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Art. 2882 codice civile: Formalità per la cancellazione

La cancellazione consentita dalle parti interessate deve essere eseguita dal conservatore in seguito a presentazione dell’atto contenente il consenso del creditore (1).

Per quest’atto devono essere osservate le forme prescritte dagli articoli 2821, 2835 e 2837 (2).


Commento

(1) Perché l’ipoteca risulti estinta rispetto ai terzi occorre che si faccia luogo alla cancellazione dell’iscrizione. La cancellazione dell’ipoteca non costituisce tuttavia una forma di pubblicità costitutiva. Per far luogo alla cancellazione occorre un titolo che legittimi la stessa. Tale titolo è dato dal consenso del creditore o dal provvedimento giudiziale che tiene luogo del relativo consenso. Il consenso deve essere espresso. L’obbligo del creditore di prestare il consenso si fonda sul disposto dell’art. 1200. Tale consenso ha natura di atto unilaterale non recettizio. Va inoltre detto che può essere prestato dal creditore ma anche da colui che si surroga nell’ipoteca.

 

(2) Il consenso del creditore deve risultare da atto pubblico [v. 2699] o scrittura privata [v. 2702] con sottoscrizione autenticata. Nel caso di atto formato all’estero occorrerà la legalizzazione . Il consenso, infine, non può risultare da testamento.

 

 


Giurisprudenza annotata

Formalità per la cancellazione

Il creditore ipotecario può rinunciare al diritto all'integrale adempimento e cioè alla estinzione dell'intero debito e comunque prestare il proprio consenso alla cancellazione dell'iscrizione ipotecaria, in base a una scelta di opportunità e in tal modo derogando alla disciplina codicistica, non avendo la normativa natura di norma imperativa.

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2013 n. 15435  

 

La mancata prestazione del consenso alla cancellazione ipotecaria, nel caso di estinzione dell'ipoteca per estinzione dell'obbligazione garantita, comporta che il creditore è chiamato a rispondere dei danni eventualmente patiti dal debitore per la mancata prestazione del consenso, sempre che questo ultimo provi di aver subito un danno che, quindi, non è da considerarsi “in re ipsa”.

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2013 n. 15435  

 

L'obbligazione del creditore di prestare il proprio consenso alla cancellazione dell'ipoteca, una volta che il debito si sia estinto, riveste natura contrattuale e consiste anche nell'attivarsi nei modi più adeguati alle circostanze affinché il consenso prestato pervenga al debitore mentre il creditore non è obbligato anche a chiedere di sua iniziativa la cancellazione della iscrizione ipotecaria, gravando su chiunque vi abbia interesse l'onere di chiedere tale cancellazione e, quindi, in primo luogo, sul debitore, proprietario dell'immobile soggetto a vincolo reale.

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2013 n. 15435  

 

In materia di cancellazione delle ipoteche, l'obbligazione del creditore a prestare il proprio consenso alla cancellazione, nelle forme prescritte dalla legge (artt. 2882 comma secondo, 2821 e 2835 cod. civ.), e di attivarsi, nei modi più adeguati alle circostanze, affinché il consenso così prestato pervenga al debitore, sorge soltanto a seguito dell'estinzione dell'intero debito, potendo egli eventualmente rinunciare a tale integrale adempimento, in base ad una scelta di opportunità, in tal modo derogando alla disciplina codicistica, che non ha "in parte qua" natura di norma imperativa. Ed infatti il creditore non è anche obbligato a chiedere, di sua iniziativa, detta cancellazione, mentre per converso grava su chiunque vi abbia interesse l'onere di chiederla e, pertanto, in primo luogo, sul proprietario dell'immobile soggetto al vincolo reale. Rigetta, App. Firenze, 20/03/2007

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2013 n. 15435  

 

In capo al creditore non grava alcun obbligo di chiedere, di sua iniziativa, la cancellazione dell'ipoteca ex articolo 2882 c.c. Inoltre, l'obbligo di prestare il proprio consenso alla cancellazione dell'ipoteca, una volta che il debito si è estinto, riveste natura contrattuale, per cui spetta al debitore fornire la relativa prova in merito a un preteso lamentato danno, a seguito della non avvenuta cancellazione.

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2013 n. 15435  

 

Deve ritenersi inadempiente il promissario venditore che ometta di cancellare l'iscrizione ipotecaria esistente sul fondo promesso, ove ciò sia di ostacolo alla compravendita, impedendo al promissario acquirente di accedere al mutuo.

Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2013 n. 513  

 

Ai sensi dell'art. 96 comma 2 c.p.c. è il giudice che accerta l'inesistenza del diritto per cui è stata iscritta un'ipoteca a dove condannare, su istanza del danneggiato, al risarcimento dei danni l'attore o il creditore che abbia agito senza la normale prudenza e non il giudice davanti al quale si svolge il giudizio cautelare avente ad oggetto la domanda di cancellazione dell'ipoteca illegittimamente iscritta.

Tribunale Latina sez. II  11 ottobre 2011

 

In base all'art. 669-octies, comma 6, c.p.c. i provvedimenti emessi in via cautelare, quando idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito, acquistano efficacia definitiva, essendo meramente facoltativa l'instaurazione del giudizio di merito, così dimostrando la loro possibile attitudine alla stabilità. Pertanto, deve ritenersi ammissibile il rimedio cautelare invocato ex art. 700 c.p.c., unitamente ai sensi e per gli effetti dell'art. 614 bis c.p.c. alla fissazione di una somma per ogni giorno di eventuale ritardo nell'esecuzione della chiesta misura cautelare, al fine di conseguire la riduzione dell'ipoteca iscritta su determinati cespiti immobiliari, atteso che in primo luogo, il disposto di cui all'art. 2884 c.c., a mente del quale la cancellazione deve essere eseguita dal conservatore, quando è ordinata con sentenza passata in giudicato o con altro provvedimento definitivo emesso dalle autorità competenti, non può che trovare applicazione con esclusivo riferimento alla sola ipotesi ivi contemplata, e cioè di cancellazione del vincolo ipotecario e non anche di riduzione dello stesso, com'è nel caso di specie, in considerazione del fatto che la riduzione non equivale ad una cancellazione, ma piuttosto ad una "rettifica" tendente a correggere l'eccedenza dell'iscrizione. Diversa è, infatti, la ratio della fattispecie se soggiacesse a ciascun istituto: la cancellazione mira ad eliminare la garanzia per insussistenza originaria dei relativi presupposti o per difetto sopravvenuto degli stessi, la riduzione, invece, è finalizzata alla contestazione della sproporzione esistente tra la garanzia, il credito ed i beni cauzionali. Aggiungasi, inoltre, come nel caso di specie, il ricorso non ha ad oggetto la prescrizione di un ordine rivolto al conservatore di procedere alla cancellazione dell'ipoteca, bensì il diverso ordine, rivolto direttamente alla controparte creditrice munita di garanzia reale, di prestare il proprio consenso alla riduzione delle iscrizioni ipotecarie eccedenti a norma dell'art. 2873, comma 2, c.c., costituzione obbligo di "facere" infungibile, non potendo prescindere la soddisfazione dell'interesse dei ricorrenti dalla volontà e fattiva collaborazione dell'obbligato per quanto previsto a norma dell'art. 2882 c.c.

Tribunale Bari  10 maggio 2011 n. 356  

 

L'art. 2882 c.c., relativo alla cancellazione dell'iscrizione ipotecaria e la disposizione di cui all'art. 2668 c.c., riguardante la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale sono norme non applicabili per la cancellazione della trascrizione di un provvedimento giurisdizionale quale il sequestro.

Tribunale Pistoia  24 gennaio 2011

 

Poiché non vi è identità, né di fatto generativo né di effetti, tra la cancellazione di iscrizione di ipoteca di cui all'art. 13 comma 8 decies l. n. 40 del 2007 (c.d. legge Bersani) e la cancellazione assentita di cui all'art. 2882 ss. c.c., deve ritenersi possibile una cancellazione assentita, anche in presenza di una cancellazione già avvenuta ex art. 13 cit. (Nella specie, il tribunale ha dichiarato illegittimo il rifiuto opposto dal Conservatore RR.II. di annotare una cancellazione di ipoteca sulla base di un atto notarile di consenso a cancellazione presentato successivamente all'avvenuta menzione della comunicazione di avvenuta estinzione dell'ipoteca ai sensi della l. n. 40 del 2007).

Tribunale Bologna  01 dicembre 2009

 

In tema di cancellazione dell’iscrizione di ipoteca, una volta accertato che l’atto di consenso del creditore sia stato effettuato per scrittura privata autenticata (ai sensi del combinato disposto degli art. 2821 e 2835 c.c., richiamati dal citato art. 2882 c.c.), la presentazione della domanda a cura della parte interessata è sufficiente a vincolare il conservatore a darvi seguito, senza che il medesimo abbia il potere-dovere di verificare la validità del consenso prestato, tanto sotto il profilo della provenienza da soggetto autorizzato a liberare il debitore quanto sotto il profilo della contestuale dimostrazione dell’estinzione del debito.

Tribunale Torino  10 febbraio 2009

 

La richiesta di cancellazione dell'ipoteca da parte del creditore, in assenza di consenso del fideiussore che ha adempiuto al pagamento del debito garantito, impedendo la surrogazione nell'ipoteca del fideiussore, configura un'ipotesi di responsabilità contrattuale a carico dello stesso creditore riconducibile al contratto di fideiussione, la quale - per la sua sussistenza in concreto - presuppone un comportamento colpevole ed efficiente del creditore medesimo, nel senso che il fatto generatore della suddetta responsabilità ed idoneo a determinare l'insorgenza del correlato obbligo di risarcimento del danno deve essere a lui direttamente imputabile. Pertanto, trattandosi dell'accertamento di un fatto, non sono applicabili in proposito le preclusioni previste dall'ordinamento per l'ammissibilità della prova testimoniale. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il relativo motivo di ricorso e confermato sul punto l'impugnata sentenza - ritenuta, ancorché con la correzione risultante dal principio affermato, immune dalle violazioni dedotte - con la quale si era provveduto al rigetto della domanda formulata dal fideiussore nei confronti della banca creditrice strutturato sull'accertamento, risultato negativo, dell'imputabilità alla creditrice dell'impossibilità di effettuare la surrogazione da parte del fideiussore e sull'irrilevanza sia della mancata annotazione sia della forma scritta del consenso del fideiussore stesso alla cancellazione dell'ipoteca).

Cassazione civile sez. III  29 marzo 2006 n. 7236  

 

Il debitore che abbia onorato il debito per il quale è stata iscritta ipoteca giudiziale ha diritto di ottenere dal creditore il consenso alla cancellazione dell'ipoteca medesima. Ciò, peraltro, deve avvenire a spese del debitore che con il suo comportamento inadempiente, ha costretto il creditore ad attivarsi per garantire il proprio credito. Va inoltre osservato che, ai sensi dell'art. 2882 comma 2 c.c., il consenso del creditore deve essere rilasciato con le forme previste dagli art. 2821, 2835 e 2837 c.c., cioè con le stesse forme previste per l'iscrizione dell'ipoteca. L'atto di assenso, quindi, deve essere rilasciato dal creditore mediante atto pubblico, oppure mediante scrittura privata autenticata.

Tribunale Milano  14 marzo 2006



 
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