizione relativa alla inderogabilità della competenza, ma è applicabile la disciplina ordinaria, che può essere derogata per accordo tra le parti a norma dell'art. 28 c.p.c.

(Cass. Civ. Sez. Lavoro 13/05/2003 n. 7359)

 

 

Obbligazioni e Contratti

L'adempimento del debitore costituisce un comportamento dovuto, preso in considerazione dal legislatore per la sua idoneità obiettiva a soddisfare l'interesse del creditore, prescindendo dall'elemento intenzionale dal quale tale atto sia eventualmente accompagnato, atteso che sia l'estinzione dell'obbligo che la realizzazione del diritto del creditore non sono disposti dalla legge in considerazione di una conforme volontà del "solvens", e che, proprio per questo, tale elemento, anche quando sia rilevabile in concreto, non assume alcun rilievo ai fini della qualificazione dell'atto in questione; ne consegue che eventuali riserve manifestate dal debitore al momento del pagamento non fanno venire meno il carattere satisfattorio della prestazione effettuata, e che, anche in presenza di un pagamento con riserva di ripetizione, devono ritenersi realizzate le condizioni di cui all'art. 2878 c.c. per la cancellazione di ipoteca e sussistente l'obbligo del creditore soddisfatto di prestare il consenso alla cancellazione.

(Cass. Civ. Sez. I 27/07/1998 n. 7357)



 
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