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Art. 2810 codice civile: Oggetto dell’ipoteca

Sono capaci d’ipoteca:

1) i beni immobili che sono in commercio con le loro pertinenze (1);

2) l’usufrutto dei beni stessi (2);

3) il diritto di superficie;

4) il diritto dell’enfiteuta e quello del concedente sul fondo enfiteutico.

Sono anche capaci d’ipoteca le rendite dello Stato nel modo determinato dalle leggi relative al debito pubblico, e inoltre le navi, gli aeromobili e gli autoveicoli, secondo le leggi che li riguardano.

Sono considerati ipoteche i privilegi iscritti sugli autoveicoli a norma della legge speciale (3).


Commento

Ipoteca: [v. 2808]; Privilegio: [v. 2745].

 

Rendita: entrata derivante dal semplice possesso [v. 1140] di una risorsa produttiva, non da lavoro o attività imprenditoriale.

 

Debito pubblico: debito che lo Stato contrae verso singoli sottoscrittori per far fronte a spese straordinarie o temporanei deficit di cassa.

 

(1) Con esclusione quindi dei beni demaniali e dei beni del patrimonio indisponibile dello Stato [v. 822 e 8262-3].

 

(2) In questa ipotesi, l’ipoteca si estingue alla cessazione dell’usufrutto in virtù del principio generale che la durata dello stesso non può eccedere la vita dell’usufruttuario.

 

(3) L’ultimo comma afferma un principio interpretativo per cui i privilegi che hanno ad oggetto gli autoveicoli sono considerati di natura ipotecaria e ricevono, di conseguenza, la stessa disciplina.

 

L’elencazione fatta dalla norma in esame è tassativa.


Giurisprudenza annotata

Oggetto dell'ipoteca

In tema di pignoramento immobiliare, la corte che sia legata alla res principale da un vincolo di pertinenzialità desumibile dalla funzione esclusivamente servente l'immobile oggetto di espropriazione costituisce con questo una unicum inscindibile, sicché deve ritenersi compresa nell'atto di pignoramento anche in assenza di una sua specifica menzione. (Principio espresso ai sensi dell'art. 360 bis, n. 1, c.p.c.).

Cassazione civile sez. VI  11 febbraio 2011 n. 3359  

 

L'ipoteca iscritta sull'immobile aziendale (nella specie, azienda alberghiera) non si estende automaticamente ai mobili che lo arredano e pertanto il creditore ipotecario, anche in caso di espropriazione congiunta sull'immobile e sui mobili, non può pretendere di essere soddisfatto con prelazione anche sul ricavato dell'esecuzione forzata mobiliare.

Cassazione civile sez. I  29 settembre 1993 n. 9760  

 

Il rapporto che lega i vari beni organizzati in azienda è, in linea di principio, di assoluta parità, nel senso che, per definizione, nessuno di essi assume la funzione di bene principale, restando a carico di chi intende giovarsi del particolare regime collegato alla pertinenzialità l'onere di provare la sussistenza di tale vincolo. Ne consegue che in mancanza l'ipoteca iscritta sull'immobile aziendale (nella specie, azienda alberghiera) non si estende automaticamente ai beni mobili che l'arredano, e che, stante l'autonomia funzionale dei singoli beni organizzati, per iniziare l'esecuzione forzata sui beni medesimi è necessario eseguire separati pignoramenti per gli immobili e per i mobili, salvo il ricorso all'art. 556 c.p.c., con la conseguenza che, anche in caso di esecuzione congiunta, il creditore assistito da una causa di prelazione relativa solo al bene immobile, non può pretendere di essere soddisfatto con prelazione anche sul ricavato imputabile all'esecuzione forzata mobiliare.

Cassazione civile sez. I  29 settembre 1993 n. 9760  

 

L'atto costitutivo di una servitù di elettrodotto va assoggettato alla imposta ipotecaria in misura fissa (e non proporzionale) ex art. 9 della tariffa allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 635, posto che detta servitù non rientra ex art. 2810 c.c., tra i diritti capaci di ipoteca.

Comm. trib. centr. sez. II  22 dicembre 1992 n. 6987  

 

L'art. 2822 c.c., in tema di ipoteca su bene altrui, non trova deroga nella disciplina del mutuo fondiario, di modo che, ove questi sia garantito dalla concessione di ipoteca su area in corso di espropriazione in favore del mutuatario, l'iscrizione dell'ipoteca medesima può avvenire (e prende grado) solo in esito al perfezionarsi della procedura espropriativa.

Cassazione civile sez. III  10 luglio 1991 n. 7674  

 

L'estensione dell'ipoteca iscritta su uno stabilimento industriale ai macchinari in esso impiegati non è riconducibile al disposto dell'art. 2810 n. 1 c.c. in tema di pertinenza, dato che detti macchinari, rientrando fra gli elementi del complesso aziendale, globalmente rivolti a realizzare la funzione produttiva, non sono qualificabili come meri accessori al servizio di beni immobili, ma va riconosciuta, ai sensi dell'art. 2811 c.c., solo se ed in quanto i macchinari medesimi si presentino incorporati all'immobile, per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso (e non quindi per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all'uso). Ove sussista tale incorporazione, l'estensione dell'ipoteca non resta esclusa dalla circostanza che, sopravvenuto il fallimento del debitore, si abbia la disintegrazione del complesso aziendale, con la vendita dei singoli beni in sede concorsuale, poiché una tale successiva scorporazione non può travolgere ex tunc il già verificatosi ampliamento dell'oggetto dell'ipoteca in applicazione del citato art. 2811 c.c.

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 1985 n. 391

 

L'art. 2810 c.c., includendo fra le ipoteche i privilegi iscritti sugli autoveicoli, ha mantenuto in vigore le leggi speciali che li regolano, sulle quali non possono farsi prevalere norme sopravvenute in tema di ipoteca immobiliare che con esse siano incompatibili: ne consegue che sebbene l'art. 2843 stabilisca, con norma innovativa, che la trasmissione dell'ipoteca per surrogazione deve essere annotata in margine all'iscrizione dell'ipoteca, rimane immutata per i privilegi sugli autoveicoli la disciplina dell'art. 14 r.d.l. 15 marzo 1927 n. 436, la quale non condiziona all'annotazione nel P.R.A. l'efficacia della surrogazione nel privilegio rispetto ai terzi, ma prevede detta annotazione solo come una facoltà del surrogato, il quale avrebbe potuto ricorrervi solo allo scopo di impedire, ai sensi dell'art. 1994 c.c. abrogato, la cancellazione dell'ipoteca senza il suo consenso.

Cassazione civile sez. III  03 maggio 1980 n. 2904  

 

 

Imposta ipotecaria

L'imposta di trascrizione di cui alla l. 25 giugno 1943 n. 540 grava anche sui beni mobili costituenti pertinenze di beni immobili, posto che l'art. 2810 c.c. ricomprende tali beni tra quelli capaci di ipoteca.

Cassazione civile sez. I  21 dicembre 1990 n. 12153  

 

In caso di conferimento in società di un'azienda, comprensiva di un opificio completo di macchinari, anche questi ultimi sono assoggettabili all'imposta di trascrizione cui siano stati assoggettati gli immobili conferiti, atteso che le pertinenze mobiliari sono capaci di ipoteca insieme all'immobile, per il testuale disposto dell'art. 2810 c.c., cui fa eco (con riferimento alla normativa precedente alla riforma tributaria) il combinato disposto dell'art. 1, comma 1 e 2, e dell'art. 4, comma 2, della legge sulle imposte ipotecarie 25 giugno 1943 n. 540. L'applicazione della suddetta imposta non è condizionata alla trascrizione dell'atto, essendo sufficiente il verificarsi del presupposto dell'imposta di registro, ossia la stipulazione di atti tra vivi traslativi di diritti capaci di ipoteca.

Cassazione civile sez. I  21 dicembre 1990 n. 12153  

 

L'atto costitutivo di una servitù prediale (nella specie, servitù di elettrodotto) sconta l'imposta di trascrizione ipotecaria in misura fissa, a norma dell'art. 9 tariffa allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 635, e non quella proporzionale di cui all'art. 5 della stessa tariffa, che è applicabile ai soli diritti suscettibili di ipoteca tassativamente elencati nell'art. 2810 c.c., diritti tra i quali non sono comprese le servitù prediali.

Comm. trib. centr. sez. XXVII  12 dicembre 1988 n. 8437  

 

Il diritto di servitù perpetua di elettrodotto non può essere considerato un diritto capace di ipoteca non solo perché non specificato nell'art. 2810 c.c., ma soprattutto per l'impossibilità concettuale e giuridica di vederlo espropriato separatamente dal fondo a vantaggio del quale è stato costituito; pertanto non va assoggettato all'imposta proporzionale di cui all'art. 5 della tariffa allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 635, ma a quella in misura fissa prevista dall'art. 9 della stessa tariffa.

Comm. trib. centr. sez. III  19 giugno 1987 n. 4975  

 

A norma dell'art. 1 della legge n. 540 del 25 giugno 1943, confermato dall'art. 5 della tariffa allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 635, l'imposta proporzionale si applica, oltre alle iscrizioni ipotecarie e relative rinnovazioni, alle trascrizioni di atti che comportino trasferimento di proprietà di immobili o di diritti capaci di ipoteca; pertanto, atteso che la costituzione di una servitù prediale sopra un fondo non è, manifestamente, capace di ipoteca perché ciò viene implicitamente escluso dall'art. 2810 c.c. che elenca appunto tassativamente i beni capaci di ipoteca, il relativo atto di concessione trovasi al di fuori della previsione della legge (n. 540 del 1943) ai fini dell'applicabilità dell'imposta ipotecaria e quindi la sua trascrizione non può ritenersi assoggettabile all'aliquota proporzionale prevista dall'art. 5 della tabella allegata alla legge medesima (n. 540 del 25 giugno 1943) che si riferisce alle trascrizioni di "atti e sentenze che trasferiscono la proprietà di immobili o di diritti capaci di ipoteca" essendo nella fattispecie applicabile l'imposta in misura fissa, secondo quanto previsto dall'art. 8 della tabella allegata alla citata legge che regola infatti le "trascrizioni di atti e sentenze che non trasferiscono la proprietà di beni immobili o di diritti capaci di ipoteca".

Comm. trib. centr. sez. III  19 giugno 1987 n. 4975  



 
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