codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2901 codice civile: Condizioni

Il creditore, anche se il credito è soggetto a condizione o a termine, può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni, quando concorrono le seguenti condizioni:

1) che il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l’atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento;

2) che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione (1).

Agli effetti della presente norma, le prestazioni di garanzia, anche per debiti altrui, sono considerate atti a titolo oneroso, quando sono contestuali al credito garantito (2).

Non è soggetto a revoca l’adempimento di un debito scaduto (3).

L’inefficacia dell’atto non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di revocazione (4).


Commento

Azione revocatoria: azione, denominata anche pauliana, concessa al creditore a salvaguardia dell’integrità del patrimonio del debitore [v. 2740], con l’effetto di rendere inefficace nei confronti del solo creditore che ha agito, l’atto di disposizione del patrimonio, compiuto dal debitore con la consapevolezza di ledere la garanzia del creditore.

 

(1) Presupposti di tale azione sono: a) un atto di disposizione, inteso però in senso ampio, e cioè non solo di dismissione della proprietà, ma anche di assunzione di obbligazioni verso i terzi o di costituzione di diritto reale di godimento o di garanzia; b) l’eventus, cioè il pregiudizio delle ragioni del creditore; c) il consilium fraudis, cioè la consapevolezza di ledere le ragioni del creditore; è necessaria anche la partecipatio fraudis del terzo, se l’atto è a titolo oneroso.

 

(2) Sono considerati atti a titolo oneroso anche le garanzie, quando risulti che il credito è sorto proprio perché era prevista anche la nascita della garanzia, quando cioè la garanzia era prevista sin dal momento della concessione del credito.

 

(3) I pagamenti fatti a creditori per debiti scaduti, non possono essere revocati, anche se si potesse provare l’intento del debitore di favorire un creditore invece di un altro.

 

(4) La revocatoria fa sì che l’atto compiuto dal debitore non sia efficace (produttivo di effetti) nei confronti del creditore che ha promosso l’azione. Si parla di inefficacia relativa (o inopponibilità) nel senso che il bene non rientra nel patrimonio del debitore, però il creditore potrà soddisfare il proprio diritto anche nei confronti di quel bene che fu venduto con frode.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Azione revocatoria

Va sospeso ex art. 295 c.p.c. il procedimento avente ad oggetto l'istanza - da parte di soggetti fideiussori - di illegittimità della iscrizione ipotecaria quando penda un giudizio in revocatoria ex art. 2901 c.c. dell'atto costitutivo del fondo patrimoniale promossa dalla banca creditrice nei confronti dei ricorrenti medesimi comportando l'eventuale accoglimento di detta azione quale effetto quello della restituzione al patrimonio del debitore dei beni ipotecati come se l'atto in questione non fosse mai stato compiuto.

Tribunale Mantova sez. I  10 febbraio 2015

 

L'atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche se compiuto da entrambi i coniugi, è atto a titolo gratuito e, come tale, soggetto ad azione revocatoria ordinaria ai sensi dell'art. 2901, primo comma, n. 1), cod. civ., ossia a conduzione che sussista la mera conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori (confermato, nella specie, l'accoglimento della domanda revocatoria proposta da un istituto di credito avverso il conferimento in un fondo patrimoniale dell'immobile coniugale, atteso che era emerso che il marito risultava titolare di quattro conti correnti, tutti con saldi debitori, ed obbligato per un prestito d'uso di 3 kg di oro. Era, quindi, decisivo il fatto che il bene immobile destinato al fondo patrimoniale fosse l'unico in proprietà dei coniugi, comportando così delle maggiori difficoltà di soddisfacimento per le ragioni creditorie).

Cassazione civile sez. VI  10 febbraio 2015 n. 2530  

 

In tema di azione revocatoria, sia l'azione revocatoria ordinaria che quella 'risarcitoria", vale adire quella volta ad ottenere la condanna al risarcimento del terzo che, dopo avere acquistato un bene dal debitore altrui, lo abbia rivenduto a terzi, possono essere proposte non solo da chi al momento dell'atto dispositivo era già titolare di un credito certo ed esigibile, ma anche dal titolare di un credito contestato o litigioso. Ne consegue che in quest'ultima ipotesi, quand'anche l'accertamento definitivo del credito avvenga in sede giudiziale successivamente alla stipula dell'atto pregiudizievole per il creditore, quest'ultimo per ottenere l'accoglimento della propria domanda revocatoria deve provare unicamente la "scientia fraudis" del terzo e non anche il "consilium fraudis".

Cassazione civile sez. III  10 febbraio 2015 n. 2477  

 

In tema di azione revocatoria ordinaria, non essendo richiesta, a fondamento dell'azione, la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda più incerta o difficile la soddisfazione del credito, l'onere di provare l'insussistenza di tale rischio, in ragione di ampie residualità patrimoniali, incombe, secondo i principi generali, al convenuto nell'azione di revocazione, che eccepisca la mancanza, per questo motivo, dell'eventus damni.

Cassazione civile sez. II  03 febbraio 2015 n. 1902

 

In tema di esperibilità dell'azione revocatoria ordinaria, requisito necessario e sufficiente è l'esistenza di un debito, non anche la sua concreta esigibilità. Ove venga prestata fideiussione per le future obbligazioni del debitore connesse all'apertura di conto corrente, gli atti di disposizione posti in essere successivamente all'apertura del credito ed alla prestazione della fideiussione, se consapevolmente pregiudizievoli per le ragioni creditorie, sono soggetti all'azione revocatoria (fattispecie relativa all'azione intrapresa da un istituto bancario nei confronti dell'atto di costituzione di fondo patrimoniale realizzato da una coppia di coniugi al fine di sottrarre la quasi totalità dei beni immobili di loro proprietà dalla garanzia fideiussoria che avevano precedentemente prestato a favore di una loro società, debitrice della banca).

Cassazione civile sez. III  27 gennaio 2015 n. 1450  

 

In tema di esercizio dell'azione revocatoria ordinaria, non è necessario che sussista il dolo specifico, e cioè la consapevole volontà del debitore di pregiudicare le ragioni del creditore; non occorre cioè la volontà del debitore (alla data di stipulazione) di contrarre debiti ovvero la consapevolezza da parte sua del sorgere della futura obbligazione o che l'atto dispositivo venga compiuto al fine di porsi in una situazione di totale o parziale impossidenza, in modo da precludere o rendere difficile al creditore l'attuazione coattiva del suo diritto.

Tribunale Arezzo  09 gennaio 2015 n. 26  

 

In tema di esercizio dell'azione revocatoria ordinaria, non è necessario che sussista il dolo specifico, e cioè la consapevole volontà del debitore di pregiudicare le ragioni del creditore; non occorre cioè la volontà del debitore (alla data di stipulazione) di contrarre debiti ovvero la consapevolezza da parte sua del sorgere della futura obbligazione o che l'atto dispositivo venga compiuto al fine di porsi in una situazione di totale o parziale impossidenza, in modo da precludere o rendere difficile al creditore l'attuazione coattiva del suo diritto.

Tribunale Arezzo  09 gennaio 2015 n. 26  

 

In tema di azione revocatoria ordinaria, allorché l'atto di disposizione sia successivo al sorgere del credito, l'unica condizione per l'esercizio della stessa è che il debitore fosse a conoscenza del pregiudizio delle ragioni del creditore e, trattandosi di atto a titolo oneroso, che di esso fosse consapevole il terzo, la cui posizione (per quanto riguarda i presupposti soggettivi dell'azione) è sostanzialmente analoga a quella del debitore (fattispecie relativa all'alienazione di un immobile da parte di una società in liquidazione).

Cassazione civile sez. III  30 dicembre 2014 n. 27546  

 

In tema di azione revocatoria ordinaria, qualora il pregiudizio arrecato al creditore sia costituito da una variazione qualitativa, e non quantitativa, del patrimonio del debitore, la conoscenza del pregiudizio in capo al terzo deve afferire a tale tipo di variazione. (Nell'affermare tale principio, la S.C. ha ritenuto che il giudicato interno formatosi sulla congruità del prezzo di vendita di un immobile fosse ininfluente sulla sussistenza del presupposto del "consilium fraudis", ove la riduzione delle garanzie patrimoniali del debitore a seguito dell'atto dispositivo trovasse causa nella diversa composizione qualitativa del patrimonio medesimo). Rigetta, App. Napoli, 31/01/2013

Cassazione civile sez. III  12 dicembre 2014 n. 26151  

 

Qualora uno dei coniugi, in regime di comunione legale dei beni, abbia da solo acquistato o venduto un bene immobile da ritenersi oggetto della comunione, il coniuge rimasto estraneo alla formazione dell'atto è litisconsorte necessario in tutte le controversie in cui si chieda al giudice una pronuncia che incida direttamente e immediatamente sul diritto dominicale, mentre non può ritenersi tale in quelle controversie in cui si chieda una decisione che incide direttamente e immediatamente sulla validità ed efficacia del contratto. Pertanto, in riferimento all'azione revocatoria, esperita ai sensi dell'art. 2901 c.c., non sussiste un ipotesi di litisconsorzio necessario, poiché detta azione non determina alcun effetto restitutorio né traslativo, ma comporta l'inefficacia relativa dell'atto rispetto al creditore, senza caducare, ad ogni altro effetto, l'atto di alienazione (nella specie, l'azione era stata esercitata da un istituto di credito per ottenere la revocatoria degli atti con i quali un suo debitore aveva trasferito un cespite immobiliare in favore della sorella, la quale si trovava in regime di comunione dei beni).

Cassazione civile sez. III  12 dicembre 2014 n. 26168  

 

In tema di azione revocatoria ordinaria, la prospettazione dell'anteriorità, ovvero della posteriorità del credito, rispetto all'atto dispositivo, muta radicalmente il thema decidendum ed il thema probandum della proposta azione revocatoria, dovendosi nell'un caso allegare e provare il dolo generico, e cioè la mera consapevolezza, da parte del debitore e del terzo, del danno che derivava dall'atto dispositivo, e nell'altro, invece, la ricorrenza del dolo specifico, e cioè la consapevole volontà del debitore e del terzo di pregiudicare le ragioni del creditore futuro.

Cassazione civile sez. I  04 dicembre 2014 n. 25658  

 

In tema di azione revocatoria, la consapevolezza dell'evento dannoso da parte del terzo contraente - prevista quale condizione dell'azione dall'art. 2901, comma 1 n. 2, c.c. - consiste nella generica conoscenza del pregiudizio che l'atto posto in essere dal debitore può arrecare alle ragioni dei creditori, non essendo necessaria la collusione tra terzo e debitore. Tuttavia, nel caso di contratto preliminare di compravendita a seguito del quale il promittente-venditore abbia alienato il bene oggetto del preliminare ad un diverso soggetto, la prova che l'acquirente dell'immobile fosse a conoscenza del precedente contratto preliminare non è sufficiente, essendo necessaria la prova della sua partecipazione alla dolosa preordinazione dell'alienante, consistente nella specifica intenzione di pregiudicare la garanzia del futuro credito. Rigetta, App. Venezia, 18/05/2011

Cassazione civile sez. VI  03 dicembre 2014 n. 25614  

 

Colui che ha acquistato un bene, oggetto di azione revocatoria (fallimentare, nella specie), dal subacquirente del medesimo bene, non è legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza che abbia accolto la domanda, atteso che egli non assume le condizioni di successore a titolo particolare ex art. 111 cod. proc. civ., ma quella di ulteriore terzo subacquirente, poiché non ha ricevuto il diritto controverso - come sarebbe se gli fosse stato ceduto il contratto di (sub)acquisto - ma l'immobile oggetto dei plurimi negozi avvenuti in successione. Dichiara inammissibile, App. Venezia, 31/01/2007

Cassazione civile sez. I  19 novembre 2014 n. 24655  

 

In tema di azione revocatoria, va ricordato che la definizione dell'eventuale controversia sull'accertamento del credito non costituisce l'antecedente logico­giuridico indispensabile della pronuncia sulla domanda revocatoria, ragion per cui il giudizio relativo a tale domanda non sarà soggetto a sospensione necessaria ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., non ponendosi, neanche in via generale, il conflitto pratico tra giudicati che tale norma intende evirare; l'accertamento svolto "incidenter tantum" dal giudice dell'azione revocatoria in ordine al credito contestato è, infatti, esclusivamente finalizzato ad ottenere l'inefficacia dell'atto pregiudizievole alle ragioni del creditore, ma non costituisce titolo sufficiente per procedere ad esecuzione nei confronti del terzo acquirente.

Tribunale Milano sez. II  05 settembre 2014 n. 10777  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti