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Art. 2945 codice civile: Effetti e durata dell’interruzione

Per effetto dell’interruzione s’inizia un nuovo periodo di prescrizione (1).

Se l’interruzione è avvenuta mediante uno degli atti indicati dai primi due commi dell’art. 2943, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio (2).

Se il processo si estingue, rimane fermo l’effetto interruttivo e il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell’atto interruttivo.

Nel caso di arbitrato la prescrizione non corre dal momento della notificazione dell’atto contenente la domanda di arbitrato sino al momento in cui il lodo che definisce il giudizio non è più impugnabile o passa in giudicato la sentenza resa sull’impugnazione.

 


Commento

Sentenza: [v. 2818]; Arbitrato (procedimento arbitrale): [v. 2691]; Lodo: [v. 2819].

 

Passaggio in giudicato: indica l’immodificabilità del provvedimento del giudice, quando siano stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione (rimedi che consentono alla parte lesa da un provvedimento di chiederne il riesame ad altro giudice) ovvero quando gli stessi non siano più proponibili per il decorso dei termini.

 

(1) A seguito dell’interruzione, il periodo prescrizionale precedentemente trascorso perde qualsiasi efficacia e comincia a decorrere un nuovo termine di prescrizione.

 

(2) Se l’interruzione è avvenuta con il riconoscimento o con un atto semplice (come la messa in mora [v. 1219]) il nuovo termine di prescrizione comincia a decorrere immediatamente; se invece è avvenuta mediante domanda giudiziale, il tempo ricomincerà a trascorrere dal momento del passaggio in giudicato della sentenza (quando cioè non sarà più possibile proporre mezzi di impugnazione) o dalla estinzione del giudizio stesso.

 

 


Giurisprudenza annotata

Effetti e durata dell'interruzione

Ai sensi dell'art. 2945 comma 2, c.c. l'effetto interruttivo della prescrizione determinato dalla promozione di un'azione giudiziaria ha carattere permanente anche nel caso in cui il giudizio si concluda con una sentenza dichiarativa di difetto di giurisdizione, non essendo tale ipotesi assimilabile a quella di estinzione del processo, considerata dall'ultimo comma dello stesso art. 2945, purché la domanda proposta dinanzi al giudice carente di giurisdizione sia la medesima poi introdotta innanzi al giudice dotato di giurisdizione sulla controversia. Annulla in parte TAR Puglia, Bari, sez. II, n. 2586 del 2003

Consiglio di Stato sez. V  02 ottobre 2014 n. 4930  

 

Il precetto non è un atto diretto alla istaurazione di un giudizio, né del processo esecutivo, sicché interrompe la prescrizione senza effetti permanenti ed il carattere solo istantaneo dell'efficacia interruttiva sussiste anche nel caso in cui, dopo la sua notificazione, l'intimato abbia proposto opposizione. Ove, peraltro, il creditore opposto, nel costituirsi, chieda il rigetto dell'opposizione o, comunque, formulato una domanda tendente all'affermazione del proprio diritto di procedere all'esecuzione, compie un'attività processuale rilevante ai sensi dell'art. 2943, secondo comma, cod. civ., con la conseguenza che, ai sensi dell'art. 2945, secondo comma, cod. civ., la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio. Rigetta, Trib. Benevento, 27/05/2008

Cassazione civile sez. III  19 settembre 2014 n. 19738  

 

La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile all'atto con cui si inizia un giudizio, determina, ai sensi dell'art. 2945 comma 2 c.c., l'interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, anche nei confronti del condebitore solidale del fallito, ai sensi dell'art. 1310 comma 1 c.c. (In applicazione del principio, la S.C. ha annullato con rinvio la decisione con cui il giudice di merito aveva accolto l'opposizione a precetto proposta da uno dei coobbligati solidali del fallito, sul presupposto dell'intervenuta prescrizione decennale, nei suoi riguardi, del credito oggetto di un provvedimento monitorio dal medesimo condebitore, mentre, per contro, la presentazione dell'istanza di insinuazione del credito nel passivo fallimentare aveva dispiegato efficacia interruttiva anche nei confronti di tale soggetto). Cassa con rinvio, Trib. Benevento, 26/06/2008

Cassazione civile sez. III  17 luglio 2014 n. 16408  

 

La presentazione dell'istanza di insinuazione del credito nel passivo fallimentare, equiparabile all'atto con cui si inizia un giudizio, determina l'interruzione della prescrizione del credito medesimo con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, in applicazione del principio generale fissato dall'art. 2945, comma secondo, c.c. e tale interruzione opera ai sensi dell'art. 1310, comma primo, c.c., anche nei confronti del condebitore solidale del fallito, pur se questi non abbia opposto, diversamente dagli altri condebitori solidali, il decreto ingiuntivo, sia pure con riferimento, per il predetto obbligato, al termine di prescrizione dell'actio iudicati.

Cassazione civile sez. III  17 luglio 2014 n. 16408  

 

La rinuncia in corso di causa ad una delle domande è equiparabile, ai fini dell'applicabilità dell'art. 2945 c.c. (applicabile anche in materia di usucapione ai sensi dell'art. 1165 c.c.), all'ipotesi estintiva determinata dalla rinuncia agli atti del giudizio ex art. 306 c.p.c., e, pertanto, comporta il venir meno dell'effetto interruttivo permanente alla prescrizione lasciando salva solo l'interruzione istantanea prodotta dalla domanda rinunciata.

Cassazione civile sez. II  03 dicembre 2013 n. 27044  

 

La sanzione dell'estinzione, dichiarabile anche d'ufficio nel processo civile, ancorché più stringente e rigorosa della perenzione del giudizio amministrativo, non impedisce alle parti che non hanno coltivato il processo, di promuoverne un secondo sulla medesima situazione sostanziale. Ne consegue che il decreto di perenzione di un giudizio amministrativo non preclude, in via astratta, la possibilità di un ricorso al Tar per la tutela della medesima situazione sostanziale; nel caso di specie, la perenzione non pregiudica il nuovo ricorso al Tar, poiché i termini di prescrizione sono stati, contemporaneamente, interrotti e sospesi dall'azione proposta dinanzi al giudice ordinario, a mente del combinato disposto degli artt. 2943 comma 1, e 2945 comma 2 c.c. Anche a voler ritenere applicabile al caso di specie l'art. 2945 comma 3 c.c. a tenore del quale «se il processo si estingue rimane fermo l'effetto interruttivo e il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell'atto interruttivo», i due anni che vanno dalla perenzione del precedente giudizio amministrativo alla proposizione del nuovo ricorso al Tar non sarebbero sufficienti a produrre l'estinzione del diritto di azione

T.A.R. Bari (Puglia) sez. III  06 novembre 2013 n. 1489  

 

Il termine annuale, entro cui deve essere dichiarato il fallimento dell'imprenditore ritirato o del socio illimitatamente responsabile cessato, ai sensi degli art. 10 e 147, secondo comma, l. fall., non è assimilabile alla prescrizione, in quanto trova giustificazione nell'interesse alla certezza delle situazioni giuridiche, che verrebbe frustrato ove fosse sufficiente, entro l'anno, la mera presentazione dell'istanza: pertanto, il deposito del ricorso per la dichiarazione di fallimento e la pendenza del relativo procedimento non ne interrompono il decorso, risultando inapplicabili gli artt. 2943 e 2945 cod. civ. Rigetta, App. Napoli, 30/05/2011

Cassazione civile sez. VI  25 ottobre 2013 n. 24199  

 

In tema di estinzione del processo di appello, dalla quale deriva, ai sensi dell'art. 338 cod. proc. civ., il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, il termine di prescrizione dell'"actio iudicati" decorre non già dal momento in cui è intervenuto l'evento estintivo, ma dalla declaratoria di estinzione del processo, ossia da quando si dà luogo all'effetto estintivo, in quanto il combinato disposto degli artt. 2945 cod. civ. e 338 cod. proc. civ., letto alla luce del principio di ragionevolezza nonché del principio del contraddittorio, impone che il "dies a quo" debba coincidere con la pronuncia che ha reso le parti partecipi dello stesso evento. Cassa senza rinvio, App. L'Aquila, 04/04/2007

Cassazione civile sez. II  11 ottobre 2013 n. 23156  

 

In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art. 2495 c.c. (novellato dal d.lg. n. 6 del 2003), nondimeno entro il termine di un anno da tal evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10 legge fall., che la società sia dichiarata fallita se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento.

Cassazione civile sez. I  26 luglio 2013 n. 18138  

 

Non è condivisibile l’opinione secondo la quale, essendo stata prevista, dopo la riforma dell’art. 282 cpc introdotta con la l.353/1990, la provvisoria esecutività delle sentenze di primo grado, la prescrizione decorrerebbe dalla data della pronuncia; difatti, anche dopo la modifica dell’art. 282 cpc, il testo dell’art. 2945, comma 2 c.c., è rimasto immutato, pertanto – non potendo tale norma ritenersi implicitamente abrogata – la prescrizione continua a considerarsi interrotta sino al passaggio in giudicato della sentenza, in modo che solo da tale momento ha inizio un nuovo decorso del termine prescrizionale.

Tribunale Napoli sez. V  27 giugno 2013 n. 8265  

 



 
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Commenti
22 Feb 2016 Regina Frigerio

c’è una sentenza di appello depositata nel 2004 che respinge la domanda di risarcimento da incidente stradale con condanna al pagamento delle sole spese legali; nel 2005 ho fatto ricorso cassazione respinto nel 2010. Nel 2016 chiedono il pagamento delle spese legali come da sentenza di Corte d’appello del 2004 esecutiva, Il credito è prescritto? Grazie molte