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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 29 codice civile: Divieto di nuove operazioni

Gli amministratori non possono compiere nuove operazioni, appena è stato loro comunicato il provvedimento che dichiara l’estinzione della persona giuridica o il provvedimento con cui l’autorità, a norma di legge, ha ordinato lo scioglimento dell’associazione, o appena è stata adottata dall’assemblea la deliberazione di scioglimento dell’associazione medesima. Qualora trasgrediscano a questo divieto, assumono responsabilità personale e solidale (1).


Commento

Amministratore: [v. 18]; Estinzione (della persona giuridica): [v. 27].

 

(1) Quando l’associazione o la fondazione è dichiarata estinta o quando l’associazione è sciolta, l’ente non cessa di esistere automaticamente, ma entra in una fase necessaria denominata liquidazione, regolata dagli artt. 11-21 disp. att.

Durante tale fase gli amministratori possono compiere solo gli atti compatibili con la finalità della liquidazione (in genere atti finalizzati alla gestione e conservazione del patrimonio); ove gli amministratori realizzino altre operazioni, saranno responsabili personalmente [v. 2740] e solidalmente [v. 1292].

Durante la fase di liquidazione si procede al pagamento dei debiti, alla riscossione dei crediti e al trasferimento del patrimonio che eventualmente resta dopo la procedura di liquidazione, secondo quanto stabilito dall’atto costitutivo e dallo statuto.


Giurisprudenza annotata

Competenza civile


La designazione convenzionale di un foro territoriale, anche ove coincidente con alcuno di quelli previsti dalla legge, assume carattere di esclusività solo in caso di pattuizione espressa, la quale, pur non dovendo rivestire formule sacramentali, deve comunque risultare da una inequivoca e concorde manifestazione di volontà delle parti volta ad escludere la competenza degli altri fori previsti dalla legge, sicché la clausola, con la quale venga stabilita la competenza di un determinato foro "per qualsiasi controversia", non è idonea ad individuare un foro esclusivo. Rigetta, Trib. Bergamo, 25/07/2013

(Cass Civ sez. VI  04 settembre 2014 n. 18707 ) 


 

La designazione convenzionale di un foro territoriale, anche se coincidente con uno di quelli previsti dalla legge, non attribuisce a tale foro carattere di esclusività in difetto di pattuizione espressa in tal senso, pattuizione che, pur non dovendo rivestire formule sacramentali, non può essere desunta in via di argomentazione logica da elementi presuntivi, dovendo, per converso, scaturire da una non equivoca e concorde manifestazione di volontà delle parti volta ad escludere la competenza degli altri fori previsti dalla legge. Ne discende che una clausola (nella specie di condizioni generali di contratto), con la quale sia stabilita la competenza di un certo foro «per qualsiasi controversia» è inidonea ad individuare un foro esclusivo, poiché a siffatte espressioni -in mancanza di una specificazione della volontà delle parti di considerare quest'ultimo come l'unico applicabile (come avrebbe potuto rivelare l'uso dell'aggettivo «esclusivo» o dell'avverbio «esclusivamente» o di altre espressioni consimili) - deve attribuirsi soltanto il significato di individuare l'ambito oggettivo di applicabilità di quel foro.

(Trib. Milano Sez VIII 9/10/2012 n 10973)

 

 

Vendita

La presenza di vizi nella cosa promessa in vendita legittima il promissario acquirente immesso nel possesso anticipato del bene oggetto del preliminare alla sospensione del pagamento del prezzo (inadimplenti non est adimplendum), a chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, nonché in alternativa, a cumulare alla richiesta della pronuncia costitutiva degli effetti della vendita non conclusa (art. 2932 c.c.) l'azione diretta all'esatto adempimento e, quindi, la richiesta di condanna dell'inadempiente all'eliminazione a sue spese dei vizi della cosa, indipendentemente dalle condizioni e termini di cui agli art. 1495 e 1497 c.c. per la garanzia dei vizi.

(Cass. Civ. Sez. II 1/10/1997 n. 9560)

 

 



 
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