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Art. 2940 codice civile: Pagamento del debito prescritto

Non è ammessa la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto.


Giurisprudenza annotata

Pagamento del debito prescritto

La previsione di cui all'art. 2940 cod. civ., secondo cui non è ammessa la ripetizione di somme pagate in adempimento di debiti prescritti, non è applicabile qualora l'attore in restituzione deduca l'insussistenza originaria o sopravvenuta del debito, agendo a tal fine ex art. 2033 cod. civ. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva accolto la domanda proposta dalla SACE, la quale, nell'agire in ripetizione di parte delle somme corrisposte all'assicurato, aveva addotto quale "causa petendi" la mancanza di causale per l'importo eccedente l'indennizzo assicurativo effettivamente dovuto, e non la prescrizione del debito al momento del pagamento). Rigetta, App. Roma, 29/05/2008

Cassazione civile sez. III  18 settembre 2014 n. 19654  

 

L'applicazione dell'art. 2940 cod. civ. esige che quello adempiuto sia un debito effettivamente esistente e che il pagamento presenti carattere spontaneo, posto che la "ratio" della norma è di evitare che chi paga quando non vi è più tenuto, sebbene originariamente obbligato, abbia successivamente a pentirsene, sicché, qualora il creditore abbia formalizzato la costituzione in mora del debitore, non opera il divieto di ripetizione delle somme. Rigetta, App. Roma, 29/05/2008

Cassazione civile sez. III  18 settembre 2014 n. 19654  

 

A seguito della privatizzazione disposta dal d.lg. n. 29 del 1993, i rapporti di lavoro degli enti pubblici (a eccezione di particolari ipotesi, ivi specificamente indicate) sono regolati dalla disciplina privatistica; ne consegue che, ove un ente pubblico paghi a propri dipendenti somme dovute a titolo di retribuzione o di t.f.r. per un debito prescritto, l'art. 3 l. n. 295 del 1939 è inapplicabile, ed essendo applicabile l'art. 2940 c.c., il pagamento è irripetibile.

Cassazione civile sez. lav.  26 ottobre 2007 n. 22503  

 

Il rapporto di lavoro dei dipendenti degli enti pubblici, a seguito della privatizzazione disposta con il d.lg. n. 29 del 1993, ha carattere assunto privatistico, a prescindere della natura economica o meno dell'ente pubblico; ne consegue che anche all'ente pubblico datore di lavoro si applica l'art. 2940 c.c. sulla irripetibilità del pagamento del debito prescritto. (Nella specie, un Comune, che aveva pagato ai dipendenti somme dovute a titolo di retribuzione e di t.f.r. il cui credito era prescritto, aveva annullato successivamente la determinazione trattenendo le somme relative sulle successive buste paga; la S.C., nel confermare la sentenza di merito che aveva ritenuto l'illegittimità dell'operato del Comune, ha affermato il principio su esteso ed ha escluso l'applicabilità dell'art. 3 del r.d.l. n. 295 del 1939 che, nel regime giuridico precedente la privatizzazione del rapporto, prevedeva la ripetibilità dei pagamenti relativi a debiti prescritti).

Cassazione civile sez. lav.  26 ottobre 2007 n. 22503  

 

Riveste carattere di norma speciale la disposizione di cui all'art. 3 del r.d.lg. 19 gennaio 1939 n. 295, secondo la quale ove risulti effettuato un pagamento di somma prescritta o, in genere, risultino pagate una o più rate non dovute di stipendi, pensioni o altri assegni, l'amministrazione può trattenere il pagamento delle rate successive o, in genere, di qualunque altro credito; pertanto, in caso di pagamento indebito, l'amministrazione previdenziale può sempre provvedere al recupero, anche in ipotesi di somme prescritte, in deroga alla norma di cui l'art. 2940 c.c., che dispone la non ammissibilità della ripetizione di ciò che sia stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto.

Corte Conti reg. (Friuli-Venezia Giulia) sez. giurisd.  18 gennaio 2007 n. 12  

 

Il disposto di cui all'art. 2940 c.c. — secondo cui non è ammessa la ripetizione di ciò che è spontaneamente pagato in adempimento di una debito prescritto — è applicabile anche nei confronti della Pubblica amministrazione tenuto conto che la tesi contraria sostanzialmente inferita da taluna giurisprudenza in base all'art. 3 r.d.l. 19 gennaio 1939 n. 295, conv. in l. 2 giugno 1939 n. 739 —secondo cui l'amministrazione può trattenere il pagamento di altri crediti che vengano a maturarsi (qualora non abbia altro mezzo per conseguire il rimborso), allorché risulti effettuato il pagamento di una somma prescritta o, in genere, se risultino pagate una o più rate non dovute di stipendi ed assegni equivalenti —non tiene a sufficienza conto del fatto che detta previsione è stata completamente superata dalla più recente legislazione in materia ed in particolare dall'art. 206 d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1092.

Corte Conti reg. (Toscana) sez. giurisd.  24 luglio 2006 n. 460  

 

In riferimento ai danni contabili indiretti cagionati a seguito ed a causa dell'ordinazione di spese fuori bilancio gli effetti interruttivi del corso della prescrizione si verificano, ai sensi dell'art. 2940 c.c., quando l'ente danneggiato abbia operato il riconoscimento della spesa in questione.

Corte Conti sez. II  18 ottobre 2004 n. 310  

 

Poiché ai sensi dell'art. 2940 c.c. "non è ammessa la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto", la richiesta da parte di un ente previdenziale di ripetizione di somme pagate nonostante l'intervenuta prescrizione non può trovare accoglimento.

Corte Conti reg. (Lombardia) sez. giurisd.  05 agosto 2004 n. 1105  

 

Quanto eventualmente pagato dal ricorrente al comune a fronte di una cartella di pagamento emessa ai fini della riscossione coattiva del maggior credito vantato dal comune a titolo di oneri urbanizzazione e costo di costruzione non è riconducibile all'ipotesi di cui all'art. 2940 c.c., e, pertanto, sussiste l'obbligo per il comune di restituire le relative somme, aumentate delle spese di procedura esattoriale sostenute e degli interessi legali calcolati dal giorno del pagamento sino alla data dell'effettiva restituzione, con esclusione della rivalutazione monetaria, trattandosi di indebito oggettivo, ai sensi dell'art. 2033 c.c.

T.A.R. Ancona (Marche)  12 maggio 2004 n. 296  

 

Avverso le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di norme costituzionali, di norme comunitarie, se di rango superiore a quelle ordinarie, di norme processuali, di principi generali dell'ordinamento, nonché per mancanza assoluta, mera apparenza o insanabile contraddittorietà della motivazione. è pertanto inammissibile il motivo di ricorso con il quale si denunci la violazione dell'art. 2940 c.c., per non avere il giudice di pace ritenuto non ripetibile la somma pagata in adempimento di un debito prescritto.

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2003 n. 8335  

 

L'erogazione di maggiori somme, a titolo di arretrati pensionistici, derivante dalla mancata eccezione di prescrizione dei relativi crediti, integra gli estremi del pagamento irripetibile ai sensi dell'art. 2940 c.c.

Corte Conti reg. (Valle d'Aosta) sez. giurisd.  19 dicembre 2002 n. 41

 



 
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