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Art. 2909 codice civile: Cosa giudicata

L’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa.

 


Commento

Cosa giudicata: accertamento di fatti, situazioni, rapporti oggetto di una sentenza passata in giudicato: la decisione del giudice, contenuta in una sentenza su cui sia intervenuto il cd. giudicato formale è immodificabile e si impone alle parti come regola incontestabile del loro rapporto sostanziale (cd. giudicato sostanziale).

 


Giurisprudenza annotata

Cosa giudicata

Ai sensi dell'art. 2909 c.p.c., l'accertamento contenuto nella sentenza non estende i suoi effetti a terzi né può essere, quindi, vincolante per questi ultimi; tuttavia, il giudicato può spiegare efficacia riflessa anche nei confronti di soggetti estranei al rapporto processuale, quando questi siano titolari di un diritto dipendente dalla situazione definita in quel processo o, comunque, di un diritto subordinato a tale situazione (nella specie, relativamente alla legittimità del licenziamento intimato dalla società distaccante ad un dipendente distaccato, la Corte ha ritenuto che a nulla rilevava la sentenza passata in giudicato che aveva accertato l'insussistenza dei danni lamentati dalla società fruitrice e causati da condotte scorrette poste in essere dal lavoratore distaccato che costituivano le ragioni del licenziamento).

Cassazione civile sez. lav.  08 gennaio 2015 n. 57  

 

La pronuncia "in rito" dà luogo soltanto al giudicato formale, con la conseguenza che essa produce effetto limitato al solo rapporto processuale nel cui ambito è emanata e, pertanto, non è idonea a produrre gli effetti del giudicato in senso sostanziale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la pronuncia d'inammissibilità della domanda di risarcimento danni da circolazione stradale per mancato rispetto dello "spatium deliberandi" accordato all'assicurazione ex art. 22 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, costituisce giudicato formale, e non preclude la riproposizione in altro giudizio). Cassa con rinvio, Trib. Roma, 15/04/2010

Cassazione civile sez. III  16 dicembre 2014 n. 26377  

 

La statuizione su una questione di rito (nella specie, sulla questione di proponibilità della domanda costituita dal rispetto dello spatium deliberandi previsto dall'art. 22 della legge n. 990 del 1969), dando luogo soltanto al giudicato formale, ha effetto limitato al rapporto processuale nel cui ambito è emanata e, non essendo idonea a produrre gli effetti del giudicato in senso sostanziale, non preclude la riproposizione della domanda in altro giudizio.

Cassazione civile sez. III  16 dicembre 2014 n. 26377  

 

In materia tributaria, l'efficacia espansiva del giudicato esterno non incontra ostacolo - non solo per l'obbligazione, ma anche per l'illecito tributario - nell'autonomia dei periodi di imposta allorché, assumendo un elemento della fattispecie un carattere tendenzialmente permanente, sussista quel presupposto della "invarianza nel tempo", che ne costituisce il momento condizionante. (Nell'enunciare il suddetto principio, la S.C. ha ritenuto che la qualificazione giuridica del contratto ed il conseguente accertamento della non imponibilità, ai fini I.V.A., delle relative prestazioni, compiuto con sentenza passata in giudicato per un determinato periodo d'imposta, nel giudizio avente ad oggetto il tributo, esplichi i suoi effetti anche nel giudizio avente ad oggetto l'illecito tributario, consistente nell'omesso pagamento, perpetrato in altro periodo d'imposta, in quanto la qualificazione giuridica del contratto, da cui dipende la configurabilità dell'illecito, integra un elemento invariabile del rapporto). Rigetta, Comm. Trib. Reg. Lombardia, 13/12/2007

Cassazione civile sez. trib.  05 dicembre 2014 n. 25762  

 

Una lite è coperta dall'efficacia di giudicato di una precedente sentenza resa tra le stesse parti qualora il giudizio introdotto per secondo investa un identico rapporto giuridico rispetto a quello che ha già formato oggetto del primo. Ne consegue che il giudicato non si estende al principio di diritto affermato in una diversa controversia, quantunque in forza di asseriti medesimi presupposti di fatto, ove siano investite singole questioni di fatto o di diritto. (In applicazione del principio, la S.C. ha escluso che la sentenza passata in giudicato con la quale la commissione tributaria regionale aveva accertato la non debenza del contributo consortile per un determinato anno d'imposta e con riferimento a determinati immobili, facesse stato nella controversia avente ad oggetto i medesimi immobili e le stesse parti per un diverso anno d'imposta). Rigetta, Comm. Trib. Reg. della Campania, 08/05/2012

Cassazione civile sez. trib.  03 dicembre 2014 n. 25546

 

La sentenza del giudice che statuisca unicamente sulla competenza non contiene alcuna pronuncia di merito, né esplicita né implicita, idonea a passare in giudicato, anche nell'ipotesi che abbia esaminato e deciso delle questioni preliminari di merito ai fini dell'accertamento della competenza, sicché dà luogo ad un giudicato solo formale e non preclude al giudice dichiarato competente l'esame e l'applicazione, per la decisione di merito, delle norme di diritto sostanziale, ancorché in contrasto con le premesse della sentenza sulla competenza. (Nella specie, nella sentenza di incompetenza era stato individuato il luogo di pagamento del saldo). Rigetta, App. Genova, 12/12/2007

Cassazione civile sez. II  26 novembre 2014 n. 25144  

 

La portata del giudicato esterno va definita dal giudice del merito sulla base di quanto stabilito nel dispositivo della sentenza e, eventualmente, nella motivazione che la sorregge, potendosi far riferimento, in funzione interpretativa, alla domanda della parte solo in via residuale qualora, all'esito dell'esame degli elementi dispositivi ed argomentativi di diretta emanazione giudiziale, persista un'obiettiva incertezza sul contenuto della statuizione. Cassa con rinvio, App. Brescia, 13/01/2009

Cassazione civile sez. I  20 novembre 2014 n. 24749  



 
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