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Art. 2908 codice civile: Effetti costitutivi delle sentenze

Nei casi previsti dalla legge, l’autorità giudiziaria può costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici, con effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa (1).


Commento

(1) La decisione del giudice, che sia stato adito dalle parti per risolvere una controversia, può avere triplice natura: di mero accertamento, quando si limita ad affermare l’esistenza di una data situazione giuridica; di condanna, quando condanna una parte ad un certo comportamento; costitutiva, quando modifica una situazione preesistente.


Giurisprudenza annotata

Effetti costitutivi delle sentenze

L'anticipazione in via provvisoria, ai fini esecutivi, degli effetti discendenti da statuizioni condannatorie contenute in sentenze costitutive, non è consentita, essendo necessario il passaggio in giudicato, soltanto nei casi in cui la statuizione condannatoria è legata all'effetto costitutivo da un vero e proprio nesso sinallagmatico (come nel caso di condanna al pagamento del prezzo della compravendita nella sentenza sostitutiva del contratto definitivo non concluso); è invece consentita quando la statuizione condannatoria è meramente dipendente dall'effetto costitutivo, essendo detta anticipazione compatibile con la produzione dell'effetto costitutivo nel momento temporale successivo del passaggio in giudicato (come nel caso di specie riguardante la condanna di un istituto di credito alla restituzione delle somme di denaro ricevute da un istituto di credito a seguito di atti solutori dichiarati inefficaci ai sensi dell'art. 67 legge fall.).

Cassazione civile sez. I  29 luglio 2011 n. 16737  

 

In caso di sentenza costitutiva degli effetti del contratto non concluso, che non abbia subordinato l'effetto traslativo ad alcuna condizione, la mancata enunciazione di una condanna non osta al rilascio, rientrando appieno tale pretesa nel contenuto del diritto di proprietà previsto dall'art. 832 c.c.

Tribunale Venezia  26 aprile 2010

 

In caso di sentenza costitutiva degli effetti del contratto non concluso, è esclusa l'esecutività provvisoria della condanna implicita del promittente venditore al rilascio dell'immobile, poiché il trasferimento della proprietà è condizionato al passaggio in giudicato della sentenza.

Cassazione civile sez. un.  22 febbraio 2010 n. 4059  

 

Nell'art. 9 l. 18 giugno 1998 n. 192, è stabilito il divieto dell'interruzione arbitraria delle relazioni commerciali, così come del rifiuto di vendere o acquistare, la cui violazione costituisce fonte di obbligazione risarcitoria a carico del contraente "forte", ma non prevede affatto alcun obbligo specifico a contrarre, che, una volta costituito per ordine del giudice, possa essere eseguito coattivamente, nè tanto meno che possa essere addirittura anticipato coattivamente negli effetti mediante la richiesta cautela. Invero, appare arduo trasformare un provvedimento inibitorio, che per definizione comporta l'imposizione di un obbligo di non fare, in un provvedimento che, in spregio a quanto disposto dall'art. 2908 c.c., costituisca un rapporto giuridico al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge (2932 c.c., 2597 c.c.,) ovvero che imponga in via cautelare un obbligo di fare, quale è quello di prestare il proprio consenso per la conclusione di un contratto che, per il suo carattere di infungibilità, non è peraltro coercibile e quindi suscettibile di esecuzione forzata.

Tribunale Bari sez. II  11 ottobre 2004

 

La compromissione in arbitri di una controversia non è incompatibile con la natura costitutiva dell'azione esercitata, non essendovi alcuna norma di diritto positivo, né alcun principio generale dell'ordinamento che, nella materie non sottratte all'arbitrato, precluda agli arbitri di pronunciare decisioni aventi effetti costitutivi. In tal senso l'orientamento prevalente della Corte di cassazione la quale, con sent. n. 10932 dell'8.8.2001, ha riconosciuto agli arbitri - in analogia a quanto disposto dall'art. 2908 c.c. per l'autorità giudiziaria - il potere di pronunciare decisioni intese a costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici tra le parti e, quindi, di rendere sentenze costitutive, con la conseguenza che rientra nei loro poteri anche la pronuncia di una decisione volta a dare esecuzione, in forma specifica ai sensi dell'art. 2932 c.c., all'obbligo di contrarre assunto con un contratto preliminare, ovvero di trasferire un determinato diritto, in adempimento di un'obbligazione precedentemente contratta.

Tribunale Padova  27 agosto 2004 n. 2205  

 

Gli effetti delle pronunce costitutive di annullamento retroagiscono al momento di proposizione della domanda giudiziale ogni volta in cui la decisione giudiziale di annullamento abbia la funzione di ripristinare una situazione giuridica preesistente mediante la ricostituzione di un rapporto giuridico venuto meno a causa di un comportamento riconosciuto contrario alla legge.

Corte appello Cagliari  30 gennaio 2004

 

Nell'arbitrato rituale il lodo può costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici tra le parti analogamente a quanto disposto per la sentenza dall'art. 2908 c.c., nonché dare esecuzione in forma specifica all'obbligo a contrarre a norma dell'art. 2932 c.c.

Collegio arbitrale  23 ottobre 2003

 

Il principio generale dell'ordinamento, desumibile dagli art. 2907, 2908 e 2909 c.c., in base al quale il giudizio di cognizione è diretto all'accertamento di una situazione giuridica preesistente, per cui la pronuncia giurisdizionale di accoglimento della domanda, con conseguente condanna della controparte al compimento di una determinata prestazione, si riferisce normalmente alle prestazioni dovute fino al momento della proposizione della domanda medesima e non a quelle relative ad un periodo successivo, è applicabile anche ai rapporti che si protraggono nel tempo, in relazione ai quali la pronuncia giudiziale trova necessariamente il suo limite nelle prestazioni maturate fino al giorno della proposizione della domanda davanti al giudice di primo grado.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. V  15 maggio 2003 n. 5805

 



 
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