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Art. 2946 codice civile: Prescrizione ordinaria

Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni (1) (2) (3).


Commento

(1) Quindi, se non è previsto un termine più breve o più lungo, si applicherà quello decennale.

 

(2) Tra le prescrizioni ultradecennali, si può ricordare quella ventennale in tema di diritti reali su cosa altrui (superficie [v. 952], enfiteusi [v. 957], usufrutto [v. 978], uso [v. 1021], abitazione [v. 1022], e in tema di ipoteca [v. 2808]).

Tra le prescrizioni infradecennali, oltre a quelle previste dagli artt. 2947-2953, possono ricordarsi quelle in materia di annullamento dei negozi [v. 1442]: così in cinque anni si prescrive l’azione di annullamento dell’accettazione espressa per violenza e dolo [v. 482].

 

(3) In materia tributaria, l’art. 8, c. 3, l. 27-7-2000, n. 212 (Statuto del contribuente) pone il divieto di stabilire (o prorogare) termini di prescrizione oltre il limite ordinario previsto dal codice civile.

Il diritto al rimborso di moneta elettronica si estingue per prescrizione nei termini ordinari (art. 114ter, d.lgs. 385/1993).

 

È questa una cd. norma di chiusura applicabile, cioè, ove il legislatore non abbia specificamente previsto un diverso termine.


Giurisprudenza annotata

 

Prescrizione ordinaria

Il diritto, riconosciuto agli eredi del socio di una società di persone dal combinato disposto degli artt. 2284 e 2289, primo comma, cod. civ., alla liquidazione della quota sociale già in titolarità del "de cuius", ha natura analoga al diritto di credito che sarebbe spettato al socio stesso per l'ipotesi di recesso attuato prima della morte, sicché è soggetto alla prescrizione quinquennale ex art. 2949 cod. civ., applicabile a tutti i diritti derivanti dal rapporto sociale, e non al più lungo termine, decennale, sancito dall'art. 2946 cod. civ., atteso il carattere speciale della prima di tali disposizioni, la cui "ratio" è quella di assicurare la certezza della definizione dei rapporti societari. Cassa con rinvio, App. Brescia, 19/09/2008

Cassazione civile sez. I  23 ottobre 2014 n. 22574  

 

L'azione di recupero di somme indebitamente corrisposte al pubblico dipendente da parte della P.A. è soggetta all'ordinaria prescrizione decennale di cui all'art. 2946 c.c. e alla relativa disciplina civilistica circa i modi e termini di interruzione e sospensione.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  10 ottobre 2014 n. 5294  

 

Trovano piena applicazione in materia di concessioni edilizie e di relativi costi a carico dei titolari nei confronti della pubblica amministrazione le norme del codice civile in materia di prescrizione del credito. Non è contenuta, infatti, nella legge 10/1977, una espressa disciplina in tal senso. I diritti connessi ai contributi dovuti per la realizzazione di opere edilizie sono, perciò, assoggettati al termine ordinario decennale di prescrizione previsto dall'art. 2946 c.c.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. I  30 luglio 2014 n. 1226  

 

L'azione o eccezione con la quale l'Inps intenda fare accertare la nullità, totale o parziale, della posizione previdenziale di un lavoratore, per inesistenza del rapporto di lavoro sottostante, è imprescrittibile, ai sensi dell'art. 1442 c.c., ancorché sia assoggettata a prescrizione decennale, ai sensi dell'art. 2946 c.c., l'azione di ripetizione dei contributi indebitamente versati.

Cassazione civile sez. lav.  18 luglio 2014 n. 16493  

 

L'azione promossa dal lavoratore subordinato per il riconoscimento di un inquadramento superiore si prescrive nell'ordinario termine decennale di cui all'art. 2946 c.c. mentre l'azione volta ad ottenere le differenze retributive conseguenti al riconoscimento del superiore inquadramento è soggetta a prescrizione nel termine quinquennale previsto dall'art. 2948 c.c., quest’ultimo decorrente anche quando il diritto a tali differenze venga fatto valere contemporaneamente al diritto all'attribuzione della qualifica superiore soggetto al termine prescrizionale più ampio.

Tribunale Milano  25 giugno 2014

 

Il termine stabilito dal quarto comma dell'art. 103 DPR 11 luglio 1980 n. 382, per presentare la domanda di riconoscimento del servizio già prestato non può essere considerato perentorio e la prescrizione alla quale è sottoposto l'esercizio del diritto deve, in mancanza di espressa diversa previsione, ritenersi quella generale di cui all'art. 2946 c.c., mentre solo le azioni dirette ad ottenere le differenze retributive derivanti dal riconoscimento della nuova qualifica si prescrivono nel termine quinquennale previsto dall'art. 2948 n.4 c.c.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. II  11 giugno 2014 n. 3221

 

La disposizione di cui all'art. 35 comma 18, l. n. 47 del 1985 sul termine breve di prescrizione è una norma di carattere speciale, che deroga alla generale disciplina civilistica di cui all'art. 2946 c.c., in tema di durata decennale della prescrizione dei diritti di credito, nonché a quanto sancito dall'art. 2935 c.c., in forza del quale la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Trattandosi di una disposizione di carattere speciale, la sua applicazione deve restare circoscritta all'ambito della fattispecie disciplinata dalla norma richiamata, essendo esclusa ogni possibilità di interpretazione estensiva o analogica al di fuori dell'ipotesi strettamente tipizzata dal legislatore quale nella specie, in casi in cui la domanda si perfezioni per silenzio assenso.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  05 maggio 2014 n. 4629  

 

In relazione alla pretesa restitutoria legata alle maggiori somme pagate in forza di clausole nulle regolanti i rapporti di conto corrente, la prescrizione applicabile alla fattispecie è senz'altro quella ordinaria decennale ex art. 2946 c.c., invece che quella breve di cui all'art. 2948, n. 4, c.c. (riguardante la domanda diretta a conseguire gli interessi che maturano annualmente o in termini più brevi, e non la restituzione di un complessivo maggior credito che includa gli stessi interessi in quanto indebitamente corrisposti). In conformità, al dictum della Corte Costituzionale (sentenza 5.4.2012, n. 78 ) (laddove ha stabilito che il momento in cui il diritto può essere fatto valere non coincide con il giorno dell'annotazione, ma con quello del pagamento effettivo, che presuppone la chiusura definitiva del conto e l'estinzione del relativo rapporto) nonché all'arresto delle Sezioni Unite del 2010 (n. 24418), deve ritenersi che il conto corrente bancario configuri un contratto unitario che dà luogo ad un unico rapporto giuridico, ancorché articolato in una pluralità di atti esecutivi; sicché è solo con la chiusura del conto che si stabiliscono definitivamente i crediti e debiti delle parti tra loro. La ripetizione dell'indebito oggettivo postula, peraltro, un pagamento ex art. 2033 c.c. che, avuto riguardo alle modalità di funzionamento del rapporto di conto corrente, spesso si rende configurabile soltanto all'atto della chiusura del conto. Nel rapporto di conto corrente bancario, è necessario distinguere gli atti giuridici da cui sorgono diritti di credito dalle semplici operazioni contabili di accreditamento e addebitamento, realizzate secondo la tecnica delle scritture e delle registrazioni, che si limitano a rappresentare le modificazioni oggettive e quantitative che subisce l'unico rapporto obbligatorio, nel corso del suo svolgimento. In tale prospettiva va dunque operata una distinzione tra rimesse con finalità solutoria, ossia rivolte a rientrare da saldi debitori, e rimesse con finalità meramente ripristinatoria dell'affidamento disponibile, atteso che, sempre in ossequio alla giurisprudenza di legittimità, solo in relazione alle prime la prescrizione può farsi decorrere dalla data del versamento (nel caso in esame, la Banca non ha mai indicato quali fossero le rimesse aventi, in tutto o in parte, finalità solutoria, astrattamente suscettibili, come tali, di far decorrere la prescrizione del diritto alla ripetizione da un momento anteriore alla chiusura del conto; essa, in sostanza, non ha neppure mai specificato e dato concretezza alla propria eccezione, che, così come proposta, non può che essere rigettata).

Tribunale Bari sez. II  24 aprile 2014 n. 2071  

 

La prescrizione del diritto a conseguire la ripetizione delle somme versate per anatocismo è quella decennale ordinaria ex art. 2946 c.c., ed il termine prescrizionale decorre dalla chiusura del conto nel caso di rimesse meramente ripristinatorie della provvista, o dalla data di annotazione in conto delle singole poste nel caso di rimesse solutorie.

Tribunale Reggio Emilia sez. II  23 aprile 2014 n. 650  

 



 
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