Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2864 codice civile: Danni causati dal terzo e miglioramenti

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il terzo è tenuto a risarcire i danni che da sua colpa grave sono derivati all’immobile in pregiudizio dei creditori iscritti (1).

Egli non può ritenere l’immobile per causa di miglioramenti; ma ha il diritto di far separare dal prezzo di vendita la parte corrispondente ai miglioramenti eseguiti dopo la trascrizione del suo titolo, fino a concorrenza del valore dei medesimi al tempo della vendita.

Se il prezzo non copre il valore dell’immobile nello stato in cui era prima dei miglioramenti e insieme quello dei miglioramenti, esso deve dividersi in due parti proporzionali ai detti valori (2).

Commento

(1) Il comma 1 della norma è volto a contemperare i diritti del terzo acquirente dell’immobile ipotecato con i diritti dei creditori ipotecari iscritti anteriormente all’acquisto del bene da parte sua. La limitazione della responsabilità prevista sussiste fino alla data del pignoramento, ed è di natura extracontrattuale [v. 2043]: la prova dell’esistenza del danno spetta quindi al creditore procedente.

 

(2) Gli ultimi due commi dell’articolo attengono alla separazione del valore dei miglioramenti dal prezzo di vendita. Essi derogano all’art. 2811, che dispone che l’ipoteca si estende anche ai miglioramenti. Quelli in esame devono essere stati realizzati successivamente alla trascrizione del titolo di acquisto del terzo.

 

Giurisprudenza annotata

Ipoteca.

L'art. 2864 c.c. che prevede il diritto del terzo (nella specie acquirente del bene ipotecato) di far separare dal prezzo di vendita la parte corrispondente ai miglioramenti eseguiti dopo la trascrizione del suo titolo, fino a concorrenza del valore dei medesimi al tempo della vendita, trova applicazione anche nell'ipotesi in cui il terzo abbia costruito un immobile sul terreno ipotecato, dovendosi comprendere nel termine "miglioramento" tutte le attività che abbiano prodotto un incremento di valore dell'immobile. La "ratio" della norma risiede infatti nell'intento di evitare un ingiustificato arricchimento del creditore ipotecario che si avvantaggerebbe dell'attività posta in essere dal terzo, con un danno ulteriore per quest'ultimo rispetto alla perdita del bene ipotecato.

Cassazione civile sez. I  07 giugno 2000 n. 7707  

 



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