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Art. 2906 codice civile: Effetti

Non hanno effetto in pregiudizio del creditore sequestrante le alienazioni e gli altri atti che hanno per oggetto la cosa sequestrata, in conformità delle regole stabilite per il pignoramento (1).

Non ha parimenti effetto in pregiudizio del creditore opponente il pagamento eseguito dal debitore, qualora l’opposizione sia stata proposta nei casi e con le forme stabilite dalla legge (2).


Commento

(1) Tuttavia, se il bene sequestrato è un bene mobile, l’acquisto del bene stesso prevale sul sequestro quando il terzo ne abbia acquistato il possesso in buona fede.

 

(2) Il sequestro conservativo non priva il debitore del diritto di disporre del bene, ma determina una inefficacia relativa delle eventuali alienazioni o di altri atti di disposizione della cosa sequestrata, nei confronti del creditore sequestrante. Il debitore sequestrato potrà, pertanto, esercitare le azioni a difesa della proprietà del bene.


Giurisprudenza annotata

Effetti del sequestro conservativo

Richiesto dal creditore il sequestro conservativo di un bene del debitore, solo in seguito da costui alienato ad un terzo, sussistono le condizioni per l'applicazione dell'art. 2906 cod. civ., che di tale alienazione stabilisce l'inefficacia in pregiudizio del creditore sequestrante, mentre è inconferente l' art. 2905 cod. civ., che disciplina l'ipotesi della richiesta di sequestro nei confronti del terzo dopo l'alienazione del debitore, per garantire al creditore gli effetti dell'azione pauliana già esperita. Pertanto, nell'ipotesi di cui all'art. 2906 cod. civ., il creditore - trascritto, anteriormente all'atto di alienazione, il provvedimento di sequestro, ottenuta la convalida dello stesso e la condanna al pagamento del credito tutelato - può procedere all'espropriazione del bene sequestrato anche nei confronti del terzo acquirente, difettando, quindi, l'interesse all'esperimento dell'azione revocatoria, volta ad assicuragli un risultato (impedire la fraudolenta diminuzione della garanzia patrimoniale generica), già assicurato dal sequestro. Rigetta, App. Taranto, 15/05/2006

Cassazione civile sez. III  20 agosto 2013 n. 19216  

 

La convalida del sequestro conservativo "ante causam" - già prevista dall'art. 680 c.p.c. (applicabile "ratione temporis" alla fattispecie) abrogata dall'art. 89 l. 26 novembre 1990 n. 353 - presuppone l'accertamento giudiziale del credito azionato, sicché integra il vizio di omessa pronuncia la decisione del giudice della convalida che, pur senza rigettare la domanda di condanna nel merito avanzata dal creditore, nulla statuisca specificamente in ordine all'esistenza del suo diritto. Ricorrendo tale evenienza, costituisce onere del creditore - che intenda poi avvalersi, rispetto a terzi acquirenti i beni sequestrati, del disposto dell'art. 2906 c.c., in base al quale l'acquisto deve considerarsi "tamquam non esset" - proporre impugnazione per far valere l'omissione, essendo per contro inammissibile la domanda proposta, in tale sede, nei confronti dei predetti terzi acquirenti (già chiamati in causa nel corso del giudizio di convalida) e finalizzata alla formazione di un titolo esecutivo verso di essi, e ciò in ragione sia del loro difetto di legittimazione passiva, che dell'impossibilità di iniziare l'esecuzione sui beni sequestrati in assenza della conversione del sequestro in pignoramento, ai sensi dell'art. 686 c.p.c., e del compimento, nei confronti del debitore originario, degli adempimenti di cui all'art. 156 disp. att. c.p.c. Rigetta, App. Torino, 19/05/2006

Cassazione civile sez. III  18 aprile 2013 n. 9455  

 

Il sequestro conservativo, a norma dell'art. 686 c.p.c., si converte automaticamente in pignoramento quando il creditore sequestrante ottenga "sentenza di condanna esecutiva", ma solo nei limiti del credito per il quale è intervenuta la condanna e non anche per l'importo, eventualmente maggiore, fino al quale il sequestro è stato autorizzato, perché gli effetti che l'art. 2906 c.c. riconosce in favore del creditore sequestrante sono equiparati a quelli che lo stesso otterrebbe in caso di pignoramento. Né, per l'importo per il quale non è intervenuta condanna esecutiva, il sequestro può conservare efficacia in quanto non ricorre alcuna delle ipotesi di cui all'art. 669 novies c.p.c., atteso che in tema di conversione del sequestro in pignoramento la norma di riferimento è esclusivamente l'art. 686 c.p.c. (In applicazione di questo principio, la S.C. ha escluso l'opponibilità ad altro creditore, che aveva successivamente iscritto ipoteca sui medesimi beni, del sequestro ottenuto a tutela di un credito per un importo maggiore rispetto a quello successivamente oggetto di condanna, anche se accertato nella medesima sede come esistente nella misura più ampia, rilevando che, per questa parte, la sentenza non costituisce titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.).

Cassazione civile sez. III  28 giugno 2012 n. 10871

 

In tema di sequestro conservativo presso terzi, la conversione in pignoramento, ai sensi dell'art. 686 c.p.c., implica che il vincolo di indisponibilità dei beni sequestrati, di cui all'art. 2906 c.c., persista a carico del terzo, già autore della dichiarazione positiva resa ex art. 547 c.p.c., nonostante questi ne abbia disposto, adempiendo alla prestazione di restituzione di detti beni nei confronti del proprio creditore, successivamente esecutato, con ciò violando l'intimazione a non disporne senza ordine del giudice; detta inefficacia opera sia nei confronti del creditore sequestrante e, poi, pignorante (e, nella specie, in favore dell'avente causa di questi), sia a favore dell'ulteriore creditore, intervenuto in via surrogatoria, con susseguente assegnazione in sede esecutiva, ai sensi dell'art. 511 c.p.c.

Cassazione civile sez. III  07 febbraio 2012 n. 1689  

 

Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stato trascritto da un creditore il sequestro conservativo su un bene immobile, successivamente ceduto dal debitore ad un terzo, con acquisto trascritto anteriormente alla conversione della misura cautelare in pignoramento, a seguito dell'inizio dell'espropriazione forzata sul predetto bene ed a norma dell'art. 107 l. fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, che perde ogni potere di impulso ai sensi dell'art. 51 l. fall., e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento del curatore o un provvedimento di sostituzione del giudice dell'esecuzione; se il curatore interviene nell'esecuzione, si realizza un feno meno di subentro nel processo, come manifestazione del più generale potere di disposizione dei beni del fallito ex art. 31 della legge fall., ma non una vera e propria sostituzione processuale ex art. 81 c.p.c., potendo perciò il curatore giovarsi degli effetti sostanziali e processuali del solo pignoramento, ex art. 2913 c.c., ma non sostituirsi nelle posizioni giuridiche processuali strettamente personali del creditore istante, dalle quali non deriva i propri poteri, che, invece, hanno fonte nella legge fallimentare. Ne consegue che mentre al curatore, come partecipante alla medesima esecuzione che con lui prosegue, sono inopponibili gli atti pregiudizievoli trascritti successivamente al pignoramento, egli non può giovarsi della inopponibilità degli atti che hanno per oggetto la cosa sequestrata in quanto tale, trattandosi di effetti di cui si avvantaggia, ex art. 2906 c.c., solo il creditore sequestrante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto opponibile al curatore fallimentare, intervenuto nell'esecuzione in precedenza promossa, il trasferimento immobiliare trascritto dal terzo dopo il sequestro ma prima della sua conversione in pignoramento).

Cassazione civile sez. I  11 dicembre 2009 n. 25963  

 

In tema di revocatoria fallimentare, è opponibile alla massa dei creditori l'acquisizione al patrimonio dello Stato a titolo originario, per effetto della sopravvenuta confisca del bene disposta in un procedimento di prevenzione antimafia, ove il sequestro di prevenzione, che necessariamente precede la confisca, sia stato trascritto in data anteriore alla dichiarazione di fallimento. In tale ipotesi, infatti, gli effetti della confisca retroagiscono al momento del sequestro, secondo la ratio dell'art. 2906 c.c., che estende al creditore sequestrante la tutela riservata al creditore pignorante.

Cassazione civile sez. I  07 febbraio 2007 n. 2718  

 

L'art. 2916 n. 1, dettato in relazione agli effetti del pignoramento ed applicabile al sequestro conservativo ai sensi dell'art. 2906 c.c., non sancisce il divieto di iscrivere ipoteche (anche giudiziali), ma stabilisce che "nella distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione" non si tenga conto delle ipoteche iscritte dopo il pignoramento (o il sequestro). Da ciò deriva che l'ipoteca iscritta dopo il pignoramento o sequestro conservativo non è nulla, ma introduttiva di effetti nella distribuzione della somma ricavata e nel caso di sequestro l'improduttività di effetti dell'ipoteca successiva è limitata ai creditori sequestranti giacché tale misura cautelare dà vita a un vincolo "a porta-chiusa".

Cassazione civile sez. II  01 marzo 1995 n. 2302  



 
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