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Art. 2902 codice civile: Effetti

Il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia, può promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell’atto impugnato.

Il terzo contraente, che abbia verso il debitore ragioni di credito dipendenti dall’esercizio dell’azione revocatoria, non può concorrere sul ricavato dei beni che sono stati oggetto dell’atto dichiarato inefficace, se non dopo che il creditore è stato soddisfatto.


Commento

Azione esecutiva: diritto di provocare coattivamente l’applicazione di misure o mezzi esecutivi diretti a soddisfare concretamente il diritto esercitato: ad esempio, attraverso la vendita giudiziale di un bene del debitore, il creditore potrà soddisfarsi sul ricavato della vendita stessa.

 

Azione conservativa: azione rivolta ad ottenere misure per la conservazione dell’integrità del patrimonio del debitore, nei limiti dell’ammontare del credito, per consentire al creditore di far valere coattivamente le proprie ragioni.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

In forza del disposto di cui all’art. 2902 c.c. , il vittorioso esperimento di una azione revocatoria ordinaria non è idoneo a determinare alcun effetto restitutorio rispetto al patrimonio del disponente, né tantomeno alcun effetto direttamente traslativo in favore dei creditori e comporta soltanto la inefficacia dell’atto rispetto ai creditori procedenti , rendendo il bene alienato assoggettabile all’azione esecutiva , senza in alcun modo caducare, ad ogni altro effetto, l’avvenuta disposizione.

Tribunale Roma sez. XI  27 maggio 2013 n. 11548  

 

L'accoglimento dell'azione revocatoria, così come si desume dagli art. 2901 e 2902 c.c., non comporta affatto l'invalidità dell'atto di disposizione sui beni e il rientro di questi nel patrimonio del debitore alienante, bensì l'inefficacia dell'atto stesso soltanto nei confronti del creditore che agisce per ottenerla, con conseguente possibilità per quest'ultimo, e solo per lui, di promuovere azioni esecutive o conservative su quei beni contro i terzi acquirenti, pur divenutine validamente proprietari.

Cassazione civile sez. III  15 febbraio 2011 n. 3676  

 

Il vittorioso esperimento dell'azione revocatoria (ordinaria o) fallimentare non determina alcun effetto restitutorio rispetto al patrimonio del disponente, nè alcun effetto direttamente traslativo nei confronti dei creditori, bensì soltanto l'inefficacia dell'atto rispetto ai creditori procedenti, rendendo il bene alienato, o comunque oggetto di atti dispositivi, assoggettabile all'azione esecutiva, senza in alcun modo caducare, ad ogni altro effetto, l'avvenuta disposizione; ne consegue che, qualora nelle more del giudizio inteso alla revoca del contratto di locazione di un immobile questo venga alienato, viene meno per il fallimento la possibilità di sottoporre ad esecuzione concorsuale l'immobile libero dalla locazione (realizzando così l'eventuale maggiore prezzo) e viene perciò a mancare l'interesse della procedura rispetto alla dichiarazione di inefficacia del contratto, essendo peraltro possibile, per il fallimento, chiedere in giudizio la condanna del convenuto in revocatoria al pagamento dell'equivalente monetario corrispondente all'eventuale minor valore del bene alienato gravato da locazione.

Cassazione civile sez. I  21 giugno 2000 n. 8419

 

 

Effetti dell'azione revocatoria

L'interesse del creditore ad agire in revocatoria sussiste anche quando il bene oggetto dell'atto di cui si chiede la revoca non sia più nella disponibilità dell'acquirente, per essere stato da questo alienato a terzi con atto trascritto anteriormente alla trascrizione dell'atto di citazione in revocatoria. Anche in tal caso, infatti, l'eventuale accoglimento dell'azione revocatoria consentirà all'attore di promuovere nei confronti del convenuto le azioni di risarcimento del danno o di restituzione del prezzo dell'acquisto, e ciò quand'anche le relative domande non siano state formulate congiuntamente alla domanda revocatoria, potendo queste ultime essere formulate anche successivamente.

Cassazione civile sez. III  06 agosto 2010 n. 18369  

 

La disposizione contenuta nel comma 3 dell'art. 2901 c.c., in forza della quale non è soggetto a revoca l'adempimento di un debito scaduto, ha la sua ragione nella natura di atto dovuto della prestazione del debitore, una volta che si siano verificati gli effetti della mora, ex art. 1219 c.c., e non nell'assenza di una diminuzione della sua garanzia patrimoniale generale. Tale norma, pertanto, non è applicabile, né in via di interpretazione estensiva, né per analogia, alla concessione di ipoteca per debito già scaduto, che è negozio di disposizione patrimoniale, ed è quindi aggredibile con azione revocatoria ai sensi degli art. 2901 e 2902 c.c..

Cassazione civile sez. III  16 marzo 2010 n. 6321  

 

A norma dell’art. 2902, c.c., l’esperimento vittorioso dell’azione revocatoria determina l’inefficacia dell’atto revocato nei confronti del solo creditore che l’abbia esperita, ma non ha effetto restitutorio del bene nel patrimonio del debitore alienante, con la conseguenza che i creditori dell’acquirente ben possono soddisfarsi sul bene “staggito”, in quanto facente parte del patrimonio del loro debitore.

Tribunale Bari sez. II  04 marzo 2009

 

Nel giudizio in cui sia stata esercitata l'azione revocatoria, il debitore alienante è litisconsorte necessario del convenuto terzo acquirente, poiché l'accoglimento della domanda comporta, per effetto dell'assoggettamento del terzo alle azioni esecutive sul bene oggetto dell'atto di disposizione impugnato, l'acquisto da parte di costui di ragioni di credito verso l'alienante, nonché, oltre ad altri effetti immediati e diretti (quali l'obbligo della restituzione di prezzo a seguito della evizione della cosa), postula nei confronti del debitore l'accertamento della sua frode e dell'esistenza del credito.

Cassazione civile sez. II  10 dicembre 2008 n. 29032

 

Al fine dell'azione revocatoria è sufficiente anche una mera diminuzione qualitativa, oltre che quantitativa, del patrimonio del debitore, come la costituzione di vincoli reali tali da rendere più difficoltosa, e nel contempo con minore possibilità di utile esercizio, l'esecuzione forzata che la creditrice intende azionare per la tutela delle proprie ragioni. Né alcuna importanza può avere ai fini del processo l'entità del credito che l'attrice intende veder soddisfatto ex art. 2902 c.c. all'esito dell'azione pauliana esercitata, bastando la sussistenza di un credito rimasto insoluto e non onorato dalla debitrice.

Tribunale Milano sez. II  30 gennaio 2008 n. 1271

 

L'azione revocatoria, essendo diretta a conservare nella sua integrità la garanzia generica assicurata al creditore del patrimonio del debitore, ove esperita vittoriosamente, non travolge l'atto di disposizione posto in essere dal debitore ma ne determina semplicemente l'inefficacia nei confronti del creditore, al fine di consentire a quest'ultimo solo l'esercizio dell'azione esecutiva diretta alla realizzazione del credito. L'azione non può essere pertanto esercitata dall'assegnatario della casa familiare, di proprietà del coniuge, al fine di inibire la consegna dell'immobile al soggetto che l'aveva acquistato da quest'ultimo. (Cassa App. Venezia 28 marzo 2002).

Cassazione civile sez. II  22 maggio 2007 n. 11830  

 



 
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