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Art. 2904 codice civile: Rinvio

Sono salve le disposizioni sull’azione revocatoria in materia fallimentare e in materia penale.


Giurisprudenza annotata

Rinvio

In tema di azione revocatoria ordinaria proposta nei confronti del terzo che ha acquistato dal soggetto convenuto nell’azione revocatoria fallimentare, pur dovendosi riconoscere che la revocatoria ordinaria e quella fallimentare presentano identità sostanziale e funzionale, come è confermato sia dalla norma di collegamento dell’art. 2904 c.c. che da quella speculare dell’art. 66, comma 1, L.F., deve ritenersi che l’art. 67 di tale legge, non facendo alcun riferimento alla sorte dei diritti di coloro che abbiano subacquistato dal primo acquirente dal debitore fallito, è inapplicabile agli atti di acquisto di tali subacquirenti. La posizione di costoro, invece, resta regolata dalla disciplina dell’azione revocatoria ordinaria e, quindi, dalla norma dell’ultimo comma dell’art. 2901 c.c., che fa salvi i diritti subacquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, con la conseguenza che i subacquirenti a titolo oneroso da chi abbia acquistato dal fallito restano esposti all’esercizio da parte del curatore di detta azione ove abbiano acquistato in mala fede (come nella specie) e subiscono l’effetto pregiudizievole dell’inefficacia dell’atto intervenuto fra il debitore fallito ed il suo avente causa diretto e loro dante causa. La relativa azione, sotto il profilo della prova della malafede del subacquirente, non trovando applicazione l’art. 67 (ed in particolare la presunzione di cui al comma 1 di tale norma e la correlata inversione dell’onere della prova), resta soggetta alle normali regole della revocatoria ordinaria e, pertanto, incombe al curatore (che ha l’onere di dare dimostrazione dei fatti costitutivi dell’azione, secondo la normale regola di cui all’art. 2697 c.c.), dare la prova della suddetta mala fede, da individuarsi nella consapevolezza, da parte del subacquirente, della circostanza che l’atto di acquisto intervenuto fra il suo dante causa ed il debitore fallito era revocabile ai sensi dell’art. 67 L.F.

Tribunale Torre Annunziata sez. fallimentare  15 ottobre 2013

 

L'elemento centrale del rapporto di lavoro subordinato, desumibile dall'art. 2094 c.c., è ravvisabile nella collaborazione nell'impresa alle dipendenze e sotto la direzione del datore di lavoro. La collaborazione, peraltro comune anche ad altre tipologie contrattuali, descrive il fenomeno della partecipazione del lavoratore all'attività del datore di lavoro e si concretizza nell'inserimento del primo nell'organizzazione produttiva del secondo.

Tribunale Bari sez. lav.  04 luglio 2013 n. 8910  

 

Pur presentando la revocatoria ordinaria e quella fallimentare identità sostanziale e funzionale, come confermato sia dalla norma di collegamento dell'art. 2904 c.c. che da quella speculare dell' art. 66, comma 1 l. fall., deve ritenersi che l'art. 67 della stessa l. fall., non facendo alcun riferimento alla sorte dei diritti di coloro che abbiano subacquistato dal primo acquirente dal debitore fallito, è inapplicabile agli atti di acquisto di tali subacquirenti. La posizione di costoro, invece, resta regolata dalla disciplina dell'azione revocatoria ordinaria e, quindi, dalla norma dell'ultimo comma dell'art. 2901 c.c., che fa salvi i diritti subacquistati a tiolo oneroso dai terzi di buona fede.

Cassazione civile sez. I  07 maggio 2009 n. 10541  

 

Il termine di prescrizione dell'azione revocatoria fallimentare corrisponde al termine quinquennale previsto dall'art. 2903 c.c. per l'azione revocatoria ordinaria, per effetto del rinvio operato dall'art. 2904 c.c.

Tribunale S.Maria Capua V.  25 febbraio 2005

 

Pur dovendosi riconoscere che la revocatoria ordinaria e quella fallimentare presentano identità sostanziale e funzionale, come è confermato sia dalla norma di collegamento dell'art. 2904 c.c. che da quella speculare dell'art. 66, comma 1, l. fall., deve ritenersi che l'art. 67 di tale legge, non facendo alcun riferimento alla sorte dei diritti di coloro che abbiano subacquistato dal primo acquirente dal debitore fallito, è inapplicabile agli atti di acquisto di tali subacquirenti. La posizione di costoro, invece, resta regolata dalla disciplina dell'azione revocatoria ordinaria e, quindi, dalla norma dell'ultimo comma dell'art. 2901 c.c., che fa salvi i diritti subacquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, con la conseguenza che i subacquirenti a titolo oneroso da chi abbia acquistato dal fallito restano esposti all'esercizio da parte del curatore di detta azione ove abbiano acquistato in mala fede e subiscono l'effetto pregiudizievole dell'inefficacia dell'atto intervenuto fra il debitore fallito ed il suo avente causa diretto e loro dante causa. La relativa azione, sotto il profilo della prova della malafede del subacquirente, non trovando applicazione l'art. 67 (ed in particolare la presunzione di cui al comma 1 di tale norma e la correlata inversione dell'onere della prova), resta soggetta alle normali regole della revocatoria ordinaria e, pertanto, incombe al curatore (che ha l'onere di dare dimostrazione dei fatti costitutivi dell'azione, secondo la normale regola di cui all'art. 2697 c.c.), dare la prova della suddetta mala fede, da individuarsi nella consapevolezza, da parte del subacquirente, della circostanza che l'atto di acquisto intervenuto fra il suo dante causa ed il debitore fallito era revocabile ai sensi dell'art. 67 l. fall.

Cassazione civile sez. I  28 agosto 2004 n. 17214  

 

Il curatore fallimentare è legittimato all'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria, ai sensi degli art. 66 l. fall., 2904 e 2901 comma ultimo c.c., nei confronti del terzo subacquirente della società fallita (nel caso di specie: sub-cessionario di contratto di locazione finanziaria), applicandosi le norme generali sull'azione revocatoria ordinaria, in mancanza di disposizioni speciali in materia fallimentare.

Tribunale Milano  25 febbraio 2004

 

Pur dovendosi riconoscere che la revocatoria ordinaria e quella fallimentare presentano identità sostanziale e funzionale, come è confermato sia dalla norma di collegamento dell'art. 2904 c.c. che da quella speculare dell'art. 66, comma 1, l. fall., deve ritenersi che l'art. 67 di tale legge, non facendo alcun riferimento alla sorte dei diritti di coloro che abbiano subacquistato dal primo acquirente del debitore fallito, è inapplicabile agli atti di acquisto di tali subacquirenti. La posizione di costoro, invece, resta regolata dalla disciplina dell'azione revocatoria ordinaria e, quindi, dalla norma dell'ultimo comma dell'art. 2901 c.c., che fa salvi i diritti subacquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, con la conseguenza che i subacquirenti a titolo oneroso da chi abbia acquistato dal fallito restano esposti all'esercizio da parte del curatore di detta azione ove abbiano acquistato in mala fede e subiscono l'effetto pregiudizievole dell'inefficacia dell'atto intervenuto fra il debitore fallito ed il suo avente causa diretto e loro dante causa. La relativa azione, sotto il profilo della prova della malafede del subacquirente, non trovando applicazione l'art. 67 ed in particolare la presunzione di cui al comma 1 di tale norma e la correlata inversione dell'onere della prova, resta soggetta alle normali regole della revocatoria ordinaria e, pertanto, incombe al curatore (che ha l'onere di dare dimostrazione dei fatti costitutivi dell'azione, secondo la normale regola di cui all'art. 2697 c.c.), dare la prova della suddetta mala fede, che si individua nella consapevolezza, da parte del subacquirente, della circostanza che l'atto di acquisto intervenuto fra il suo dante causa ed il debitore fallito era revocabile ai sensi dell'art. 67 l. fall.

Cassazione civile sez. I  03 settembre 1999 n. 9271



 
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