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Art. 2889 codice civile: Facoltà di liberare i beni dalle ipoteche

Il terzo acquirente dei beni ipotecati, che ha trascritto il suo titolo e non è personalmente obbligato a pagare i creditori ipotecari, ha facoltà di liberare i beni da ogni ipoteca iscritta anteriormente alla trascrizione del suo titolo di acquisto.

Tale facoltà spetta all’acquirente anche dopo il pignoramento, purchè nel termine di trenta giorni proceda in conformità dell’articolo che segue (1).


Commento

(1) La norma si riferisce alla cd. purgazione dell'ipoteca. Si tratta di una procedura volta alla liberazione di un immobile dalle ipoteche.

Essa consiste nell’offerta, notificata ai creditori garantiti, proveniente dal terzo acquirente, di una somma corrispondente al prezzo concordato per l’acquisto del bene ovvero al valore da lui dichiarato se non sia stato determinato il prezzo. Il valore dichiarato non può essere inferiore a quello stabilito come base degli incanti in tema di espropriazione forzata. L’offerta in parola è un negozio unilaterale recettizio, revocabile fino a che i creditori non si siano pronunciati. Il terzo acquirente non è comunque obbligato a liberare l’immobile ipotecato. Il procedimento presenta una natura eminentemente processuale.

Legittimati attivamente sono i terzi acquirenti, anche a titolo gratuito, mentre passivamente lo sono i creditori ipotecari che hanno iscritto il loro titolo anteriormente alla trascrizione del titolo del terzo acquirente.

Il terzo acquirente che si accolla i debiti, divenendo obbligato personalmente, non potrà far ricorso al procedimento di liberazione.

 


Giurisprudenza annotata

Liberazione dalle ipoteche

Il provvedimento emesso a conclusione del giudizio di liberazione degli immobili dalle ipoteche, allorquando vi sia contrasto fra le parti, tanto se di accoglimento, quanto se di rigetto dell'istanza di liberazione, pur essendo decisorio, in quanto derivante da un procedimento contenzioso a carattere sommario su diritti, non può considerarsi definitivo, e, quindi, equiparabile ad una sentenza in senso sostanziale, essendo ridiscutibile, in sede di cognizione piena, mediante domanda di accertamento, positivo o negativo, delle condizioni della cancellazione, con la conseguenza che è inammissibile nei suoi confronti la proposizione del ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha escluso la ricorribilità per cassazione del provvedimento con cui il presidente del tribunale aveva dichiarato la liberazione dell'immobile dell'ipoteca, rilevando che il creditore iscritto può avvalersi del rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi)

Cassazione civile sez. III  15 maggio 2012 n. 7525  

 

Il provvedimento emesso a conclusione del processo di liberazione degli immobili dalle ipoteche, allorquando vi sia contrasto fra le parti, tanto se di accoglimento, quanto se di rigetto dell'istanza di liberazione, pur essendo decisorio, in quanto derivante da un procedimento contenzioso a carattere sommario su diritti, non può considerarsi definitivo, e, quindi, equiparabile ad una sentenza in senso sostanziale, essendo ridiscutibile, in sede di cognizione piena, mediante domanda di accertamento, positivo o negativo, delle condizioni della cancellazione, con la conseguenza che è inammissibile nei suoi confronti la proposizione del ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, cost. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha escluso la ricorribilità per cassazione del provvedimento con cui il presidente del tribunale, senza procedere alla designazione del giudice per il procedimento, nonché alla fissazione dell'udienza di comparizione, dovute ai sensi dell'art. 793 c.p.c., aveva dichiarato inammissibile una domanda di liberazione da ipoteche, ritenendo che l'irritualità di tale provvedimento di chiusura del procedimento non influisse sul regime ad esso applicabile).

Cassazione civile sez. III  29 dicembre 2011 n. 29742  

 

Il principio secondo cui la notificazione dell'impugnazione, ancorché quest'ultima sia inammissibile o improcedibile, equivale, sul piano della "conoscenza legale" da parte dell'impugnante, alla notificazione della sentenza impugnata, si applica anche nell'ipotesi in cui la dichiarazione d'inammissibilità o d'improcedibilità non precluda la proponibilità di un diverso rimedio, il quale, pertanto, deve essere notificato nel termine "breve" decorrente dalla proposizione dell'impugnazione originaria. (In forza di tale principio, la S.C. ha ritenuto tardivo il ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 cost., avverso l'ordinanza con cui il Presidente del tribunale aveva dichiarato inammissibile la domanda di determinazione del prezzo offerto ex art. 2889 c.c. per la liberazione di immobili da ipoteca, proposto oltre i sessanta giorni dal deposito del reclamo al collegio avverso il medesimo provvedimento, reclamo successivamente dichiarato inammissibile dal collegio).

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2004 n. 20547  



 
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