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Art. 2930 codice civile: Esecuzione forzata per consegna o rilascio

Se non è adempiuto l’obbligo di consegnare una cosa determinata, mobile o immobile, l’avente diritto può ottenere la consegna o il rilascio forzati a norma delle disposizioni del codice di procedura civile (1).


Commento

(1) L’esecuzione forzata per consegna o rilascio ha come oggetto un’obbligazione di dare una cosa determinata non solo nel genere, dato che in tale evenienza deve essere già intervenuta la specificazione e l’individuazione.

 


Giurisprudenza annotata

Esecuzione forzata per consegna o rilascio

In tema di risarcimento del danno conseguente all'ingiustificato procrastinarsi dell'esecuzione dello sfratto, il danno risarcibile è solo quello realizzato nel periodo compreso tra la prima e l'ultima data fissate per l'esecuzione in cui sarebbe dovuta essere fornita la forza pubblica, escludendosi il periodo successivo in cui si è soprasseduto all'esecuzione o in conseguenza di accordi tra le parti (se non proprio di cause di forza maggiore) o a seguito di provvedimento giudiziale di sospensione dello sfratto, ragioni tutte che avrebbero comunque reso indifferente la presenza o meno della forza pubblica.

Corte appello Firenze sez. II  11 luglio 2007 n. 1244  

 

Il privato portatore di un titolo esecutivo giudiziario ha un diritto soggettivo pieno ad ottenere dallo Stato le attività necessarie all'esecuzione forzata del provvedimento, comprese quelle relative all'uso della forza pubblica e nel giudizio promosso per il risarcimento del danno derivatogli dalla mancata o tardiva esecuzione dello sfratto, non è qui tenuto a dimostrare come il diniego fosse ingiustificato, quanto la p.a. convenuta è onerata della prova che l'autorità di P.S., richiesta dell'assistenza, era impossibilitata a prestarle per causa di forza maggiore o per ineludibili esigenze di servizi.

Corte appello Firenze sez. II  11 luglio 2007 n. 1244  

 

In tema di esecuzione di sfratti a seguito di convalida di licenza per finita locazione, richiesta dall'ufficiale giudiziario l'assistenza della forza pubblica per l'esecuzione del titolo, e non concessa tale assistenza da parte dell'autorità competente, nel giudizio promosso dal privato per il risarcimento del danno derivatogli dalla mancata o tardiva esecuzione dello sfratto, non il privato è tenuto a dimostrare come il diniego fosse ingiustificato, quanto la p.a. convenuta è onerata della prova che l'autorità di P.S. richiesta dell'assistenza era nell'impossibilità di prestarla, senza che, all'uopo, possa ritenersi sufficiente addurre la reiterazione di esigenze alternative o di mancanza del personale necessario perché la p.a. possa ritenersi esente da responsabilità, dovendosi, per converso, in relazione alla molteplicità dei compiti demandati alle forze di polizia, tener conto, nella valutazione della effettività delle ragioni addotte a sostegno della contingente impossibilità rappresentata, del complessivo comportamento della pubblica autorità, considerando 1) l'eventuale indicazione di date alternative (diverse da quelle stabilite dall'ufficiale giudiziario); 2) il numero delle volte in cui l'assistenza sia stata infruttuosamente richiesta; 3) la genericità o puntualità dei singoli motivi di diniego.

Cassazione civile sez. III  26 febbraio 2004 n. 3873  

 

In tema di esecuzione di sfratti a seguito di convalida di licenza per finita locazione, il potere attribuito al prefetto ed alla speciale commissione consultiva in punto di "graduazione" degli sfratti e di concessione della forza pubblica (art. 3 e ss. l. n. 61 del 1989) si sostanzia nella emanazione di tre distinti atti, quali il preventivo parere della commissione sui criteri da adottare nella individuazione delle priorità degli sfratti, il decreto prefettizio di "graduazione" (che stabilisce i criteri generali per l'autorizzazione all'assistenza della forza pubblica), l'atto specifico con cui la forza pubblica viene concessa per attuare, nel singolo caso concreto, l'ordine di rilascio contenuto nel provvedimento giurisdizionale. A prescindere dalla natura (amministrativa o meno) del decreto prefettizio di graduazione (natura che andrebbe correttamente individuata privilegiando il carattere meramente ausiliario e strumentale del provvedimento, rispetto a quelli strettamente giurisdizionali del processo esecutivo, sì che la sua eventuale illegittimità non dovrebbe rilevare "ex se"), il provvedimento di concessione (o di diniego), in concreto, della F.P., in quanto atto del tutto dovuto (a reg. ex art. 475, comma 3, c.p.c.), è privo di qualsiasi contenuto discrezionale - dovendosi riconoscere, al più, all'autorità di polizia un limitato margine di discrezionalità tecnica quanto alla scelta del momento concreto in cui prestare la propria assistenza - e si connota come singolo momento del più complesso procedimento di esecuzione, così che la sua eventuale illegittimità, impingendo posizioni di diritto soggettivo, trova il suo giudice naturale nel giudice dell'esecuzione (e non anche nel giudice amministrativo), e può essere contestata con il rimedio di cui all'art. 617, comma 2, c.p.c. Ne consegue che, una volta concesso il nulla osta all'assistenza della F.P., tale provvedimento può essere sospeso o differito dall'autorità che lo ha emanato soltanto per motivi strettamente tecnici (impossibilità, difficoltà, inopportunità di fornire materialmente la F.P.), ma non anche per motivi di merito (riguardanti, ad esempio, la inesistenza della urgente necessità dedotta dal locatore ex art. 3 l. n. 61 del 1989), dovendo ogni questione attinente all'esistenza o al sopravvenuto mutamento delle condizioni necessarie per l'assistenza della F.P. essere sollevata dinanzi al giudice dell'esecuzione che, in caso di illegittima revoca del provvedimento di concessione, ben può disapplicarla, ex art. 5 l. n. 2248 del 1865, all. E.

Cassazione civile sez. un.  26 maggio 1998 n. 5233  

 

Mentre il diritto soggettivo di credito al rilascio di un bene, previsto nell'art. 2930 c.c., riconosce al titolare del diritto di conseguire l'adempimento della obbligazione di consegna della cosa determinata, cioè l'adempimento di un'obbligazione di dare, il momento processuale della esecuzione per rilascio, attraverso il verbale di immissione redatto dall'ufficiale giudiziario ai sensi dell'art. 608 c.p.c. si esaurisce nella predisposizione dei mezzi tecnici di attuazione del trasferimento materiale del possesso dal debitore al creditore.

Cassazione civile sez. III  22 gennaio 1998 n. 607  



 
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