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Art. 2873 codice civile: Esclusione della riduzione

Non è ammessa domanda di riduzione riguardo alla quantità dei beni né riguardo alla somma, se la quantità dei beni o la somma è stata determinata per convenzione o per sentenza (1).

Tuttavia, se sono stati eseguiti pagamenti parziali così da estinguere almeno il quinto del debito originario, si può chiedere una riduzione proporzionale per quanto riguarda la somma (2).

Nel caso d’ipoteca iscritta su un edificio, il costituente che dopo l’iscrizione ha eseguito sopraelevazioni può chiedere che l’ipoteca sia ridotta, per modo che le sopraelevazioni ne restino esenti in tutto o in parte, osservato il limite stabilito dall’art. 2876 per il valore della cautela (3).


Commento

(1) Non è consentita azione di riduzione in caso di liquidità del credito o esatta determinazione dei beni per i quali è costituita la garanzia. Il diritto alla riduzione è visto come un diritto potestativo.

 

(2) Tale ipotesi non configura una riduzione, bensì un’estinzione parziale dell’ipoteca. La cancellazione parziale può essere richiesta solo per l’eccesso di oltre un quinto. Si reputa che in caso di pagamento parziale del debito originario sia impossibile ricorrere alla riduzione, ciò in applicazione del principio di indivisibilità dell’ipoteca.

 

(3) L’ultimo comma della norma rappresenta una deroga al principio di estensione delle ipoteche alle accessioni, previsto all’art. 2811. La norma è applicabile anche all’ipoteca giudiziale e a quella legale.

 


Giurisprudenza annotata

Esclusione della riduzione

Sussistono i presupposti per ordinare a una banca che aveva erogato un mutuo fondiario di dare immediato assenso alla riduzione dell'ipoteca, restringendola in modo tale da escludere una parte degli immobili su cui era stata originariamente concessa la garanzia, subordinatamente al contestuale versamento da parte del mutuatario della rata in scadenza onde mantenere entro parametri accettabili il rapporto tra l'ammontare del debito residuo e il valore dei beni ipotecati a seguito della riduzione, qualora il predetto mutuatario, ammesso al concordato preventivo, abbia l'esigenza di alienare tempestivamente gli immobili liberati dalla garanzia, al fine di dare concreta esecuzione al piano previsto nella proposta di concordato, scongiurando il rischio di compromettere le sorti della procedura concorsuale.

Tribunale Ancona  16 luglio 2011

 

In base all'art. 669-octies, comma 6, c.p.c. i provvedimenti emessi in via cautelare, quando idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito, acquistano efficacia definitiva, essendo meramente facoltativa l'instaurazione del giudizio di merito, così dimostrando la loro possibile attitudine alla stabilità. Pertanto, deve ritenersi ammissibile il rimedio cautelare invocato ex art. 700 c.p.c., unitamente ai sensi e per gli effetti dell'art. 614 bis c.p.c. alla fissazione di una somma per ogni giorno di eventuale ritardo nell'esecuzione della chiesta misura cautelare, al fine di conseguire la riduzione dell'ipoteca iscritta su determinati cespiti immobiliari, atteso che in primo luogo, il disposto di cui all'art. 2884 c.c., a mente del quale la cancellazione deve essere eseguita dal conservatore, quando è ordinata con sentenza passata in giudicato o con altro provvedimento definitivo emesso dalle autorità competenti, non può che trovare applicazione con esclusivo riferimento alla sola ipotesi ivi contemplata, e cioè di cancellazione del vincolo ipotecario e non anche di riduzione dello stesso, com'è nel caso di specie, in considerazione del fatto che la riduzione non equivale ad una cancellazione, ma piuttosto ad una "rettifica" tendente a correggere l'eccedenza dell'iscrizione. Diversa è, infatti, la ratio della fattispecie se soggiacesse a ciascun istituto: la cancellazione mira ad eliminare la garanzia per insussistenza originaria dei relativi presupposti o per difetto sopravvenuto degli stessi, la riduzione, invece, è finalizzata alla contestazione della sproporzione esistente tra la garanzia, il credito ed i beni cauzionali. Aggiungasi, inoltre, come nel caso di specie, il ricorso non ha ad oggetto la prescrizione di un ordine rivolto al conservatore di procedere alla cancellazione dell'ipoteca, bensì il diverso ordine, rivolto direttamente alla controparte creditrice munita di garanzia reale, di prestare il proprio consenso alla riduzione delle iscrizioni ipotecarie eccedenti a norma dell'art. 2873, comma 2, c.c., costituzione obbligo di "facere" infungibile, non potendo prescindere la soddisfazione dell'interesse dei ricorrenti dalla volontà e fattiva collaborazione dell'obbligato per quanto previsto a norma dell'art. 2882 c.c.

Tribunale Bari  10 maggio 2011 n. 356  

 

Ai fini della riduzione proporzionale dell'ipoteca iscritta a norma del comma 2 dell'art. 2873 c.c., il calcolo se il debito originario si sia estinto di almeno un quinto, per effetto di pagamenti parziali, va effettuato sommando al capitale gli interessi, secondo il tasso convenzionale, per le sole tre annualità indicate dall'art. 2855 comma 2 c.c. e, quindi, gli interessi per le annualità successive al pignoramento, ma solo al tasso legale, secondo la previsione del comma 3 dell'art. 2855 c.c.

Cassazione civile sez. III  22 settembre 2000 n. 12536

 

A norma dell'art. 2873, comma 2, c.c. se sono stati eseguiti pagamenti parziali, così da estinguere almeno il quinto del debito originario, si può chiedere una riduzione proporzionale dell'ipoteca per quanto riguarda la somma. Il momento nel quale deve calcolarsi il quinto del debito originario al fine di ottenere la riduzione è quello in cui viene seguita la riduzione stessa. (Nel caso di specie la Cassazione ha rigettato il ricorso avverso la sentenza che aveva calcolato l'entità del credito garantito da ipoteca, ai fini della riduzione della stessa, al momento della sentenza anziché a quello della domanda).

Cassazione civile sez. III  22 settembre 2000 n. 12536  

 

La riduzione dell'oggetto della garanzia ipotecaria non è possibile allorché, come nel caso d'ipoteca convenzionale, la quantità dei beni che ne forma oggetto sia stata preventivamente determinata. Pertanto, nell'ipotesi in cui oggetto dell'ipoteca (convenzionale) a favore di un istituto di credito fondiario sia un edificio unitariamente considerato e il mutuatario ne abbia poi venduto un appartamento ricevendo il pagamento dell'intero prezzo ed obbligandosi verso l'acquirente a curare il frazionamento del mutuo e a liberare dall'ipoteca la porzione alienata, la riduzione dell'oggetto della garanzia non può essere richiesta nè dal mutuatario nè, a maggior ragione (al di fuori, ovviamente, dei diritti nascenti dall'atto di frazionamento del mutuo), dall'avente causa del mutuatario, agente in surroga del medesimo, in quanto l'azione surrogatoria tende a supplire il mancato esercizio di un'azione ammissibile per il debitore e non a permettere nuove legittimazioni sostanziali in capo a terzi.

Cassazione civile sez. III  13 dicembre 1980 n. 6471  

 

In base al disposto del comma 1 e 2 dell'art. 2873 c.c., la riduzione delle ipoteche prevista dall'art. 2872 dello stesso codice è esclusa se la quantità dei beni o la somma sia stata determinata per convenzione o per sentenza, salva la possibilità della riduzione della sola somma iscritta, qualora siano stati eseguiti pagamenti parziali tali da estinguere almeno il quinto del debito originario, circostanza, quest'ultima, la cui prova deve essere fornita da colui che domanda la riduzione.

Cassazione civile sez. III  13 dicembre 1980 n. 6471  

 

L'iscrizione ipotecaria in base alla sentenza attributiva dell'assegno di divorzio, che l'art. 8 comma 2 l. 1 dicembre 1970 n. 898 prevede senza indicare alcun criterio per la determinazione della somma per cui può essere presa, può essere fatta per la somma indicata dal creditore, con la possibilità per il debitore di chiederne la riduzione con ricorso al giudice il quale non gode di discrezionalità piena, ma deve applicare criteri che facciano riferimento ad elementi obiettivi, quali le tabelle previste dal r.d. 9 ottobre 1922 n. 1403 per la costituzione delle rendite vitalizie immediate. La prelazione così precostituita dal creditore dell'assegno può essere fatta valere solo nei limiti delle rate scadute e non pagate e non incide sulla disponibilità del bene ipotecato e sulla capacità di essere garanzia di future obbligazioni, restando anzi soggetta alla riduzione ai sensi del comma 2 dell'art. 2873 c.c. dopo la estinzione di un quinto della somma capitalizzata.

Cassazione civile sez. I  29 gennaio 1980 n. 679

 

L'iscrizione ipotecaria in base alla sentenza attributiva dell'assegno di divorzio, che l'art. 8 comma 2 della l. 1 dicembre 1970 n. 898, prevede senza indicare alcun criterio per la determinazione della somma per cui può essere presa, può essere fatta per la somma indicata dal creditore (art. 2838 c.c.), con la possibilità per il debitore di chiederne la riduzione con ricorso al giudice, il quale non gode di discrezionalità piena, ma deve applicare criteri che facciano riferimento ad elementi obiettivi, quali le tabelle previste dal r.d. 9 ottobre 1922 n. 1403 per la costituzione delle rendite vitalizie immediate. La prelazione così precostituita dal creditore dell'assegno può essere fatta valere solo nei limiti delle rate scadute e non pagate e non incide sulla disponibilità del bene ipotecato e sulla capacità di essere garanzia di future obbligazioni, restando anzi soggetta alla riduzione ai sensi del comma 2 dell'art. 2873 c.c. dopo l'estinzione di un quinto della somma capitalizzata.

Cassazione civile sez. I  29 gennaio 1980 n. 679  



 
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