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Art. 2858 codice civile: Facoltà del terzo acquirente

Il terzo acquirente dei beni ipotecati, che ha trascritto il suo titolo di acquisto e non è personalmente obbligato, se non preferisce pagare i creditori iscritti, può rilasciare i beni stessi ovvero liberarli dalle ipoteche, osservando le norme contenute nella sezione XII di questo capo. In mancanza, l’espropriazione segue contro di lui secondo le forme prescritte dal codice di procedura civile (1) (2).


Commento

Creditore perdente: [v. 2856]; Ipoteca giudiziale: [v. 2808]; Annotazione: [v. 2843].

 

(1) Il comma 1 della norma esclude la surrogazione di cui alla norma precedente, nel caso di beni dati in ipoteca da un terzo.

 

(2) L’ultimo comma dispone le modalità attraverso cui si svolge la surroga. L’annotazione ha funzione costitutiva.

 

Fondamento delle ipotesi previste è il principio della trascrizione: nel conflitto tra il terzo acquirente del bene ipotecato ed il creditore ipotecario perdente, prevale colui che ha trascritto o iscritto per primo.


Giurisprudenza annotata

Ipoteca.

L’esistenza di un’ipoteca e l’eventuale perdita dell’immobile in seguito ad espropriazione non comportano di per sé il risarcimento del danno patrimoniale in favore del terzo acquirente di bene ipotecato; quest’ultimo, infatti, per ottenere il risarcimento dei danni subiti è tenuto a provare di aver adottato una delle condotte previste dall’art. 2858 c.c.: pagamento dei creditori iscritti o rilascio del bene oppure liberazione dello stesso dall’ipoteca. Solo la prova da parte dell’acquirente di un pregiudizio attuale può dar luogo al pagamento dei danni, atteso che, secondo il principio consolidato della giurisprudenza di legittimità, in tema di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, il danno patrimoniale è risarcibile sempreché sia concreto e attuale.

Cassazione civile sez. II  13 ottobre 2008 n. 25050  

 

In tema di mutuo ipotecario, agli effetti dell'azione di risarcimento dei danni, il terzo acquirente di immobili ipotecati - cui l'art. 2858 c.c. attribuisce il diritto potestativo di pagare i creditori iscritti ovvero di rilasciare i beni ovvero di liberarli dalle ipoteche - deve dimostrare di avere effettivamente tenuto una di tali condotte, dovendosi distinguere, in mancanza di prova di un effettivo pregiudizio, tra pericolo di danno e pericolo che determina un danno attuale, come nel caso di impossibilità o di ritardo nel rivendere il bene a terzi. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la congruità della motivazione della sentenza impugnata che aveva accertata l'insussistenza dell'attualità del danno dedotto dal terzo acquirente dei beni ipotecati, siccome individuato nel mero pericolo di esecuzione da parte del creditore ipotecario e nella permanenza del vincolo che, pur potendo agire sulla commerciabilità dei beni stessi, avrebbe richiesto la prova concreta della mancata vendita o delle difficoltà incontrate nella vendita stessa) .

Cassazione civile sez. III  11 gennaio 2006 n. 264  

 

In tema di revocatoria fallimentare, è onere della curatela provare la notevole sproporzione tra prezzo contrattato e valore di mercato del bene alienato nel periodo sospetto dal fallito a titolo oneroso. Ne consegue che nel caso di compravendita di un bene gravato da ipoteca, non menzionata nel contratto, l'acquirente dell'immobile non è tenuto, qualora permanga la iscrizione ipotecaria, a dare la prova, al fine di consentire la valutazione dell'incidenza dell'ipoteca stessa sul prezzo di mercato dell'immobile, di aver raggiunto un accordo con il creditore ipotecario, ovvero di essersi accollato il pagamento delle obbligazioni garantite da dette iscrizioni ipotecarie, o che l'ipoteca iscritta garantisce obbligazioni ancora in essere ed esigibili, potendo l'acquirente del bene ipotecato essere richiesto del pagamento del credito ipotecario o essere assoggettato ad espropriazione in virtù della sola iscrizione, costitutiva di detto diritto di prelazione.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2001 n. 15412  

 

La domanda di reintegrazione in forma specifica non può essere accolta qualora, applicando per analogia gli art. 2858 e 2933 c.c., la distruzione del bene (nella specie: una strada) sia eccessivamente onerosa per l'interesse pubblico ed arrechi nocumento all'economia nazionale, dovendosi interpretare la "restitutio in integrum" quale istituto speciale del processo amministrativo.

Consiglio di Stato sez. IV  14 giugno 2001 n. 3169  

 

Agli effetti dell'azione di risarcimento dei danni, il terzo acquirente di immobili ipotecati - cui l'art. 2858 c.c. attribuisce il diritto potestativo di pagare i creditori iscritti ovvero di rilasciare i beni ovvero di liberarli dalle ipoteche - deve dimostrare di avere effettivamente tenuto una di tali condotte, dovendosi distinguere in mancanza di prova di un effettivo pregiudizio, tra pericolo di danno e pericolo che determina un danno attuale come nel caso di impossibilità o di ritardo nel rivendere il bene a terzi.

Cassazione civile sez. III  12 maggio 2000 n. 6123  

 

 

Il terzo acquirente di un bene gravato di ipoteca non assume alcuna obbligazione nei confronti del creditore garantito dall'ipoteca, pertanto non è ammissibile nei suoi confronti una condanna ad adempiere le obbligazioni nascenti del rapporto con riferimento al quale è stata concessa l'ipoteca stessa (nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha cassato la sentenza del merito che aveva condannato il terzo acquirente di un immobile ipotecato al pagamento degli interessi prodotti dal credito a garanzia del quale era stata concessa l'ipoteca.

Cassazione civile sez. II  30 maggio 1995 n. 6052  

 

Il credito, assistito da ipoteca su immobile che il debitore abbia già alienato al momento dell'ammissione al concordato preventivo, si estingue, per effetto dell'esecuzione del concordato, solo nei limiti della percentuale concordataria, non anche per la porzione residua, la quale continua a godere della garanzia ipotecaria nei confronti del terzo acquirente, soggetto all'azione esecutiva (ove non si avvalga della facoltà di rilasciare il bene o di liberarlo dall'ipoteca.

Cassazione civile sez. I  07 maggio 1992 n. 5424  

 

 

Tributi locali

L'art. 4 del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 643, disponendo che l'imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili è dovuta dall'alienante, indica quest'ultimo quale soggetto passivo del rapporto tributario, mentre i successivi art. 26 e 27 nel prevedere, rispettivamente, il vincolo di solidarietà (soltanto) tra gli alienati e la nullità di qualsiasi patto diretto a trasferire ad altri l'onere dell'imposta, ribadiscono tale esclusiva individuazione e la conseguente negazione della qualità di soggetto passivo del tributo dell'acquirente il quale, proprio perché non è immediatamente obbligato al pagamento dell'Invim, assume la posizione - equiparabile a quella del terzo proprietario di immobile gravato da ipoteca, quando la trascrizione del suo titolo sia successiva alla domanda diretta ad ottenere la condanna del debitore (art.2858 e 2859 c.c.) - di mero soggetto passivo della (eventuale) procedura esecutiva e, come tale, rimane estraneo alla fase attinente all'accertamento attinente al credito tributario che si svolge nei confronti del diretto debitore d'imposta.

Comm. trib. centr. sez. II  04 novembre 1993 n. 3025  

 



 
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