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Art. 2837 codice civile: Atti formati all’estero

Gli atti formati in paese estero che si presentano per l’iscrizione devono essere legalizzati (1).


Commento

Iscrizione: [v. 2808].

 

Legalizzazione: consiste in un’attestazione, da parte delle competenti autorità consolari, dell’autenticità di sentenze ed atti, in base alla legge del luogo in cui sono prodotti.

 

(1) Se si tratta di scrittura privata occorrerà rispettare le formalità di cui agli artt. 2835 e 2836. In caso di sentenza, questa avrà efficacia automatica nel nostro ordinamento ai sensi degli artt. 64 ss., l. 31-5-1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato).

 

La Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961 esecutiva in Italia dal ’66 (l. 20-12-1966, n. 1253) ed in vigore dal ’78 ha abolito la legalizzazione degli atti pubblici stranieri, introducendo le Apostille (formalità che attesta la qualifica del firmatario dell’atto, la veridicità della firma e l’autenticità del sigillo o timbro).


Giurisprudenza annotata

Atti formati all'estero

Con riferimento alla disciplina degli atti formati all'estero, ed in tema di sanzioni disciplinari per i notai, il deposito presso un notaio, o presso l'archivio notarile distrettuale di un atto, ai sensi dell'art. 106 n. 4 l. 16 febbraio 1913 n. 89 (legge notarile), il quale prescrive il deposito degli atti notarili "rogati" in un paese estero prima di farne uso nello Stato, è richiesto allorquando la sua produzione si renda necessaria ai fini della registrazione e della trascrizione di atti notarili diretti a farne valere gli effetti nei confronti dei terzi, non anche in relazione al conferimento di poteri da far valere avanti all'autorità giudiziaria, in quanto, in tal caso, è il giudice a vagliarne la contrarietà all'ordine pubblico. (Nella specie, gli atti esteri consistevano in denunce di prima iscrizione di veicoli al P.r.a., con firme autenticate da notaio inglese: la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito che aveva rigettato l'appello del notaio avverso il provvedimento del Consiglio notarile che gli aveva inflitto la sanzione disciplinare della censura per avere egli ricevuto in deposito dal notaio estero i documenti non legalizzati né muniti di postille).

Cassazione civile sez. III  28 marzo 2006 n. 7089

 

Il debitore che abbia onorato il debito per il quale è stata iscritta ipoteca giudiziale ha diritto di ottenere dal creditore il consenso alla cancellazione dell'ipoteca medesima. Ciò, peraltro, deve avvenire a spese del debitore che con il suo comportamento inadempiente, ha costretto il creditore ad attivarsi per garantire il proprio credito. Va inoltre osservato che, ai sensi dell'art. 2882 comma 2 c.c., il consenso del creditore deve essere rilasciato con le forme previste dagli art. 2821, 2835 e 2837 c.c., cioè con le stesse forme previste per l'iscrizione dell'ipoteca. L'atto di assenso, quindi, deve essere rilasciato dal creditore mediante atto pubblico, oppure mediante scrittura privata autenticata.

Tribunale Milano  14 marzo 2006

 

Tra le indicazioni da inserire nell'atto di consenso alla cancellazione dell'ipoteca non rientra quella del nome del debitore, ciò non essendo previsto dagli art. 2821, 2835 e 2837 c.c. che dettano le forme prescritte per tali consensi.

Tribunale Roma  18 gennaio 1980

 

 



 
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