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Art. 2947 codice civile: Prescrizione del diritto al risarcimento del danno

Il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato (1).

Per il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si prescrive in due anni (2).

In ogni caso, se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile (3). Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nei termini indicati dai primi due commi, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile (4).


Commento

Risarcimento del danno: [v. Libro IV, Titolo IX]; Fatto illecito: [v. 1173].

 

Reato: ogni fatto umano al quale l’ordinamento giuridico ricollega una sanzione penale, vale a dire una pena inflitta dall’Autorità giudiziaria a seguito di un procedimento giurisdizionale (cd. pena criminale).

 

(1) Nella nozione di illecito civile si comprende ogni comportamento doloso e colposo che cagioni un danno ingiusto ad una persona.

 

(2) Va precisato, al riguardo, che in caso di condanna generica al risarcimento di danni da liquidarsi in separato giudizio, l’azione diretta alla liquidazione di tali danni è soggetta alla prescrizione decennale prevista dall’art. 2953 [v. ®]. Il termine decennale decorre dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna generica.

 

(3) La prima parte del comma 3, risponde all’esigenza di evitare che colui che abbia compiuto un reato dal quale derivino conseguenze civili, possa sottrarsi all’obbligo di risarcimento facendo valere il più breve termine della prescrizione civile.

 

(4) Una ipotesi recentemente disciplinata riguarda la prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da mancato recepimento nell’ordinamento dello Stato di direttive o altri provvedimenti obbligatori comunitari; tale prescrizione soggiace, in ogni caso, alla disciplina di cui all’art. 2947 (trattandosi di un fatto illecito ex art. 2043) e decorre dalla data in cui il fatto, dal quale sarebbero derivati i diritti se la direttiva fosse stata tempestivamente recepita, si è effettivamente verificato (art. 4, c. 43, l.183/2011).

 

A partire dalla presente norma, il codice elenca le ipotesi di prescrizione «breve» in deroga a quella ordinaria decennale. Nel caso di specie, il più breve termine prescrizionale è dovuto alla considerazione della rilevata incidenza che ha il ricorso alla prova per testimoni [v. 2721], per dimostrare la sussistenza dei fatti costitutivi dell’illecito; infatti col decorso del tempo può svanire nelle persone il ricordo dei fatti sui quali esse saranno chiamate a deporre.

 


Giurisprudenza annotata

Prescrizione del diritto al risarcimento danno.

In tema di risarcimento del danno da atto amministrativo illegittimo, la domanda di annullamento dell'atto proposta al giudice amministrativo - nell'assetto normativo anteriore alla legge 21 luglio 2000, n. 205, che ha concentrato presso tale giudice la tutela risarcitoria con la demolitoria - esprime la volontà del danneggiato di reagire all'azione autoritativa illegittima e, quindi, interrompe per tutta la durata del processo amministrativo il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria, successivamente esercitata dinanzi al giudice ordinario. Rigetta, App. Roma, 30/07/2007

Cassazione civile sez. un.  03 dicembre 2014 n. 25572

 

Qualora l'illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, ancorché per difetto di querela, all'azione civile di risarcimento si applica, ai sensi dell'art. 2947, terzo comma, cod. civ., l'eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato, decorrente dalla data del fatto, purché il giudice civile accerti, "incidenter tantum", con gli strumenti probatori ed i criteri propri del relativo processo, l'esistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, sia soggettivi che oggettivi. Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 11/10/2010

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2014 n. 24988  

 

Nel caso in cui l'illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche se per mancata presentazione della querela, l'eventuale, più lunga prescrizione prevista per il reato, si applica anche all'azione di risarcimento, a condizione che il giudice civile accerti, incidenter tantum, e con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto - reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi, e la prescrizione stessa decorre dalla data del fatto, atteso che l'art. 2947 c.c., comma 3, a tenore della quale "se il fatto è considerato dalla legge come reato", non consente la differente interpretazione, secondo cui tale maggiore termine sia da porre in relazione con la procedibilità del reato (fattispecie relativa ad un sinistro stradale in cui la parte, pur avendo riportato lesioni, non aveva presentato querela).

Cassazione civile sez. III  25 novembre 2014 n. 24988  

 

In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito, la previsione dell'art. 2947 cod. civ. (secondo il quale, se il fatto è previsto dalla legge come reato, e per il reato stesso è prevista una prescrizione più lunga, questa si applica anche all'azione civile) si riferisce, senza alcuna discriminazione, a tutti i possibili soggetti passivi della pretesa risarcitoria, e si applica, pertanto, non solo all'azione civile esperibile contro la persona penalmente imputabile, ma anche all'azione civile diretta contro coloro che siano tenuti al risarcimento a titolo di responsabilità indiretta (nella specie, la Corte ha ritenuto applicabile il suesposto principio, atteso che la vertenza aveva ad oggetto l'azione di risarcimento proposta dalla sorella di una passeggera di un aliscafo morta in seguito ad un grave trauma cranico riportato dopo che il mezzo su cui viaggiava aveva urtato violentemente contro una scogliera).

Cassazione civile sez. VI  14 novembre 2014 n. 24347  

 

L'art. 445 comma 1 bis c.p.p., nel disporre che salvo quanto previsto dall'art. 653, la sentenza prevista dall'art. 444, comma 2 non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi, si riferisce al contenuto della sentenza. L'inefficacia, peraltro, non si spinge fino alla finzione di considerare tamquam non esset la sentenza stessa, ai fini dell'art. 2947, comma 3, c.c., altro essendo l'effetto della sentenza, altro la considerazione della stessa come termine a quo della prescrizione.

Cassazione civile sez. III  16 giugno 2014 n. 13669

 

La natura extracontrattuale della responsabilità della pubblica amministrazione da attività provvedimentale illegittima (ma la conclusione non muterebbe, se la responsabilità venisse qualificata di natura precontrattuale), implica l'applicazione del termine quinquennale di prescrizione ex art. 2947 cod. civ. (Riforma parzialmente TRGA Bolzano, n. 294/2005).

Consiglio di Stato sez. VI  21 maggio 2014 n. 2610

 

La responsabilità del Ministero della Salute per i danni conseguenti ad infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratte da soggetti emotrasfusi è di natura extracontrattuale, né sono ipotizzabili, al riguardo, figure di reato tali da innalzare i termini di prescrizione (epidemia colposa o lesioni colpose plurime); ne consegue che il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale che decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947 co. 1 cod. civ., non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all'esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche. Il suddetto principio in tema di "exordium praescriptionis", non apre la strada ad una rilevanza della mera conoscibilità soggettiva del danneggiato, dovendosi ancorare a due parametri obiettivi, l'uno interno e l'altro esterno al soggetto, e cioè da un lato al parametro dell'ordinaria diligenza, dall'altro al livello di conoscenze scientifiche dell'epoca (nella specie, gli eredi avevano proseguito il giudizio al fine di ottenere esclusivamente il risarcimento del danno "iure hereditatis"). La pretesa risarcitoria vantata "iure proprio" si fonda su una condotta integrante il reato di omicidio colposo e la stessa può essere fatta valere soltanto in conseguenza del decesso del congiunto. In tal caso si applica il termine ordinario decennale di prescrizione, decorrente dalla morte della vittima. Viceversa l'altra pretesa risarcitoria trova il suo fondamento nella posizione di eredi assunta dai familiari del trasfuso, che, se fosse stato ancora in vita, a causa della commissione del reato di lesioni personali colpose, avrebbe potuto far valere il proprio diritto, il quale, invece, a seguito del suo decesso, si è trasferito ai successori. In riferimento a tale pretesa vantata "iure hereditatis" il termine di prescrizione è quinquennale ed esso decorre dalla data di proposizione della domanda finalizzata ad ottenere l'indennizzo previsto dalla L. n. 210/1992.

Tribunale Bari sez. III  23 aprile 2014 n. 2050  



 
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