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Art. 2835 codice civile: Iscrizione in base a scrittura privata

Se il titolo per l’iscrizione risulta da scrittura privata, la sottoscrizione di chi ha concesso l’ipoteca deve essere autenticata o accertata giudizialmente (1).

Il richiedente deve presentare la scrittura originale o, se questa è depositata in pubblico archivio o negli atti d’un notaio, una copia autenticata, con la certificazione che ricorrono i requisiti innanzi indicati.

L’originale o la copia rimane in deposito nell’ufficio dei registri immobiliari.


Commento

Iscrizione: [v. 2808]; Scrittura privata: [v. 2702]; Autenticazione: [v. 2703]; Accertamento giudiziale: [v. 2645bis]; Notaio: [v. 2658]; Registri immobiliari: [v. 2827].

 

Sottoscrizione: apposizione su di un documento della propria firma autografa al fine di accertare la provenienza del documento.

 

Archivio: raccolta di documenti pubblici o privati, come pure il luogo in cui si conserva tale raccolta e i relativi uffici.

 

(1) L’articolo concerne i requisiti formali attinenti al titolo ipotecario. Il titolo risulterà dalla scrittura di alienazione o di divisione. Nel caso di ipoteca volontaria è titolo per l’iscrizione l’atto di concessione dell’ipoteca.

 

L’articolo in esame (così come gli artt. 2836 e 2837) attiene alle formalità che occorre rispettare al fine di iscrivere un’ipoteca.

 


Giurisprudenza annotata

Ipoteca

In materia di cancellazione delle ipoteche, l'obbligazione del creditore di prestare il proprio consenso, una volta che il debito sia estinto, riveste natura contrattuale; ne consegue che nel giudizio promosso dal debitore per il risarcimento del danno conseguente all'omessa cancellazione di un'ipoteca, spetta al debitore medesimo dare la prova di avere subito un danno, posto che il creditore non è obbligato a chiedere, di sua iniziativa, detta cancellazione, e gravando, per converso, l'adempimento dell'obbligo al consenso su chiunque ne abbia interesse, e a maggior ragione sul proprietario dell'immobile. Rigetta, App. Firenze, 20/03/2007

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2013 n. 15435  

 

In materia di cancellazione delle ipoteche, l'obbligazione del creditore a prestare il proprio consenso alla cancellazione, nelle forme prescritte dalla legge (artt. 2882 comma secondo, 2821 e 2835 cod. civ.), e di attivarsi, nei modi più adeguati alle circostanze, affinché il consenso così prestato pervenga al debitore, sorge soltanto a seguito dell'estinzione dell'intero debito, potendo egli eventualmente rinunciare a tale integrale adempimento, in base ad una scelta di opportunità, in tal modo derogando alla disciplina codicistica, che non ha "in parte qua" natura di norma imperativa. Ed infatti il creditore non è anche obbligato a chiedere, di sua iniziativa, detta cancellazione, mentre per converso grava su chiunque vi abbia interesse l'onere di chiederla e, pertanto, in primo luogo, sul proprietario dell'immobile soggetto al vincolo reale. Rigetta, App. Firenze, 20/03/2007

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2013 n. 15435  

 

In tema di cancellazione dell’iscrizione di ipoteca, una volta accertato che l’atto di consenso del creditore sia stato effettuato per scrittura privata autenticata (ai sensi del combinato disposto degli art. 2821 e 2835 c.c., richiamati dal citato art. 2882 c.c.), la presentazione della domanda a cura della parte interessata è sufficiente a vincolare il conservatore a darvi seguito, senza che il medesimo abbia il potere-dovere di verificare la validità del consenso prestato, tanto sotto il profilo della provenienza da soggetto autorizzato a liberare il debitore quanto sotto il profilo della contestuale dimostrazione dell’estinzione del debito.

Tribunale Torino  10 febbraio 2009

 

Il debitore che abbia onorato il debito per il quale è stata iscritta ipoteca giudiziale ha diritto di ottenere dal creditore il consenso alla cancellazione dell'ipoteca medesima. Ciò, peraltro, deve avvenire a spese del debitore che con il suo comportamento inadempiente, ha costretto il creditore ad attivarsi per garantire il proprio credito. Va inoltre osservato che, ai sensi dell'art. 2882 comma 2 c.c., il consenso del creditore deve essere rilasciato con le forme previste dagli art. 2821, 2835 e 2837 c.c., cioè con le stesse forme previste per l'iscrizione dell'ipoteca. L'atto di assenso, quindi, deve essere rilasciato dal creditore mediante atto pubblico, oppure mediante scrittura privata autenticata.

Tribunale Milano  14 marzo 2006

 

A seguito del pagamento del debito a garanzia del quale sia stata in precedenza iscritta ipoteca, il creditore soddisfatto è tenuto, ai sensi dell'art. 1200 c.c., a prestare il proprio consenso, nelle forme prescritte dalla legge (art. 2882, comma 2, 2821 e 2835 c.c.), alla cancellazione dell'iscrizione (dovendo, in caso contrario, rispondere dei danni subiti dal proprietario del bene), e deve altresì attivarsi, nei modi più adeguati alle circostanze, affinché il consenso così prestato pervenga al debitore (onde questi possa allegarlo all'istanza di cancellazione da rivolgere al conservatore), ma non è anche obbligato a chiedere, di sua iniziativa, detta cancellazione (gravando, per converso, tale onere su chiunque vi abbia interesse e pertanto, in primo luogo, sul proprietario dell'immobile assoggettato al vincolo reale).

Cassazione civile sez. III  01 ottobre 1999 n. 10893  

 

Tra le indicazioni da inserire nell'atto di consenso alla cancellazione dell'ipoteca non rientra quella del nome del debitore, ciò non essendo previsto dagli art. 2821, 2835 e 2837 c.c. che dettano le forme prescritte per tali consensi.

Tribunale Roma  18 gennaio 1980



 
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