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Art. 2910 codice civile: Oggetto dell’espropriazione

Il creditore, per conseguire quanto gli è dovuto, può fare espropriare i beni (1) del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile (2).

Possono essere espropriati anche i beni di un terzo quando sono vincolati a garanzia del credito o quando sono oggetto di un atto che è stato revocato perché compiuto in pregiudizio del creditore.


Commento

Espropriazione: forma di processo esecutivo costituita da un complesso di atti diretti a sottrarre coattivamente (forzatamente) al debitore determinati beni ed a convertirli in denaro al fine di soddisfare il creditore procedente, in attuazione della loro funzione di garanzia generica [v. 2740]. È infatti caratterizzata dalla mancanza di identità tra bene aggredito e bene conseguito, che invece caratterizza l’esecuzione in forma specifica.

 

(1) Oggetto dell’espropriazione è tutto il patrimonio del debitore: beni mobili, immobili, crediti e diritti di ogni genere.

 

(2) L’esecuzione forzata ha come presupposto che il creditore non soddisfatto agisca per un credito accertato nel suo ammontare e non sottoposto a condizione o a termine [v. 1353], così come risultante dal titolo esecutivo (cambiale, sentenza esecutiva, decreto ingiuntivo etc.).

 

 


Giurisprudenza annotata

Oggetto dell'espropriazione

Nell'ambito della procedura esecutiva immobiliare, il creditore ha diritto di espropriare i beni del debitore (art. 2910 c.c.) nello stato in cui si trovano, senza dover sopportare alcun onere economico per la previa esecuzione di opere volte a salvaguardare l'integrità dell'immobile o il suo valore di realizzo. Ciò anche quando il bene per le condizioni in cui si trova è fonte di pericolo per la pubblica o privata incolumità; posto che il pignoramento, pur determinando una limitazione delle facoltà di godimento e dei poteri di disposizione dell'immobile, non fa venir meno il diritto dominicale del proprietario, il quale, pertanto, deve ritenersi unico responsabile, ex art. 2053 c.c., per i danni cagionati a terzi a seguito della rovina del bene. Tale responsabilità permane, pur in ipotesi di sostituzione del custode nel corso del processo esecutivo, ex art. 559 c.p.c., almeno con riguardo alla conservazione ed alla manutenzione delle strutture murarie e degli impianti in esse conglobati.

Tribunale Napoli sez. V  24 ottobre 2014

 

Sulla base degli artt. 2910 ss. c.c. e 602 ss. c.p.c., il creditore ipotecario può sottoporre ad esecuzione il bene vincolato alla garanzia anche se divenuto di proprietà di un terzo, ed il terzo acquirente dell'immobile ipotecato è destinato a subire l'esecuzione sul bene nella stessa posizione ed allo stesso modo in cui la subisce il debitore pignorato in relazione al bene gravato dal vincolo, in quanto egli è il soggetto passivo dell'esecuzione allo stesso modo in cui lo è il debitore originario. Pertanto, nel caso in cui il soggetto divenuto proprietario del 50% dell'immobile, sia rimasto assoggettato egli stesso, ad impulso del creditore ipotecario, alla esecuzione forzata che ha colpito l'intero immobile, e quindi anche la sua quota, per effetto della regola della prevalenza della ipoteca sul diritto successivamente acquistato sul bene dal terzo, se ne ricava: a) che l'immobile legittimamente viene venduto nella sua interezza, con destinazione dell'intero ricavato al soddisfacimento, in primo luogo, delle ragioni del creditore ipotecario; b) che correttamente il decreto di trasferimento attribuisce all'aggiudicatario la proprietà dell'intero immobile espropriato, ai sensi dell'art. 2919 c.c., e quindi anche i diritti spettanti sullo stesso al soggetto innanzi indicato, atteso che, al pari dei debitori originari, egli stesso era rimasto assoggettato alla esecuzione, subendo la espropriazione per il solo fatto dell'esistenza della ipoteca a carico del bene; c) che nessun diritto di conseguenza il terzo comproprietario conserva sull'immobile a seguito della espropriazione, non restando altro allo stesso che far valere le proprie ragioni nell'ambito della procedura esecutiva ovvero con separata azione nei confronti dei promittenti venditori della quota. Deve pertanto escludersi che l'aggiudicataria possa subire la evizione per effetto della azione esercitata dal terzo titolare del diritto di comproprietà sull'immobile, ai sensi dell'art. 2921 c.c. Tale disciplina viene in rilievo con riferimento alla ipotesi del terzo estraneo, e non con riguardo alla fattispecie del terzo che, come nel caso in esame, subisce direttamente l'esecuzione in dipendenza della efficacia di sequela propria della ipoteca.

Corte appello Bari sez. III  09 gennaio 2012 n. 11

 

La regola generale dell'assoggettabilità ad esecuzione di tutti i beni del debitore (ai sensi degli art. 2740 e 2910 c.c.) subisce, per quanto attiene gli enti pubblici, una limitazione in dipendenza della natura dei beni appartenenti agli enti stessi, essendo espropriabili solo i beni disponibili e non quelli di origine pubblicistica e destinati per legge ad uno specifico scopo pubblico. Conseguentemente, per la realizzazione di crediti di terzi verso la p.a., non possono essere pignorati, presso le banche delegate alla riscossione dei tributi, i corrispondenti crediti dell'ente pubblico, anche se, per effetto del versamento, sia esaurito il rapporto fra l'ente e il contribuente.

Cassazione civile sez. III  05 maggio 2009 n. 10284  

 

Quando oggetto dell'espropriazione immobiliare è un bene gravato da ipoteca per un debito altrui, il titolo esecutivo ed il precetto debbono essere notificati, ai sensi dell'art. 603 c.p.c., sia al terzo proprietario del bene sia al debitore, poiché il secondo è tenuto ad adempiere ed il primo risponde, col bene ipotecato, dell'eventuale inadempimento; tuttavia, una volta avvertito il debitore dell'imminente espropriazione del bene, il pignoramento e gli altri atti esecutivi debbono essere compiuti nei soli confronti del terzo proprietario, unico legittimato passivo all'espropriazione ed è solo a quest'ultimo che, ai sensi dell'art. 604 c.p.c., deve essere notificato l'atto di pignoramento. Ne consegue che il debitore non può reputarsi litisconsorte necessario nel successivo giudizio di opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c..

Cassazione civile sez. III  29 settembre 2007 n. 20580  

 

Il principio dettato dall'art. 1453 c.c. che riconosce al creditore il diritto di domandare la risoluzione del contratto per inadempimento del debitore anche quando sia stato domandato l'adempimento, non soffre eccezioni neppure nel caso in cui il creditore, prima di agire per la risoluzione, abbia agito "in executivis" contro il debitore sulla base di titoli rilasciati da costui, non essendo l'azione esecutiva quale risulta delineata dagli art. 2740 e 2910 c.c. un'azione di adempimento (ovvero di esecuzione specifica del contratto), ma soltanto un'azione che, sulla base di uno specifico titolo, mira a far conseguire al creditore, attraverso l'aggressione immediata del patrimonio del debitore inadempiente, quel risultato che egli non ha potuto direttamente conseguire dal debitore attraverso l'esatto adempimento.

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2001 n. 4123  

 

Il soggetto cui sia stato notificato il pignoramento immobiliare, ancorché non sia proprietario dell'immobile sul quale è caduto il pignoramento, non è legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi, per far valere l'irregolarità del procedimento esecutivo, atteso che, a norma dell'art. 617 c.p.c., solo il debitore ed il terzo assoggettato all'esecuzione, in quanto proprietari dei beni staggiti (art. 2910 c.c.), hanno interesse al corretto svolgimento del processo di esecuzione che si svolge nei loro confronti, mentre nè il generico interesse a non essere esposto alla pubblicità di un procedimento esecutivo, nè l'interesse a segnalare l'instaurazione di procedimenti esecutivi anomali configurano l'interesse ad agire, quale si ricava dall'art. 100 del codice di rito.

Cassazione civile sez. III  04 maggio 1994 n. 4282  

 

L'inesistenza del diritto per cui è stata iniziata o compiuta l'esecuzione forzata, che comporta l'applicabilità dell'art. 96, comma 2, c.p.c., ricorre non solo nell'ipotesi dell'insussistenza assoluta del diritto azionato, ma anche quando il creditore (effettivamente tale) proceda esecutivamente su beni di un terzo al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 2910, comma 2, c.c. (beni vincolati a garanzia del credito ovvero oggetto di un atto revocato perché compiuto in pregiudizio del creditore) poiché in tal caso il creditore esecutante stesso si trova nei confronti del terzo, nella medesima condizione di inesistenza del diritto nella quale lo porrebbe la mancanza del credito nei confronti del debitore esecutato.

Cassazione civile sez. III  12 marzo 1983 n. 1876  

 



 
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