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Art. 2913 codice civile: Inefficacia delle alienazioni del bene pignorato

Non hanno effetto (1) in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento (2), salvi gli effetti del possesso di buona fede per i mobili non iscritti in pubblici registri (3).


Commento

Creditore pignorante: creditore procedente, cioè colui che ha dato il via alla procedura esecutiva, richiedendo il pignoramento nei confronti del debitore.

 

Creditore intervenuto: colui che si inserisce in una procedura già iniziata. A seguito della riforma del processo civile potranno intervenire nel procedimento esecutivo non più, come in passato, tutti i creditori anche non privilegiati, ma solo quelli che hanno un credito fondato su titolo esecutivo; quelli che al momento del pignoramento avevano eseguito un sequestro sui beni pignorati; quelli che hanno un diritto di pegno o di prelazione risultante da pubblici registri; quelli che hanno un diritto di credito risultante dalle scritture contabili di cui all’art. 2214.

 

Atti di alienazione: ricomprendono non solo gli atti di alienazione in senso stretto, ma anche gli atti con cui si costituiscono diritti reali parziari, rinunce ed atti abdicativi in generale, transazioni, contratti estimatori e anticresi.

 

 

(1) Con il pignoramento gli atti di disposizione sui beni che ne sono oggetto, sono inefficaci nei confronti del creditore, salvi gli effetti della buona fede del terzo in caso di beni mobili non registrati. Si tratta della cd. inefficacia relativa, dato che il pignoramento rende inefficaci gli atti di alienazione di beni sui quali esso stesso cade, ma solo nei confronti del creditore pignorante e di quelli intervenuti.

 

(2) Il debitore esecutato (cioè sottoposto ad esecuzione) non perde il potere di disporre del bene, però tali atti sono relativamente inefficaci nel senso che sono inopponibili (non possono, cioè, essere fatti valere contro) ai creditori procedenti.

 

(3) Se però l’atto di alienazione ha avuto per oggetto un bene (sottoposto a pignoramento) mobile non iscritto nei pubblici registri (es.: quadri, gioielli, arredamento etc.) ed il terzo acquirente era in buona fede (cioè non sapeva del pignoramento), allora l’atto sarà opponibile ai creditori, nel senso che il bene è uscito dal patrimonio del debitore ed essi non potranno sottoporlo ad esecuzione per soddisfare il proprio credito.


Giurisprudenza annotata

Effetti del pignoramento

Nel caso di cessione di un credito già azionato esecutivamente, trovano applicazione (sia pure con gli opportuni adattamenti) sia il primo che il terzo comma dell'art. 111 cod. proc. civ. Quando, invece, un'analoga successione si verifichi dal lato passivo (ove, cioè, un terzo abbia acquistato, in pendenza dell'esecuzione forzata e dopo la trascrizione del pignoramento immobiliare, il bene pignorato), è applicabile solo il primo comma della citata disposizione, ostando all'applicazione anche del terzo il regime di inefficacia delineato dall'art. 2913 cod. civ. Rigetta, Trib. Castrovillari, 14/03/2007

Cassazione civile sez. III  12 aprile 2013 n. 8936  

 

Il terzo che, in pendenza dell'esecuzione forzata e dopo la trascrizione del pignoramento immobiliare, abbia acquistato a titolo particolare il bene pignorato, soggiace alla disposizione di cui all'art. 2913 cod. civ., il quale, sancendo l'inefficacia verso il creditore procedente ed i creditori intervenuti delle alienazioni del bene staggito successive al pignoramento, impedisce che egli succeda nella posizione di soggetto passivo dell'esecuzione in corso, e, quindi, che sia legittimato a proporre opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615, secondo comma, cod. proc. civ. Rigetta, Trib. Castrovillari, 14/03/2007

Cassazione civile sez. III  12 aprile 2013 n. 8936  

 

Rimessione al primo Presidente della questione di massima di particolare importanza, se sia configurabile l'insensibilità del processo esecutivo individuale, cui partecipino più creditori concorrenti, alle vicende relative al titolo invocato dal procedente, a maggior ragione in caso di pignoramento successivo o ulteriore poi riunito, quando il titolo esecutivo azionato da almeno un altro di loro abbia mantenuto integra la sua efficacia. (Rimessione dagli atti al Primo Presidente ex art. 374, comma 2, c.p.c.).

Cassazione civile sez. III  30 gennaio 2013 n. 2240  

 

Nell'ipotesi di detenzione di un immobile pignorato in forza di titolo non opponibile alla procedura esecutiva ai sensi dell'art. 2913 c.c. (nella specie, preliminare di vendita successivo alla trascrizione del pignoramento del bene), è configurabile, in favore del custode giudiziario autorizzato ad agire in giudizio, - quale organo pubblico della procedura esecutiva, ausiliare del giudice - un danno risarcibile che deriva dall'impossibilità di una proficua utilizzazione del bene pignorato e dalla difficoltà a che il bene sia venduto, quanto prima, al suo effettivo valore di mercato; risarcimento sul quale si estende il pignoramento, quale frutto, ex art. 2912 c.c..

Cassazione civile sez. III  16 gennaio 2013 n. 924  

 

Il conferimento in società di ramo di azienda comprendente immobili pignorati costituisce un atto traslativo ricadente nella previsione dell'art. 2913 c.c. con la conseguenza che, ove sia compiuto in data successiva alla trascrizione del pignoramento, in virtù del combinato disposto dell'art. 2913 e 2919 c.c. deve considerarsi de iure improduttivo di effetti, sia sostanziali che processuali, nei confronti sia dei creditori che del terzo aggiudicatario acquirente degli immobili.

Tribunale Latina sez. II  02 aprile 2012

 

Se il pignoramento immobiliare è eseguito, nelle forme dell'art. 555 c.p.c., prima dell'annotazione, la costituzione del fondo patrimoniale non ha effetto nei confronti del creditore pignorante e di quelli che intervengono nell'esecuzione, sussistendo l'inefficacia degli atti di disposizione del bene pignorato, prevista dall'art. 2913 c.c., che comprende non solo gli atti di alienazione in senso stretto, ma anche tutti gli atti di disposizione del patrimonio del debitore dai quali possa comunque derivare una sostanziale diminuzione della possibilità per il creditore pignorante o per i creditori intervenuti di soddisfarsi sui beni in questione. Allo stesso risultato si perviene quando il pignoramento sia successivo all'annotazione, ma l'ipoteca (come nella specie) sia stata iscritta precedentemente, in quanto con l'iscrizione sorge immediatamente per il creditore il potere di espropriare il bene, ex art. 2808 c.c., con prevalenza rispetto ai vincoli successivi.

Cassazione civile sez. III  24 gennaio 2012 n. 933  

 

In tema di impugnazioni civili, nel caso di società che, nelle more del giudizio di cassazione (nella specie, anteriormente alla notificazione del ricorso per cassazione), si sia estinta per incorporazione, l'impugnazione è validamente notificata al procuratore costituito della società incorporata, qualora, in applicazione analogica dell'art. 300 c.p.c., l'impugnante non abbia avuto notizia dell'evento modificatore della capacità della persona giuridica, mediante notificazione di esso, senza che, in contrario, possa invocarsi la presunzione di conoscenza parte dei terzi dei fatti di cui la legge prescrive riscrizione, ai sensi dell'art. 2913 c.c., non operando tale previsione nel campo del processo. Ne consegue che il giudizio prosegue fra le parti originarie, senza che la società incorporante sia legittimata a rinnovare il ricorso.

Cassazione civile sez. lav.  12 ottobre 2011 n. 20966  

 

Non hanno effetto nei confronti del curatore del fallimento, che subentri nella posizione del creditore pignorante ex art. 107 legge fall., gli atti di alienazione di beni sottoposti a pignoramento, applicandosi il disposto dell'art. 2913 c.c., con conseguente irrilevanza dell'azione revocatoria intrapresa dal fallimento, attesa la priorità temporale del pignoramento.

Cassazione civile sez. I  12 luglio 2011 n. 15249  

 

L'espropriazione presso terzi costituisce fattispecie a formazione progressiva nella quale il vincolo di indisponibilità sul bene nasce con la notifica dell'atto di pignoramento ai sensi dell'art. 543 c.p.c. e si perfeziona o con la dichiarazione positiva resa, nel corso dell'udienza, da parte del terzo oppure con la sentenza che sancisce l'esistenza del diritto del debitore nei confronti dello stesso. Gli effetti sostanziali del pignoramento, malgrado siffatta connotazione progressiva dell'espropriazione si producono, in ogni caso, al momento della notifica posto che, in applicazione degli art. 2913 e ss. c.c., sono privi di efficacia tutti gli atti aventi a oggetto i beni mobili o i crediti sottoposti alla procedura esecutiva a espresso presidio dell'effettività dell'azione esecutante. Nell'ipotesi, ricorrente nel caso specifico, di cessione di titoli sottoposti a pignoramento, deve pertanto essere ritenuta inefficace nei confronti del creditore procedente, l'atto di disposizione "de quo" (posto in essere dal terzo pignorato in aperto contrasto con quanto previsto dall'art. 546 c.c.), sino alla concorrenza della somma indicata nell'atto di pignoramento (che deve ritenersi, quindi, in ogni caso perfezionato).

Tribunale Vicenza  17 novembre 2010 n. 1795  

 

Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stato trascritto da un creditore il sequestro conservativo su un bene immobile, successivamente ceduto dal debitore ad un terzo, con acquisto trascritto anteriormente alla conversione della misura cautelare in pignoramento, a seguito dell'inizio dell'espropriazione forzata sul predetto bene ed a norma dell'art. 107 l. fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, che perde ogni potere di impulso ai sensi dell'art. 51 l. fall., e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento del curatore o un provvedimento di sostituzione del giudice dell'esecuzione; se il curatore interviene nell'esecuzione, si realizza un feno meno di subentro nel processo, come manifestazione del più generale potere di disposizione dei beni del fallito ex art. 31 della legge fall., ma non una vera e propria sostituzione processuale ex art. 81 c.p.c., potendo perciò il curatore giovarsi degli effetti sostanziali e processuali del solo pignoramento, ex art. 2913 c.c., ma non sostituirsi nelle posizioni giuridiche processuali strettamente personali del creditore istante, dalle quali non deriva i propri poteri, che, invece, hanno fonte nella legge fallimentare. Ne consegue che mentre al curatore, come partecipante alla medesima esecuzione che con lui prosegue, sono inopponibili gli atti pregiudizievoli trascritti successivamente al pignoramento, egli non può giovarsi della inopponibilità degli atti che hanno per oggetto la cosa sequestrata in quanto tale, trattandosi di effetti di cui si avvantaggia, ex art. 2906 c.c., solo il creditore sequestrante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto opponibile al curatore fallimentare, intervenuto nell'esecuzione in precedenza promossa, il trasferimento immobiliare trascritto dal terzo dopo il sequestro ma prima della sua conversione in pignoramento).

Cassazione civile sez. I  11 dicembre 2009 n. 25963  



 
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