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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2921 codice civile: Evizione

L’acquirente della cosa espropriata, se ne subisce l’evizione, può ripetere il prezzo non ancora distribuito, dedotte le spese, e, se la distribuzione è già avvenuta, può ripeterne da ciascun creditore la parte che ha riscossa e dal debitore l’eventuale residuo, salva la responsabilità del creditore procedente per i danni e per le spese (1).

Se l’evizione è soltanto parziale, l’acquirente ha diritto di ripetere una parte proporzionale del prezzo. La ripetizione ha luogo anche se l’aggiudicatario, per evitare l’evizione, ha pagato una somma di danaro.

In ogni caso l’acquirente non può ripetere il prezzo nei confronti dei creditori privilegiati o ipotecari ai quali la causa di evizione non era opponibile.


Commento

Evizione: perdita totale o parziale della cosa a causa di pretese avanzate da terzi sulla cosa stessa: è un fatto che si manifesta successivamente alla conclusione del contratto, pur essendo ad essa preesistente, e che determina la mancata attuazione dell’effetto traslativo dell’atto di acquisto del bene.

 

(1) La responsabilità del creditore procedente (che sussiste tutte le volte in cui egli sia in colpa benché non in mala fede), per l’evizione subita dall’acquirente si giustifica per il fatto che l’ordinamento gli attribuisce un potere di scelta circa i beni del debitore su cui soddisfare il proprio credito, chiamandolo a rispondere delle conseguenze quando assoggetti ad esecuzione beni che non appartengono al debitore. Si vuole, altresì, evitare ogni ingiustificato arricchimento del creditore e del debitore a danno del terzo acquirente.

 


Giurisprudenza annotata

Evizione

Sulla base degli artt. 2910 ss. c.c. e 602 ss. c.p.c., il creditore ipotecario può sottoporre ad esecuzione il bene vincolato alla garanzia anche se divenuto di proprietà di un terzo, ed il terzo acquirente dell'immobile ipotecato è destinato a subire l'esecuzione sul bene nella stessa posizione ed allo stesso modo in cui la subisce il debitore pignorato in relazione al bene gravato dal vincolo, in quanto egli è il soggetto passivo dell'esecuzione allo stesso modo in cui lo è il debitore originario. Pertanto, nel caso in cui il soggetto divenuto proprietario del 50% dell'immobile, sia rimasto assoggettato egli stesso, ad impulso del creditore ipotecario, alla esecuzione forzata che ha colpito l'intero immobile, e quindi anche la sua quota, per effetto della regola della prevalenza della ipoteca sul diritto successivamente acquistato sul bene dal terzo, se ne ricava: a) che l'immobile legittimamente viene venduto nella sua interezza, con destinazione dell'intero ricavato al soddisfacimento, in primo luogo, delle ragioni del creditore ipotecario; b) che correttamente il decreto di trasferimento attribuisce all'aggiudicatario la proprietà dell'intero immobile espropriato, ai sensi dell'art. 2919 c.c., e quindi anche i diritti spettanti sullo stesso al soggetto innanzi indicato, atteso che, al pari dei debitori originari, egli stesso era rimasto assoggettato alla esecuzione, subendo la espropriazione per il solo fatto dell'esistenza della ipoteca a carico del bene; c) che nessun diritto di conseguenza il terzo comproprietario conserva sull'immobile a seguito della espropriazione, non restando altro allo stesso che far valere le proprie ragioni nell'ambito della procedura esecutiva ovvero con separata azione nei confronti dei promittenti venditori della quota. Deve pertanto escludersi che l'aggiudicataria possa subire la evizione per effetto della azione esercitata dal terzo titolare del diritto di comproprietà sull'immobile, ai sensi dell'art. 2921 c.c. Tale disciplina viene in rilievo con riferimento alla ipotesi del terzo estraneo, e non con riguardo alla fattispecie del terzo che, come nel caso in esame, subisce direttamente l'esecuzione in dipendenza della efficacia di sequela propria della ipoteca.

Corte appello Bari sez. III  09 gennaio 2012 n. 11  

 

In tema di espropriazione forzata, la dichiarazione di nullità del decreto di trasferimento dell'immobile pignorato, in accoglimento dell'opposizione agli atti esecutivi, facendo venir meno il trasferimento coattivo, e quindi la causa del prezzo pagato dall'aggiudicatario, consente a quest'ultimo, in applicazione del principio codificato dall'art. 2921, comma 1, c.c. per l'ipotesi di evizione, l'esercizio dell'azione di ripetizione, la quale, nel caso in cui la nullità sia dichiarata a seguito della cassazione della sentenza di merito che abbia rigettato l'opposizione, può essere proposta anche nel giudizio di rinvio, ove il processo esecutivo sia ormai chiuso, nei confronti del creditore procedente per la somma riscossa e del debitore per il residuo eventualmente attribuitogli, non essendovi alcuna ragione per onerare l'aggiudicatario dell'instaurazione di un autonomo processo di cognizione, avuto riguardo al suo incolpevole affidamento sull'intangibilità della vendita giudiziale ed alla consapevolezza da parte del creditore e del debitore che il denaro pagato non è più giustificato dallo scambio con il bene.

Cassazione civile sez. III  09 giugno 2010 n. 13824  

 

Al giudice di rinvio possono essere richiesti i provvedimenti restitutori e riparatori conseguenti alla cassazione della sentenza di merito e, conseguentemente, se è caducato il diritto di acquisto di un bene colui che ne è stato privato deve essere reintegrato nell'esborso patrimoniale. In particolare, dichiarata dalla Suprema Corte in sede di rescissione della sentenza di rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi, successivi alla distribuzione del prezzo pagato dagli aggiudicatari, la nullità del trasferimento coattivo, viene meno la causa del prezzo pagato dagli aggiudicatari ed è quindi ammissibile la loro azione di ripetizione - in applicazione del principio di cui all'art. 2921, comma 1, c.c. - anche in sede di rinvio, essendo oramai chiuso il processo esecutivo, nei confronti delle medesime parti del giudizio di opposizione agli atti esecutivi e cioè del creditore procedente per la somma dallo stesso riscossa e dei debitori per il residuo loro attribuito. Anche nella fattispecie, infatti, al creditore è stata corrisposta una somma a cui non aveva più diritto essendo venuta meno la vendita del bene del debitore, sicché il patrimonio depauperato è solo quello degli aggiudicatari.

Cassazione civile sez. III  09 giugno 2010 n. 13824  

 

Nell’espropriazione immobiliare è ammissibile l’opposizione di terzo all’esecuzione proposta dopo la vendita. Dal fatto che l’art. 620 c.p.c. disciplini l’ipotesi dell’opposizione in sede di esecuzione mobiliare non discende, infatti, l’inammissibilità della stessa in sede di esecuzione immobiliare. La norma di cui all’art. 620 è infatti norma speculare all’art. 2920 c.c., il quale prevede che se il terzo non ha fatto valere le proprie ragioni sulla somma ricavata dall’esecuzione mobiliare non può farle valere nei confronti dell’acquirente di buona fede, né può ripetere le somme distribuite ai creditori, salva la responsabilità del procedente di mala fede per i danni e le spese. Nel caso, invece, dell’espropriazione immobiliare resta la norma di cui all’art. 2921 c.c., secondo cui il terzo fa valere i propri diritti sulla cosa e l’acquirente, che ha subito l’evizione, ripete il prezzo nei limiti indicati dalla norma medesima. La norma presuppone dunque, a parte l’ordinaria azione petitoria da parte del terzo, anche l’accertamento del diritto di costui in sede di opposizione all’esecuzione e, dopo l’emanazione del decreto di trasferimento, in sede di opposizione all’esecuzione forzata per rilascio. Benché non si abbia trasformazione del diritto sulla cosa nel diritto al prezzo, come nel caso dell’art. 620, nulla si oppone a che il terzo, rinunciando al diritto sulla cosa, opti per l’opposizione sul prezzo.

Tribunale Bari sez. II  12 ottobre 2006 n. 2561  

 

Qualora l'aggiudicatario lamenti la mancata corrispondenza quantitativa dell'immobile aggiudicato alle indicazioni contenute negli atti della procedura esecutiva e l'esistenza di un contratto di locazione ultranovennale opponibile non risultante dagli stessi atti, non può trovare applicazione l'art. 2921 c.c. che riguarda espressamente ed esclusivamente le ipotesi di evizione totale o parziale del bene, mentre l'interessato potrà far valere le proprie ragioni in una sede diversa da quella esecutiva.

Tribunale Roma sez. IV  20 marzo 2006

 

L'esclusione della garanzia per i vizi della cosa, prevista dall'art. 2922 c.c. in riferimento alla vendita forzata compiuta nell'ambito dei procedimenti esecutivi, si riferisce alle fattispecie previste dagli art. da 1490 a 1497 c.c., e cioè ai vizi della cosa e alla mancanza di qualità, e non riguarda l'ipotesi di "aliud pro alio" tra il bene oggetto dell'ordinanza e quello oggetto dell'aggiudicazione, deducibile anche rispetto alla vendita forzata, con conseguente annullamento della vendita. Tuttavia, nell'ipotesi in cui il bene trasferito sia solo quantitativamente diverso da quello descritto nell'ordinanza di vendita, e la domanda dell'interessato sia diretta semplicemente alla restituzione di parte del prezzo, è escluso il ricorso al rimedio regolato dall'art. 1497 c.c. ed il conseguente annullamento della vendita. La parziale inesecuzione del contratto fa sorgere, invero, il diritto dell'acquirente alla ripetizione di parte del prezzo (obbligazione, questa, che si configura come debito di valuta e non di valore), rimedio ammissibile anche in caso di esecuzione forzata. Ed infatti, l'art. 2921, comma 2, c.c., consentendo all'aggiudicatario che non riesca a conseguire una parte del bene il diritto a ripetere una parte proporzionale del prezzo di aggiudicazione, impedisce che si verifichi un indebito arricchimento di coloro che dovranno ripartirsi il prezzo ricavato dalla vendita, in applicazione del principio generale della ripetizione dell'indebito.

Cassazione civile sez. I  09 ottobre 1998 n. 10015

 

In sede di esecuzione immobiliare, l'acquirente di un suolo già oggetto di illegittima occupazione appropriativa, da parte della p.a., si trova nella posizione sostanziale dell'acquirente "a non domino", non potendo nè pretendere di subentrare all'esecutato nel suo diritto (personale) al risarcimento del danno per l'espropriazione sostanziale nè invocare l'inopponibilità (ex art. 2913, 2919 c.c.), nei suoi confronti, della pregressa vicenda ablatoria; per cui non gli resta che ripetere il prezzo pagato, ai sensi e nei termini di cui al successivo art. 2921 c.c.

Cassazione civile sez. I  20 ottobre 1994 n. 8554  

 

Nel caso di occupazione appropriativa (comportante l'estinzione del diritto del proprietario sul suolo occupato) avvenuta anteriormente alla vendita forzata del suolo in danno del precedente suo titolare, il diritto al risarcimento del danno, conseguente alla irreversibile destinazione dell'immobile alle finalità dell'opera pubblica, non si trasferisce all'acquirente del bene subastato, ai sensi dell'art. 2919, comma 1, c.c., atteso che un tale trasferimento è previsto, come effetto della vendita forzata, con riguardo ai soli diritti che "sulla cosa" spettavano all'esecutato, mentre la pretesa risarcitoria è un diritto personale dell'ex proprietario verso l'amministrazione occupante. In siffatta ipotesi, all'aggiudicatario del bene erroneamente subastato, che viene a trovarsi nella posizione sostanziale di un acquirente a non domino, è applicabile per analogia la disposizione dell'art. 2921 c.c., con la conseguenza che egli "può ripetere il prezzo non ancora distribuito e, se la distribuzione è già avvenuta, può ripetere da ciascun creditore la parte che ha riscosso".

Cassazione civile sez. I  20 ottobre 1994 n. 8554  



 
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