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Art. 2943 codice civile: Interruzione da parte del titolare

La prescrizione è interrotta dalla notificazione dell’atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione ovvero conservativo o esecutivo (1).

E’ pure interrotta dalla domanda proposta nel corso di un giudizio.

L’interruzione si verifica anche se il giudice adito è incompetente.

La prescrizione è inoltre interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore (2) e dall’atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiara la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri.


Commento

Interruzione: consiste nell’arresto del termine prescrizionale, per il verificarsi di una determinata causa. Più precisamente, l’interruzione si ha quando il diritto, dopo un periodo di inerzia da parte del suo titolare, viene nuovamente esercitato. A differenza che in caso di sospensione, in seguito ad un’interruzione, inizia a decorrere un nuovo periodo di prescrizione, senza poter tener conto, ai fini del computo, di quello precedente.

 

(1) Ha efficacia interruttiva della prescrizione soltanto la domanda con la quale il titolare fa valere in giudizio il diritto del quale l’altra parte potrebbe eccepire la prescrizione.

 

(2) Pertanto interrompe la prescrizione soltanto la richiesta di adempimento che sia fatta per iscritto: allo scopo può essere utile anche un atto di citazione non idoneo ad instaurare il processo per nullità della notifica.

 


Giurisprudenza annotata

Interruzione della prescrizione

Nell'espropriazione forzata, il ricorso per intervento, recante istanza di partecipazione alla distribuzione della somma ricavata, è equiparabile alla "domanda proposta nel corso di un giudizio" idonea, a mente dell'art. 2943, secondo comma, cod. civ., ad interrompere la prescrizione dal giorno del deposito del ricorso ed a sospenderne il corso sino all'approvazione del progetto di distribuzione del ricavato della vendita. Rigetta, App. Potenza, 23/09/2010

Cassazione civile sez. III  19 dicembre 2014 n. 26929  

 

Il precetto non è un atto diretto alla istaurazione di un giudizio, né del processo esecutivo, sicché interrompe la prescrizione senza effetti permanenti ed il carattere solo istantaneo dell'efficacia interruttiva sussiste anche nel caso in cui, dopo la sua notificazione, l'intimato abbia proposto opposizione. Ove, peraltro, il creditore opposto, nel costituirsi, chieda il rigetto dell'opposizione o, comunque, formulato una domanda tendente all'affermazione del proprio diritto di procedere all'esecuzione, compie un'attività processuale rilevante ai sensi dell'art. 2943, secondo comma, cod. civ., con la conseguenza che, ai sensi dell'art. 2945, secondo comma, cod. civ., la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio. Rigetta, Trib. Benevento, 27/05/2008

Cassazione civile sez. III  19 settembre 2014 n. 19738  

 

In tema di usucapione, poiché con il rinvio fatto dall'art. 1165 c.c. all'art. 2943 c.c., risultano tassativamente elencati gli atti interruttivi del possesso, non e consentito attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli stabiliti dalla legge, con la conseguenza che non può riconoscersi tale efficacia se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, ovvero ad atti giudiziali diretti a ottenere ope iudicis la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapiente.

Cassazione civile sez. II  31 luglio 2014 n. 17488  

 

A norma dell’art. 2952 c.c. comma 2, i diritti derivanti dal contratto di assicurazione si prescrivono in un anno a decorrere dall’evento coperto da garanzia e, come eccepito da parte del terzo chiamato, gli atti di costituzione in mora versati nella produzione degli attori non appaiono idonei ad interrompere la prescrizione. L’atto di costituzione in mora del debitore, per produrre i suoi effetti e, in particolare, l’effetto interruttivo della prescrizione, deve essere diretto al suo legittimo destinatario; esso può avere efficacia interruttiva della prescrizione, ai sensi dell’art. 2943, comma 4, c.c., anche qualora sia indirizzato al rappresentante del debitore, ovvero ad un soggetto che abbia agito in tale qualità, benché privo del potere di rappresentanza, qualora risulti applicabile il principio dell’apparenza del diritto.

Tribunale Salerno sez. II  01 luglio 2014 n. 3243  

 

L'accertamento tecnico preventivo rientra nella categoria dei giudizi conservativi, per cui la notificazione del relativo ricorso - con il pedissequo decreto giudiziale - determina, ai sensi dell'art. 2943 c.c., la interruzione della prescrizione, che si protrae sino alla conclusione del procedimento che coincide ritualmente con il deposito della relazione del consulente nominato.

Cassazione civile sez. III  16 giugno 2014 n. 13662  

 

Affinché un atto possa acquisire efficacia interruttiva della prescrizione, a norma dell'art. 2943 quarto comma, c.c., esso deve contenere anche l'esplicitazione di una pretesa, vale a dire una intimazione o richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito, anche tramite il suo rappresentante, di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto passivo, con l'effetto di costituirlo in mora.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  05 giugno 2014 n. 5982  

 

In tema di sanzioni amministrative, poiché l’art. 28, comma 2, della L. 24 novembre 1981 n. 689 rinvia alle norme del codice civile per ciò che concerne l’interruzione della prescrizione, deve riconoscersi l’idoneità ad interrompere il decorso del relativo termine anche al verbale di accertamento dell’infrazione ritualmente notificato, in quanto atto idoneo a costituire in mora il debitore a norma dell’art. 2943 c.c., oltre che dichiarativo della volontà dell’Amministrazione di infliggere la pena.

Tribunale Torre Annunziata  06 maggio 2014 n. 1513  

 

Nella controversia tra il rivendicante e il possessore, il quale eccepisca l'intervenuto acquisto del diritto di proprietà in ragione dell'esercitata signoria di fatto sull'immobile per un ventennio, le attività recuperatorie poste in essere dal primo anteriormente alla introduzione del giudizio sono irrilevanti, ove non si siano validamente estrinsecate negli atti idonei alla privazione del possesso nei confronti della controparte, protratta per un anno, previsti dal comma 1 dell'art. 1167 c.c., ovvero alla interruzione della prescrizione, previsti dai primi due commi dell'art. 2943 c.c. e applicabili per rinvio ricettizio dall'art. 1165 c.c. Non è consentito, infatti, attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli stabiliti dalle norme citate, per quanto con essi si sia inteso manifestare la volontà di conseguire o conservare il diritto. In entrambi i casi normativamente previsti (naturale e giudiziale), peraltro, gli atti di interruzione per essere efficaci devono essere rivolti direttamente nei confronti del possessore medesimo, in guisa da intervenire su detta situazione, impedendola o contestandola. Per conseguire tale risultato, il proprietario pertanto - uscendo dallo stato di inerzia - deve o privare il possessore della disponibilità materiale del bene, determinando una interruzione naturale del possesso, ovvero compiere un atto di esercizio del diritto proponendo nei confronti del possessore stesso ed esclusivamente su di esso una domanda giudiziale intesa a recuperarlo.

Cassazione civile sez. II  21 marzo 2014 n. 6785  

 

In tema di sanzioni amministrative, ogni atto del procedimento previsto dalla legge per l'accertamento della violazione e per l'irrogazione della sanzione, ha la funzione di far valere il diritto dell'Amministrazione alla riscossione della pena pecuniaria, in quanto, costituendo esso esercizio della pretesa sanzionatoria, è idoneo a costituire in mora il debitore ai sensi dell'art. 2943 c.c. e, quindi, esplica efficacia interruttiva del previsto termine di prescrizione, dovendo ritenersi che, in tema di prescrizione del diritto a riscuotere i proventi delle sanzioni amministrative, agli atti procedimentali che hanno la funzione di far valere il diritto dell'Amministrazione alla riscossione della pena pecuniaria (e costituiscono, quindi, con le prestabilite caratteristiche di contenuto e di forma, esercizio della pretesa sanzionatoria) deve essere attribuita efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi del secondo comma dell'art. 28 della l. 24 novembre 1981 n. 689, il quale rinvia alle norme del c.c. per ciò che concerne l'interruzione della prescrizione.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  05 marzo 2014 n. 2544  

 

In tema di possesso ad usucapione, con il rinvio fatto dall'art. 1165 c.c. all'art. 2943 c.c., la legge elenca tassativamente gli atti interruttivi, cosicché non è consentito attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli stabiliti dalla norma da ultimo citata, per quanto con essi si sia inteso manifestare la volontà di conservare il diritto, giacché la tipicità dei modi di interruzione della prescrizione non ammette equipollenti; pertanto, non potendo riconoscersi efficacia interruttiva del possesso (oltre che ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, ipotesi pacificamente non ricorrente nella specie) se non ad atti giudiziali diretti ad ottenere "ope iudicis" la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapiente, deve escludersi "in radice" tale efficacia interruttiva ad altri atti come la diffida o la messa in mora (ordinanze di sgombero, difese dell'Amministrazione in giudizi promossi avverso le relative ordinanze di sgombero), a nulla rilevando in senso contrario che essi provengano da una p.a.

T.A.R. Bari (Puglia) sez. III  19 febbraio 2014 n. 266  



 
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