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Art. 2919 codice civile: Effetto traslativo della vendita forzata

La vendita forzata trasferisce all’acquirente i diritti che sulla cosa spettavano a colui che ha subito l’espropriazione, salvi gli effetti del possesso di buona fede. Non sono però opponibili all’acquirente diritti acquistati da terzi sulla cosa, se i diritti stessi non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori intervenuti nell’esecuzione.


Commento

Vendita forzata: trasferimento coattivo della proprietà: dopo la fase di pignoramento dei beni, il creditore deve chiedere al giudice dell’esecuzione la vendita del bene stesso, in modo da soddisfare col denaro ricavato il suo credito, mediante distribuzione della somma ricavata (atto con il quale la procedura esecutiva si conclude).

 

 


Giurisprudenza annotata

Effetti della vendita forzata

Sulla base degli artt. 2910 ss. c.c. e 602 ss. c.p.c., il creditore ipotecario può sottoporre ad esecuzione il bene vincolato alla garanzia anche se divenuto di proprietà di un terzo, ed il terzo acquirente dell'immobile ipotecato è destinato a subire l'esecuzione sul bene nella stessa posizione ed allo stesso modo in cui la subisce il debitore pignorato in relazione al bene gravato dal vincolo, in quanto egli è il soggetto passivo dell'esecuzione allo stesso modo in cui lo è il debitore originario. Pertanto, nel caso in cui il soggetto divenuto proprietario del 50% dell'immobile, sia rimasto assoggettato egli stesso, ad impulso del creditore ipotecario, alla esecuzione forzata che ha colpito l'intero immobile, e quindi anche la sua quota, per effetto della regola della prevalenza della ipoteca sul diritto successivamente acquistato sul bene dal terzo, se ne ricava: a) che l'immobile legittimamente viene venduto nella sua interezza, con destinazione dell'intero ricavato al soddisfacimento, in primo luogo, delle ragioni del creditore ipotecario; b) che correttamente il decreto di trasferimento attribuisce all'aggiudicatario la proprietà dell'intero immobile espropriato, ai sensi dell'art. 2919 c.c., e quindi anche i diritti spettanti sullo stesso al soggetto innanzi indicato, atteso che, al pari dei debitori originari, egli stesso era rimasto assoggettato alla esecuzione, subendo la espropriazione per il solo fatto dell'esistenza della ipoteca a carico del bene; c) che nessun diritto di conseguenza il terzo comproprietario conserva sull'immobile a seguito della espropriazione, non restando altro allo stesso che far valere le proprie ragioni nell'ambito della procedura esecutiva ovvero con separata azione nei confronti dei promittenti venditori della quota. Deve pertanto escludersi che l'aggiudicataria possa subire la evizione per effetto della azione esercitata dal terzo titolare del diritto di comproprietà sull'immobile, ai sensi dell'art. 2921 c.c. Tale disciplina viene in rilievo con riferimento alla ipotesi del terzo estraneo, e non con riguardo alla fattispecie del terzo che, come nel caso in esame, subisce direttamente l'esecuzione in dipendenza della efficacia di sequela propria della ipoteca.

Corte appello Bari sez. III  09 gennaio 2012 n. 11  

 

La vendita forzata trasferisce all'acquirente, ai sensi dell'art. 2919 c.c., tutti e solo i diritti già spettanti sulla cosa al debitore che ha subito l'espropriazione, mentre la tutela dei diritti che i terzi vantino sul medesimo bene (nella specie, sulla quota di un immobile già oggetto di comunione legale tra il debitore esecutato ed il terzo estraneo alla procedura) si realizza nel caso, come nella specie, di terzo altresì nel possesso del bene ancora non consegnato anche mediante l'opposizione all'esecuzione forzata, ex art. 615 c.p.c., per far accertare in tale giudizio che il bene stesso non apparteneva (o non del tutto) al soggetto che ha subito l'espropriazione ma, in forza di titolo opponibile al creditore pignorante e agli intervenuti, apparteneva per intero o pro quota all'opponente, conseguendone, in caso di esito positivo, il difetto, in capo all'aggiudicatario del bene, del potere di procedere all'esecuzione.

Cassazione civile sez. III  12 gennaio 2011 n. 517  

 

A norma dell'art. 2919 c.c. la vendita forzata trasferisce all'acquirente i diritti che sulla cosa spettavano a colui che ha subito l'espropriazione. Ferma per il proprietario la possibilità di esperire l'azione di rivendicazione ex art. 948 c.c., ove abbia perduto il possesso, in caso di esecuzione per rilascio, minacciata in base a titolo esecutivo rappresentato da decreto di trasferimento emesso dal giudice dell'espropriazione forzata immobiliare; l'opposizione, cui è legittimato il possessore del bene, può essere proposta per far accertare che il bene oggetto della vendita forzata non apparteneva al soggetto che ha subito l'espropriazione, ma, in forza di titolo opponibile al creditore pignorante e agli intervenuti, apparteneva per intero o "pro quota" all'opponente, di talché l'acquirente non ha diritto di procedere all'esecuzione.

Cassazione civile sez. III  12 gennaio 2011 n. 517  

 

L’art. 2919 c.c. stabilisce che sono opponibili a chi acquista in forza di esecuzione forzata i diritti vantati dai terzi sulla cosa, salvo si tratti di diritti che non hanno effetto in pregiudizio dei creditori pignoranti. L’acquirente in sede di esecuzione forzata è, dunque, equiparato, sotto tale profilo, al creditore pignorante e, per quest’ultimo gli artt. 2913 e ss. c.c. stabiliscono che non sono opponibili ai creditori gli atti trascritti successivamente al pignoramento.

Tribunale Como  30 maggio 2005

 

L'acquisto di un'autovettura all'asta pubblica disposta in sede penale, diversamente dall'acquisto in sede di espropriazione forzata civile, è riconducibile tra i modi di acquisto della proprietà a titolo originario ai quali fa riferimento l'ultima parte dell'art. 922, c.c., e ad esso non è, quindi, applicabile l'art. 2919, c.c., sicché all'aggiudicatario è inopponibile l'acquisto a titolo particolare dall'originario proprietario. (Nella specie, nella vigenza del c.p.p. abrogato, l'autovettura era stata sequestrata, in quanto risultata rubata, e, pronunziata sentenza di non luogo a procedere per essere rimasti ignoti gli autori del furto, non essendo stato esercitato il diritto alla sua restituzione, l'autovettura era stata venduta all'asta; la S.C., nell'enunciare il succitato principio, ha confermato la sentenza di merito, precisando che la natura a titolo originario dell'acquisto rendeva inopponibile all'aggiudicatario l'acquisto della società assicuratrice perfezionatosi con il pagamento dell'indennizzo al proprietario del veicolo).

Cassazione civile sez. III  25 luglio 2003 n. 11563  

 

In tema di fallimento, il terzo che affermi la titolarità di diritti reali su di un bene (nella specie, proprietà di un marchio commerciale) oggetto di disposizione da parte del curatore (previo decreto autorizzativo del giudice delegato) è tutelato attraverso il rimedio endofallimentare di cui all'art. 103 l. fall. (domanda di separazione della cosa), a prescindere da qualsiasi vizio del decreto - emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 106 legge cit. - contro il quale il reclamo al tribunale, ex art. 26 l. fall., ed il conseguente ricorso per cassazione avverso il provvedimento di quest'ultimo organo, deve ritenersi iter processuale esperibile nel solo caso in cui la doglianza (id est, l'opposizione) ricalchi la tipologia delle fattispecie di cui agli art. 615 e 617 c.p.c., e non anche quando si faccia valere, come terzo, un diritto (che, nell'esecuzione singolare, sarebbe tutelabile ex art. 619-620 c.p.c.), per il quale la legge abbia predisposto altro, apposito e peculiare strumento di tutela (stabilendo, tra l'altro, che il giudice delegato possa sospendere la vendita delle cose rivendicate: art. 103, comma 3 l. fall.). Nè può assumere rilevanza la (eventuale) circostanza della non inventariazione del marchio tra i beni del fallito, riguardando tale questione il merito della vicenda (e, cioè, la stessa legittimità, rispettivamente, del decreto del giudice delegato autorizzativo alla vendita, e della vendita stessa disposta dal curatore), mentre, parallelamente, in relazione al negozio di alienazione stipulato dal curatore è legittimamente esperibile il rimedio extrafallimentare della ordinaria azione di cognizione, tesa alla invalidazione del contratto nei confronti del terzo acquirente (parte necessaria dell'instaurato giudizio), senza che possa assumere rilievo, in contrario, giusto disposto degli art. 2919-2920 c.c., la circostanza che si tratti di negozio stipulato in sede di liquidazione dell'attività fallimentare.

Cassazione civile sez. I  06 marzo 1998 n. 2493  

 

I diritti dei terzi sull'immobile assoggettato alla espropriazione forzata immobiliare (nella specie, diritto di uso) sono opponibili nei confronti dell'aggiudicatario, ai sensi dell'art. 2919 c.c., solo nei limiti in cui possono essere fatti valere nei confronti del creditore procedente o dei creditori intervenuti e solo se risultanti, quindi, da atto negoziale trascritto prima della trascrizione del pignoramento.

Cassazione civile sez. III  28 gennaio 1995 n. 1048  

 

In sede di esecuzione immobiliare, l'acquirente di un suolo già oggetto di illegittima occupazione appropriativa, da parte della p.a., si trova nella posizione sostanziale dell'acquirente "a non domino", non potendo nè pretendere di subentrare all'esecutato nel suo diritto (personale) al risarcimento del danno per l'espropriazione sostanziale nè invocare l'inopponibilità (ex art. 2913, 2919 c.c.), nei suoi confronti, della pregressa vicenda ablatoria; per cui non gli resta che ripetere il prezzo pagato, ai sensi e nei termini di cui al successivo art. 2921 c.c.

Cassazione civile sez. I  20 ottobre 1994 n. 8554

 

Nel caso di occupazione appropriativa (comportante l'estinzione del diritto del proprietario sul suolo occupato) avvenuta anteriormente alla vendita forzata del suolo in danno del precedente suo titolare, il diritto al risarcimento del danno, conseguente alla irreversibile destinazione dell'immobile alle finalità dell'opera pubblica, non si trasferisce all'acquirente del bene subastato, ai sensi dell'art. 2919, comma 1, c.c., atteso che un tale trasferimento è previsto, come effetto della vendita forzata, con riguardo ai soli diritti che "sulla cosa" spettavano all'esecutato, mentre la pretesa risarcitoria è un diritto personale dell'ex proprietario verso l'amministrazione occupante. In siffatta ipotesi, all'aggiudicatario del bene erroneamente subastato, che viene a trovarsi nella posizione sostanziale di un acquirente a non domino, è applicabile per analogia la disposizione dell'art. 2921 c.c., con la conseguenza che egli "può ripetere il prezzo non ancora distribuito e, se la distribuzione è già avvenuta, può ripetere da ciascun creditore la parte che ha riscosso".

Cassazione civile sez. I  20 ottobre 1994 n. 8554  

 

Con riguardo agli effetti della vendita forzata di un bene immobile l'inopponibilità all'acquirente, a norma dell'art. 2919 c.c., dei diritti che non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante - e di quelli intervenuti nell'esecuzione - e così delle alienazioni di quel bene, che, pur se anteriormente stipulate, siano state trascritte successivamente al pignoramento, trova applicazione anche per il creditore che sia divenuto pignorante a seguito della conversione del sequestro conservativo inizialmente concesso ed eseguito, sempre che ne ricorra l'anteriorità della relativa trascrizione, in quanto l'art. 2906 c.c. estende al sequestrante la tutela accordata al creditore pignorante, nè assume rilievo la circostanza che la vendita sia stata eseguita su istanza di altro creditore il cui pignoramento, successivo alla trascrizione della vendita, sia stato riunito all'unico processo esecutivo a norma dell'art. 493 c.p.c..

Cassazione civile sez. III  21 aprile 1990 n. 3348  

 



 
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