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Art. 2818 codice civile: Provvedimenti da cui deriva

Ogni sentenza che porta condanna al pagamento di una somma o all’adempimento di altra obbligazione ovvero al risarcimento dei danni da liquidarsi successivamente è titolo per iscrivere ipoteca sui beni del debitore (1).

Lo stesso ha luogo per gli altri provvedimenti giudiziali ai quali la legge attribuisce tale effetto.


Commento

Risarcimento del danno: [v. Libro IV, Titolo IX]; Ipoteca (giudiziale): [v. 2808].

 

Sentenza: provvedimento col quale il giudice assolve alla sua funzione giurisdizionale decisoria.

Nel processo civile, in particolare, la sentenza può essere di mero accertamento, di condanna o costitutiva, a seconda che si limiti ad accertare l’esistenza di una data situazione giuridica, che condanni una parte ad un determinato comportamento, o che dia luogo ad una modificazione della situazione giuridica preesistente.

 

Provvedimento giudiziale: atto, emanato dal giudice, nel corso o alla fine di un giudizio instaurato dalle parti.

 

(1) Un provvedimento giudiziale che non sia sentenza non costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca se non è previsto direttamente dalla legge.

 

L’ipoteca giudiziale è riconosciuta in base alla particolare tutela prevista per il provvedimento giurisdizionale.

 


Giurisprudenza annotata

Ipoteca.

L'iscrizione di ipoteca legale, che sia stata operata sulla base di un decreto ingiuntivo dichiarato provvisoriamente esecutivo costituisce mero atto di esecuzione, per cui ne deve essere ordinata la cancellazione, anche di ufficio, qualora il titolo, per qualsiasi causa, divenga inefficace, con disposizione che va resa nello stesso provvedimento con cui viene accertata la sopravvenuta inefficacia. Rigetta, App. Venezia, 01/08/2007

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13547  

 

L'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 d.P.R. n. 602 del 1973 sugli immobili del debitore e dei coobbligati al pagamento dell'imposta, non è riconducibile all'ipoteca legale prevista dall'art. 2817 c.c., né è a essa assimilabile, mancando un preesistente atto negoziale, il cui adempimento il legislatore abbia inteso garantire. Essa, peraltro, neppure può accostarsi all'ipoteca giudiziale, prevista dall'art. 2818 c.c. con lo scopo di rafforzare l'adempimento di una generica obbligazione pecuniaria e avente titolo in un provvedimento del giudice, in quanto quella in esame si fonda su di un provvedimento amministrativo. Deriva da quanto precede, pertanto, che, non rientrando nel disposto dell'art. 67, comma 1, n. 4, l. fall., l'ipoteca in questione non è suscettibile di revocatoria fallimentare, limitata a quelle volontarie e giudiziali.

Cassazione civile sez. I  03 aprile 2014 n. 7867  

 

Qualora, in forza del provvedimento di omologa della separazione personale, sia stata iscritta ipoteca giudiziale sugli immobili di proprietà di uno dei coniugi a garanzia degli obblighi di mantenimento su di lui gravanti, ai fini dell'accoglimento della domanda di cancellazione dell'ipoteca, quest'ultimo è tenuto a provare di aver sempre regolarmente adempiuto i predetti obblighi, circostanza da cui può ragionevolmente desumersi l'insussistenza del pericolo di inadempimento (nella specie, è stata ritenuta insufficiente la dimostrazione dell'adempimento delle obbligazioni, previste nelle condizioni della separazione, aventi ad oggetto l'acquisto dell'abitazione familiare e degli arredi necessari per il godimento della stessa, non avendo l'attore allegato alcun documento idoneo a dimostrare la regolarità dei versamenti degli assegni di mantenimento).

Tribunale Roma  17 marzo 2014

 

Le obbligazioni aventi a oggetto un fare infungibile se non possono dare luogo a esecuzione forzata diretta ("nemo ad factum cogi potest"), non per questo soffrono limitazioni nel processo di cognizione. In una tale eventualità, infatti, non è preclusa - perché "inutiliter data" - la pronuncia di condanna: non solo in quanto potenzialmente idonea a produrre i suoi effetti tipici, stimolando la eventuale esecuzione volontaria da parte del debitore, ma altresì perché produttiva di conseguenze risarcitorie per equivalente, suscettibili di lievitazione progressiva, in caso di persistente inadempimento del debitore, eventualmente assistite da garanzia ipotecaria ex art. 2818 c.c.

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2013 n. 17200  

 

L'ipoteca di cui all'art. 77 d.P.R. 602/73 difetta dei caratteri propri dell'ipoteca prevista dall'art. 2817 c.c. ed è, invece, assimilabile all'ipoteca giudiziale (art. 2818 c.c.) con conseguente revocabilità della stessa ai sensi dell'art. 67 comma 1 l.f.

Tribunale Milano sez. II  13 maggio 2012 n. 3050  

 

L'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 sugli immobili del debitore e dei coobbligati al pagamento dell'imposta, non è riconducibile all' ipoteca legale prevista dall'art. 2817 c.c., né è ad essa assimilabile, mancando un preesistente atto negoziale, il cui adempimento il legislatore abbia inteso garantire; essa, peraltro, neppure può accostarsi all'ipoteca giudiziale, prevista dall'art. 2818 c.c. con lo scopo di rafforzare l'adempimento di una generica obbligazione pecuniaria ed avente titolo in un provvedimento del giudice, in quanto quella in esame si fonda su di un provvedimento amministrativo. Ne deriva che, non rientrando nel disposto dell'art. 67, comma 1, n. 4, legge fall., l'ipoteca in questione non è suscettibile di revocatoria fallimentare, limitata a quelle volontarie e giudiziali

Cassazione civile sez. I  01 marzo 2012 n. 3232  

 

La provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo e l'ipoteca giudiziale conseguente che sia stata iscritta sulla sua scorta sono destinate a cedere non solo di fronte ad un accertamento negativo del diritto di credito fatto valere con la domanda di ingiunzione, ma anche dinanzi ad un accertamento negativo circa i presupposti del procedimento di ingiunzione e, perciò, la loro inefficacia si determina anche in conseguenza dell'estinzione del giudizio civile di opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo dichiarata per effetto del trasferimento dell'azione civile nel processo penale scelto dal creditore-opposto, che impedisce, la possibilità che si possa pervenire ad una decisione di merito, dal momento che il suddetto trasferimento comporta che il giudice penale debba decidere del diritto al risarcimento del danno prodotto dal reato, non delle questioni processuali relative alla proponibilità della domanda di ingiunzione. Pertanto, siccome l'iscrizione di ipoteca è consentita dalla provvisoria esecutorietà del decreto e ne costituisce atto di esecuzione, che, però, nell'ipotesi di trasferimento dell'azione civile in sede penale, non può sopravvivere al venir meno del titolo su cui si fonda, ne deriva che la cancellazione dell'ipoteca stessa deve essere ordinata già con la sentenza che accerta l'inefficacia del decreto, e lo può essere anche di ufficio.

Cassazione civile sez. III  21 novembre 2006 n. 24746  

 

L'iniziativa della parte di chiedere al giudice penale di pronunciare sul merito della domanda già proposta al giudice civile, a condizione che tale trasferimento sia ammissibile (art. 75, comma 2, c.p.p.), determina l'effetto che il giudizio aperto dalla domanda per l'emissione di decreto ingiuntivo e proseguito per effetto dell'opposizione formulata dall'ingiunto non possa continuare davanti al giudice civile e si debba, dunque, arrestare con la sua dichiarazione di estinzione, cui deve correlarsi l'ordine di cancellazione dell'ipoteca iscritta sulla base di decreto provvisoriamente esecutivo, divenuto inefficace. A quest'ultimo fine non può trovare applicazione la disciplina prevista dall'art. 653 c.p.c. per il caso di estinzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo poiché, nella suddetta ipotesi del trasferimento dell'azione civile nel giudizio penale in virtù dell'opzione manifestata dalla parte creditrice opposta, è proprio quest'ultima a voler sottoporre la propria pretesa ad un accertamento condotto secondo diverse regole processuali e dovendosi del resto rilevare che, sul piano generale, l'art. 653 c.p.c. è applicabile anche al caso della rinuncia agli atti solo quando è l'opponente a rinunciare alla propria opposizione e, quindi, ad una pronuncia di merito che rigetti la domanda proposta nei suoi confronti, mentre non trova applicazione quando è l'attore-opposto che rinuncia alla statuizione sul merito della propria domanda, sottraendo al giudice il potere di esaminarla, come accade proprio quando il creditore-opposto manifesti la sua volontà di trasferire l'azione civile nel processo penale.

Cassazione civile sez. III  21 novembre 2006 n. 24746  

 

Il principio secondo il quale il creditore che abbia ottenuto una pronuncia di condanna nei confronti del debitore ha esaurito il suo diritto di azione e non può, per difetto di interesse, richiedere "ex novo" un decreto ingiuntivo contro il medesimo debitore per lo stesso titolo e lo stesso oggetto trova deroga nei casi in cui la domanda di condanna rivolta al giudice, nella preesistenza di altro ed analogo titolo giudiziale, non mira alla duplicazione del titolo già conseguito, ma è diretta a far valere una situazione giuridica che non ha trovato esaustiva tutela, suscettibile di conseguimento di un risultato ulteriore rispetto alla lesione denunziata. (In applicazione del succitato principio di diritto la S.C. ha dichiarato improponibile, per difetto di interesse ad agire, la domanda di condanna all'adempimento del credito derivante dall'assegno di mantenimento stabilito in sede di separazione consensuale, dato che il relativo decreto di omologazione, a seguito della sentenza della Corte cost. n. 186 del 1988, costituisce un titolo esecutivo, in forza del quale è anche possibile iscrivere ipoteca giudiziale).

Cassazione civile sez. I  10 settembre 2004 n. 18248  

 

Il principio secondo il quale il creditore che abbia ottenuto una pronuncia di condanna nei confronti del debitore ha esaurito il suo diritto di azione e non può, per difetto di interesse, richiedere "ex novo" una pronuncia di condanna contro il medesimo debitore per lo stesso titolo e lo stesso oggetto trova deroga tutte le volte in cui la domanda di condanna rivolta al giudice, pur nella preesistenza di altro ed analogo titolo giudiziale, non risulti diretta alla duplicazione del titolo già conseguito, ma faccia, per converso, valere una situazione giuridica (che non abbia già trovato esaustiva tutela) suscettibile di conseguimento di un risultato ulteriore rispetto alla lesione denunciata. (Nell'affermare il principio di diritto la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito sulla premessa che il provvedimento di liquidazione degli onorari al c.t.u., benché titolo esecutivo, non fosse idoneo ad ottenere l'iscrizione di ipoteca giudiziale; di qui l'esistenza dell'interesse a promuovere un giudizio contenzioso).

Cassazione civile sez. I  21 luglio 2004 n. 13518  



 
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