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Art. 2937 codice civile: Rinunzia alla prescrizione

Non può rinunziare alla prescrizione chi non può disporre validamente del diritto.

Si può rinunziare alla prescrizione solo quando questa è compiuta.

La rinunzia può risultare da un fatto incompatibile con la volontà di valersi della prescrizione (1).


Commento

Rinunzia: dismissione di un diritto da parte del suo titolare. È un atto unilaterale, meramente abdicativo, nel senso che non determina il trasferimento del diritto in capo ad altri soggetti, né necessariamente la sua estinzione.

 

(1) Poiché l’istituto della prescrizione soddisfa un’esigenza di ordine pubblico (quella di conferire certezza di rapporti giuridici), le norme che stabiliscono l’estinzione del diritto ed il tempo necessario perché ciò si verifichi, sono inderogabili: cioè, è nullo ogni patto tendente a modificare la disciplina legale. Il che vuol dire che nessuno potrà allungare o abbreviare i termini stabiliti dalla legge. Per ragioni analoghe, solo dopo che sia trascorso il tempo stabilito è consentita la rinuncia, la quale, peraltro, se compiuta prima di tale termine, sarebbe significativa di un tacito riconoscimento del debito e, in quanto tale, idonea a interrompere il termine di prescrizione. Per poter rinunziare occorre, comunque, avere il potere di disporre del vantaggio economico prodotto dalla prescrizione.

Come ogni manifestazione di volontà, la rinunzia può essere espressa o tacita: in questo caso, dovrà risultare da un fatto incompatibile con la volontà di valersi della prescrizione (es.: il pagamento di un acconto, la promessa di pagare a breve scadenza etc.).


Giurisprudenza annotata

Rinunzia alla prescrizione

L'azione di recupero di somme indebitamente corrisposte al pubblico dipendente da parte della P.A. è soggetta all'ordinaria prescrizione decennale. Non osta a tale conclusione l'art. 3, r.d. n. 295 del 1939, a tenore del quale, ove risulti effettuato il pagamento di somma prescritta da parte dell'Amministrazione, questa non ha facoltà di rinunciare alla prescrizione e alla relativa eccezione. La norma, infatti, si limita a prevedere l'obbligo della P.A. di procedere all'azione di recupero anche se il suo credito di indebito verso il dipendente sia già prescritto, senza la facoltà che l'art. 2937 c.c. conferisce a chi possa disporre validamente del diritto. Pertanto, la disposizione del 1939 risulta coerente con la norma codicistica appena citata, in quanto entrambe confermano l'impossibilità di rinunziare a crediti di cui non si abbia la disponibilità. Tutto ciò, peraltro, non significa che al privato accipiens non sia data l'eccezione di prescrizione dell'indebito per cui l'Amministrazione è tenuta ad agire .

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  11 giugno 2014 n. 6233  

 

La rinunzia alla prescrizione è un atto negoziale che implica la volontà di dismettere definitivamente il proprio diritto alla liberazione di un obbligo. Ne consegue che la mera dichiarazione del proprietario del fondo servente, resa al momento dell'acquisto del bene, avente ad oggetto la conoscenza dell'esistenza della servitù (nella specie di lume di grotta) non vale ad integrare rinunzia tacita ad avvalersi della prescrizione del diritto stesso. Cassa con rinvio, App. Napoli, 15/09/2006

Cassazione civile sez. II  01 agosto 2013 n. 18425  

 

In materia di crediti di lavoro di pubblici dipendenti non può configurarsi una rinuncia tacita dell'Amministrazione ad avvalersi della prescrizione, tenuto conto di quanto previsto dall'art. 3, comma 1 r.d. n. 295 del 1996 ("ove risulti effettuato il pagamento di somma prescritta, l'Amministrazione, se non abbia altro mezzo immediato per conseguire il rimborso, può trattenere il pagamento delle rate successive, ed in genere di qualunque altro credito che venga a maturarsi anche oltre il limite del quinto e fino al massimo di un terzo previa comunicazione scritta del relativo provvedimento amministrativo"), nonché della preclusione di cui all'art. 2937 comma 1 c.c., secondo cui non può rinunziare alla prescrizione chi non può disporre validamente del diritto. Ne consegue che il pagamento di emolumenti prescritti non preclude all'Amministrazione di eccepire l'intervenuta prescrizione di interessi e rivalutazione.

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. II  27 marzo 2013 n. 898  

 

La prescrizione presuntiva, anche se fondata su di una presunzione, non è un mezzo di prova, ma incide direttamente sul diritto sostanziale limitandone la protezione giuridica, in modo per sua natura non diverso, anche se più limitato, rispetto a quello derivante dalla prescrizione ordinaria, ed è pertanto regolata dagli stessi principi. Ne consegue che è applicabile alla prescrizione presuntiva il principio della rinunciabilità della prescrizione di cui all'art. 2937 c.c., e che la rinuncia può risultare anche tacitamente, purché vi sia una incompatibilità assoluta tra il comportamento del debitore e la volontà di avvalersi della causa estintiva del diritto altrui.

Cassazione civile sez. III  15 maggio 2012 n. 7527  

 

Le trattative tra assicuratore ed assicurato per la determinazione della esistenza e del contenuto del diritto all'indennizzo, non avendo come presupposto l'ammissione totale o parziale della pretesa avversaria e non rappresentando, quindi, riconoscimento del diritto altrui, ai sensi dell'art. 2944 c.c., non hanno efficacia interruttiva della prescrizione, né possono importare rinuncia tacita a far valere la prescrizione stessa, perchè non costituiscono fatti incompatibili in maniera assoluta con la volontà di avvalersi della causa estintiva del diritto altrui, come richiesto dal disposto dell'art. 2937, comma 3, c.c., a meno che dal comportamento di una delle parti risulti il riconoscimento del contrapposto diritto di credito e si accerti che la transazione è mancata solo per questioni attinenti alla liquidazione del credito e non anche all'esistenza di tale diritto.

Cassazione civile sez. III  21 dicembre 2011 n. 27930  

 

Qualora, in una situazione nella quale, dopo lo svolgimento di trattative per la definizione bonaria od anche in assenza di esse e della sola manifestazione della pretesa, sia maturata la prescrizione del diritto al risarcimento del danno da circolazione stradale, la società assicuratrice della responsabilità civile (o, come nella specie, il commissario liquidatore dell'impresa assicuratrice in l.c.a.) manifesti al danneggiato, con una lettera, l'invito a riprendere la trattativa per la "definizione del sinistro", il comportamento dell'assicuratore è apprezzabile come comportamento implicante rinunzia ad avvalersi della prescrizione già maturata agli effetti dell'art. 2937, comma 3, c.c.

Cassazione civile sez. III  30 marzo 2011 n. 7243  

 

Qualora, in una situazione nella quale, dopo lo svolgimento di trattative per la definizione bonaria o anche in assenza di esse e della sola manifestazione della pretesa, sia maturata la prescrizione del diritto al risarcimento del danno da circolazione stradale, la società assicuratrice della responsabilità civile o il commissario liquidatore dell'impresa assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa manifesti al danneggiato con una lettera l'invito a riprendere la trattativa per la definizione del sinistro, il comportamento dell'assicuratore è apprezzabile come comportamento implicante rinuncia ad avvalersi della prescrizione già maturata agli effetti dell'art. 2937, comma 3, c.c.

Cassazione civile sez. III  30 marzo 2011 n. 7234  

 

La rinuncia tacita ad avvalersi della prescrizione, ai sensi dell'art. 2937, comma 3, c.c., deve risultare da un comportamento del tutto incompatibile con la volontà di opporre la causa estintiva, non altrimenti interpretabile se non nel senso di ritenere non estinto il diritto altrui. Non integra tali requisiti il comportamento processuale che in sé rappresenta una necessaria difesa dei propri diritti, anche a fronte di altrettante pretese o eccezioni avanzate dalla controparte. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso di poter ravvisare una rinuncia tacita alla prescrizione del diritto del chiamato ad accettare l'eredità nella proposizione dell'eccezione di usucapione di un bene ereditario da parte dell'acquirente del medesimo bene).

Cassazione civile sez. II  21 marzo 2011 n. 6397  

 

 



 
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