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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 291 codice civile: Condizioni

L’adozione è permessa alle persone che non hanno discendenti legittimi o legittimati, che hanno compiuto gli anni trentacinque e che superano almeno di diciotto anni l’età di coloro che essi intendono adottare (1).
Quando eccezionali circostanze lo consigliano, il tribunale può autorizzare l’adozione se l’adottante ha raggiunto almeno l’età di trenta anni, ferma restando la differenza di età di cui al comma precedente (2).


Commento

Discendenti: [v. 87].

 

(1) Se l’adottato deve avere almeno diciotto anni (trattandosi di adozione del maggiorenne), l’adottante, a sua volta, non potrà avere meno di trentasei anni, pena la nullità dell'adozione.

 

(1) Il comma 2 della norma deve ritenersi tacitamente abrogato per quanto detto supra alla nota (1).

 

Per effetto delle pronunce della Corte costituzionale, è consentita l’adozione anche in presenza di discendenti maggiorenni e consenzienti.

 


Giurisprudenza annotata

Donazione

La revocazione della donazione per sopravvenienza di figli risponde all'esigenza di consentire al donante di riconsiderare l'opportunità dell'attribuzione liberale a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio, o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza, in funzione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, che derivano da tale evento, come anche dall'adozione del minore d'età ex art. 27 l. n. 184 del 1983; pertanto, la revocazione della donazione non è consentita per sopravvenuta adozione del maggiore d'età, la quale è finalizzata non a proteggere la prole, ma ad assicurare all'adottante la trasmissione del nome e del patrimonio ("adoptio in hereditatem"), essendo, quindi, manifestamente infondata la questione di illegittimità dell'art. 803 c.c., in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui non prevede la revocazione degli atti di liberalità per sopravvenienza di figli adottivi maggiorenni.

Cassazione civile sez. II  04 maggio 2012 n. 6761  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 803 c.c., nella parte in cui non prevede la revocazione degli atti di liberalità per la sopravvenienza di figli adottivi maggiorenni, in riferimento all'art. 3 cost. Conferma App. Roma 20 aprile 2010

Cassazione civile sez. II  04 maggio 2012 n. 6761  

 

Non è consentita la revocazione della donazione per la sopravvenuta adozione del maggiore d'età. Conferma App. Roma 20 aprile 2010

Cassazione civile sez. II  04 maggio 2012 n. 6761  

 

Anche quando la normativa "pro tempore" e "pro loco" sull'adozione possa avere talora previsto - per la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali ed allo scopo di facilitare l'integrale inserimento, a titolo adottivo, di un minore in una famiglia degli affetti - che nel caso di un minore allevato e curato presso di sé (cd. domicilio di soccorso) da persona, anche non coniugata, per un periodo minimo di anni tre - situazione attestata a fini adottivi, a futura memoria, dall'ospitante (mediante appositi moduli predisposti dai Comuni) con dichiarazione rinnovata trimestralmente - potesse essere concessa l'adozione del minore stesso, una dichiarazione esplicita e formale di voler procedere all'instaurazione di un vero e proprio rapporto adottivo era ed è da ritenersi pur sempre necessaria ed insostituibile, ai sensi anche dell'art. 298 c.c., che prevede il compimento degli atti necessari all'adozione anche quando l'adottante sia prematuramente deceduto, ma solo dopo avere prestato il proprio rituale consenso.

Cassazione civile sez. I  21 febbraio 2008 n. 4420  

 

Corte europea diritti dell'uomo

In tema di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo, il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza alla controparte non è perentorio e, pertanto, è ammessa la concessione di un nuovo termine, posto che la l. 24 marzo 2001 n. 89, all'art. 3, si limita a prevedere il termine dilatorio di comparizione di quindici giorni per consentire la difesa all'Amministrazione, e ricollega, all'art. 4, la sanzione dell'improponibilità della domanda soltanto al deposito del ricorso oltre il termine di sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che ha concluso il procedimento presupposto. A tale conclusione non è di ostacolo il principio costituzionale di ragionevole durata del processo, atteso che il diritto di accesso ai tribunali, previsto dall'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, come interpretato dalla Corte di Strasburgo, con disposizione cui il giudice italiano deve dare applicazione a norma dell'art. 117 Cost., implica l'esigenza di evitare che un'interpretazione troppo formalistica delle regole di procedura dettate dalla disciplina nazionale impedisca l'esame nel merito dei ricorsi

Cassazione civile sez. VI  08 maggio 2012 n. 7020  



 
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