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Art. 293 codice civile: Divieto d’adozione di figli nati fuori del matrimonio

 I figli (1) nati fuori del matrimonio non possono essere adottati dai loro genitori (2).


Commento

(1) Art. sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia) (art. 131) e poi modificato ex l. 4-5-1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia) (art. 67).

 

(2) La norme di cui agli artt. 293-295 sono applicabili all’adozione in casi particolari [si rinvia all’art. 55, l. 184/1983, in Appendice I].

 

Il fondamento della norma deve essere individuato nella volontà del legislatore di mantenere distinti dall’adozione gli altri strumenti (come il riconoscimento [v. 250]) che consentono di acquisire lo status di figlio rispetto ai genitori biologici.

 


Giurisprudenza annotata

Adozione

I decreti emessi in materia di adozione presentano i caratteri di decisorietà e definitività in quanto modificativi di "status" personali ed incidenti su diritti soggettivi di primaria rilevanza, sicché la violazione del divieto posto dall'art. 293 c.c. può essere fatta valere solo mediante un'azione ordinaria di accertamento in sede contenziosa avanti al giudice competente ex art. 9 c.p.c.

Tribunale Cuneo  27 febbraio 2004

 

In seguito alla riforma del diritto di famiglia del 1975 il divieto di adozione dei propri figli naturali ha carattere assoluto e si estende a tutti i figli - riconosciuti o meno, riconoscibili o meno che siano - e laddove sia accertata, anche "incidenter tantum", la paternità biologica dell'adottante, la nullità può essere dichiarata in ogni tempo su istanza di chiunque abbia interesse, mentre è irrilevante che sussista, prima o dopo l'adozione, il riconoscimento da parte dell'adottante genitore naturale del figlio adottivo.

Tribunale Cuneo  27 febbraio 2004

 

Sussistendo tutti i presupposti e le condizioni "ex lege" previsti, deve essere pronunciata l'adozione di persona maggiorenne, richiesta dal marito della madre biologica dell'adottando, ove risulti il consenso all'adozione dell'adottante e dell'adottando, e risulti altresì l'assenso della madre di quest'ultimo, allorché il dissenso manifestato dal padre biologico dell'adottando non sia giustificato da alcun concreto motivo serio ed oggettivo e si fondi presumibilmente su ragioni di mero ordine sentimentale, mentre, di contro, l'adozione, conferendo all'adottato uno "status" analogo a quello di figlio legittimo, risulta già solo per questo, in mancanza di ragioni ostative, a tutela dell'adottando, proprie d'ogni singola fattispecie, conforme all'interesse di quest'ultimo.

Tribunale Firenze  25 agosto 1995

 

Con riguardo all'adozione ordinaria di un minore, nella normativa anteriore alla legge n. 184 del 1983, l'errore, quale causa invalidante il consenso dell'adottante e, quindi, il successivo provvedimento di adozione, va riscontrato con riferimento non già alla disciplina, su vizi della volontà, relativa ai contratti, bensì alla disciplina, sugli stessi vizi, posta dall'ordinamento per i rapporti familiari; non assume pertanto rilievo l'errore sulle qualità dell'adottato, ma solo l'errore attinente all'identificazione della persona fisica dell'adottato, salva l'ipotesi in cui l'errore cada sul fatto che l'adottato non sia figlio, nato fuori del matrimonio, dell'adottante, poiché in tal caso l'errore incide su una delle condizioni soggettive poste dalla legge per la pronuncia dell'adozione, ai sensi dell'art. 293 c.c.

Cassazione civile sez. I  06 agosto 1991 n. 8575  

 

Con riguardo all'adozione ordinaria di un minore, nella normativa anteriore alla l. 4 maggio 1983 n. 184, l'errore, quale ragione di invalidità del consenso dell'adottante (art. 311 c.c.) e, quindi, del successivo provvedimento di adozione, va riscontrato con riferimento non già alla disciplina relativa ai contratti (art. 1427 ss. c.c.), bensì a quella posta dall'ordinamento per i rapporti familiari (art. 122, 263 e 289 c.c.). Pertanto, non assume rilievo l'errore sulle qualità dell'adottato, ma solo quello che attiene alla identificazione della persona fisica dell'adottato (salva l'ipotesi in cui l'errore cada sul fatto che l'adottato non sia un figlio dell'adottante nato fuori del matrimonio, incidendo in questo caso l'errore in una delle condizioni soggettive poste dalla legge per la pronuncia dell'adozione, ai sensi dell'art. 293 c.c.).

Cassazione civile sez. I  06 agosto 1991 n. 8575

 

 

Filiazione

La pronuncia di ammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità definisce non una fase di un unico rapporto processuale, ma un procedimento autonomo e distinto, ancorché strettamente collegato a quello sul fondamento nel merito della relativa domanda ed ancorché la pronunzia medesima sia suscettibile di acquisire efficacia di giudicato anche su questioni preliminari di merito, il cui esame si configuri come presupposto necessario del giudizio di ammissibilità, con conseguente assoggettamento al ricorso straordinario per cassazione "ex" art. 111 cost. Ne consegue che in caso di estinzione del giudizio di rinvio, disposto a seguito di cassazione intervenuta con riguardo al merito e nel corso del successivo e distinto procedimento, l'estinzione stessa non travolge il provvedimento sull'ammissibilità dell'azione.

Cassazione civile sez. I  28 novembre 1992 n. 12723  

 

 



 
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