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Art. 2948 codice civile: Prescrizione di cinque anni

Si prescrivono in cinque anni:

1) le annualità delle rendite perpetue o vitalizie (1);

1-bis) il capitale nominale dei titoli di Stato emessi al portatore;

2) le annualità delle pensioni alimentari (2);

3) le pigioni delle case, i fitti dei beni rustici e ogni altro corrispettivo di locazioni (3);

4) gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi (4) (5);

5) le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro (6).



Commento

Rendita perpetua: [v. 1861]; Rendita vitalizia: [v. 1872]; Locazione: [v. 1571].

 

(1) Nel silenzio della legge si ritiene che nella categoria prevista dal n. 1, siano comprese tutte le forme di rendita; la prescrizione quinquennale trova applicazione anche quando per la riscossione delle singole rate fosse previsto un termine più lungo.

 

(2) Con l’espressione «pensione alimentare» la norma si riferisce all’obbligazione alimentare [v. Libro I, Titolo XIII; 433], ossia di assistenza materiale, onere che ricade sulla persona legata da vincoli di parentela, adozione, affinità al soggetto che si trovi in stato di bisogno accompagnato dall’impossibilità di provvedere al proprio mantenimento. Il termine «prescrizione quinquennale» vale per ogni tipo di obbligazione alimentare, sia essa legale o convenzionale.

 

(3) Rimangono, invece, assoggettate all’ordinario termine prescrizionale tutte le somme (di cui il conduttore sia debitore nei confronti del locatore) che non costituiscono corrispettivo del godimento della cosa.

 

(4) La Corte cost., con sent. 10-6-1966, n. 63, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del numero 4 nella parte in cui consente che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorra durante il rapporto di lavoro.

 

(5) La prescrizione quinquennale è applicabile anche alle rate di stipendio, pensione ed altri assegni dovuti dallo Stato, a seguito della sent. della Corte cost. 25-3-1981, n. 50.

 

(6) Le norme del codice civile disciplinano anche i termini di prescrizione dei titoli di Stato (art. 23, d.P.R. 30-12-2003, n. 398 - T.U. debito pubblico).

 

La prescrizione quinquennale si giustifica per la periodicità delle prestazioni contemplate: poiché si tratta di prestazioni periodiche di dare che possono durare anche anni (es.: pagare il canone di locazione ogni mese anche per dieci anni) si vuole consentire la liberazione del debitore per le prestazioni via via scadute e non tempestivamente richieste dal creditore, limitando in tal modo la sottoposizione economica e giuridica del debitore al creditore.


Giurisprudenza annotata

Prescrizione di cinque anni

Gli interessi moratori da ritardato pagamento previsti dal d.lg. 231/02 non si corrispondono ad anno o in termini più brevi poiché il d.lg. 231/02 stabilisce solo che a decorrere da una certa scadenza siano dovuti interessi nella misura stabilita da tale normativa, ciò esclude che possa trovare applicazione il disposto sulla prescrizione di cui all’art. 2948 c.c., del resto gli stessi non seguono neanche la periodicità della prestazione poiché tra i due vi è completa autonomia, posto che altro è la prestazione del servizio, con la propria fatturazione periodica, e altro è il ritardo nei pagamenti dovuti, da cui consegue l’obbligo di corrispondere gli interessi a decorrere da una certa scadenza fissata dalla norma e fino al soddisfo.

Tribunale Foggia sez. I  13 novembre 2014

 

In materia di lavoro part-time, all'indennità compensativa della disponibilità offerta dal lavoratore ad eseguire prestazioni "a comando" ha natura risarcitoria, trattandosi di indennizzo, con causa autonoma, inteso a ristorare la maggiore penosità della prestazione, sicché il relativo credito è soggetto a prescrizione ordinaria e non a quella quinquennale. Rigetta, App. Genova, 27/12/2010

Cassazione civile sez. lav.  05 novembre 2014 n. 23600  

 

Il termine di prescrizione dei crediti retributivi è quello quinquennale di cui all'art. 2948, c.c., che però per i pubblici dipendenti non decorre fino a quando il rapporto non si sia concluso o non sia stato stabilizzato. Conferma TAR Campania, Napoli, sez. V, n. 704 del 2010

Consiglio di Stato sez. V  07 luglio 2014 n. 3440  

 

L'azione promossa dal lavoratore subordinato per il riconoscimento di un inquadramento superiore si prescrive nell'ordinario termine decennale di cui all'art. 2946 c.c. mentre l'azione volta ad ottenere le differenze retributive conseguenti al riconoscimento del superiore inquadramento è soggetta a prescrizione nel termine quinquennale previsto dall'art. 2948 c.c., quest’ultimo decorrente anche quando il diritto a tali differenze venga fatto valere contemporaneamente al diritto all'attribuzione della qualifica superiore soggetto al termine prescrizionale più ampio.

Tribunale Milano  25 giugno 2014

 

In tema di prescrizione estintiva, elemento costitutivo della relativa eccezione è l'inerzia del titolare del diritto fatto valere in giudizio, mentre la determinazione della durata di questa, necessaria per il verificarsi dell'effetto estintivo, si configura come una quaestio iuris concernente l'identificazione del diritto stesso e del regime prescrizionale per esso previsto dalla legge. Deriva da quanto precede, pertanto, che la riserva alla parte del potere di sollevare l'eccezione implica che a essa sia fatto onere soltanto di allegare il menzionato elemento costitutivo e di manifestare la volontà di profittare di quell'effetto, non anche di indicare direttamente o indirettamente (cioè attraverso specifica menzione della durata dell'inerzia) le norme applicabili al caso di specie, l'identificazione delle quali spetta al potere-dovere del giudice. La corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, che vincola il giudice, infatti, riguarda il petitum che va determinato con riferimento a quello che viene domandato sia in via principale che in via subordinata, in relazione al bene della vita che l'attore intende conseguire, e alle eccezioni che in proposito siano state sollevate dal convenuto. Tale principio, peraltro, non osta a che il giudice renda la pronuncia richiesta in base a una ricostruzione dei fatti autonoma, rispetto a quella prospettata dalle parti, nonché in base alla qualificazione giuridica dei fatti medesimi e, in genere, all'applicazione di una norma giuridica diversa da quella invocata dalla parte. (In applicazione del principio che precede la Suprema corte ha osservato che nella specie non sussisteva alcuna preclusione, a carico della parte che aveva originariamente sollevato l'eccezione di prescrizione decennale, a invocare, nel giudizio di appello, la prescrizione quinquennale e che il riferimento dell'appellante al termine di prescrizione, quinquennale, ex art. 2947 comma 1 c.c., non privava il giudice di appello del potere officioso di applicazione - previa diversa qualificazione della domanda - della norma di cui all'art. 2948 c.c., di previsione peraltro di un termine di eguale durata).

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13552  

 

Il termine stabilito dal quarto comma dell'art. 103 DPR 11 luglio 1980 n. 382, per presentare la domanda di riconoscimento del servizio già prestato non può essere considerato perentorio e la prescrizione alla quale è sottoposto l'esercizio del diritto deve, in mancanza di espressa diversa previsione, ritenersi quella generale di cui all'art. 2946 c.c., mentre solo le azioni dirette ad ottenere le differenze retributive derivanti dal riconoscimento della nuova qualifica si prescrivono nel termine quinquennale previsto dall'art. 2948 n.4 c.c.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. II  11 giugno 2014 n. 3221  

 

Il mutuo nasce come obbligazione unica, che non acquisisce la periodicità per il fatto stesso che la restituzione viene convenuta con modalità rateale; il premio invece è tipica prestazione periodica, di cui all’art. 2948 n. 4 c.c., e tale natura non si modifica in relazione alle modalità di pagamento. Pertanto, ai premi non può estendersi, anche ove, per eventi eccezionali, siano sospesi e disposta la possibilità di pagamenti frazionati nel tempo, il principio che vale per il mutuo, che vuole che la prescrizione cominci a decorrere dalla scadenza dell’ultima rata, atteso che il pagamento dei ratei configura un’obbligazione unica ed il relativo debito non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell’ultima rata.

Corte appello L'Aquila sez. lav.  29 maggio 2014 n. 556  

 

Non può invocarsi la prescrizione quinquennale ex art. 2948 cc del diritto di ripetizione degli interessi maturati sui conti corrente, poiché la giurisprudenza di legittimità ha chiarito come, invece, si vena in questa materia di prescrizione decennale per l'azione di ripetizione delle somme indebitamente percette ed il termine decorre dalla chiusura definitiva del conto (ovvero con il recesso della Banca), trattandosi di contratto unitario che origina un unico rapporto giuridico, non scindibile per effetto dei singoli addebitamenti o accreditamenti, mere variazioni quantitative dell'unico rapporto sottostante. La mancata contestazione delle operazioni annotate sugli estratti conto nei termini di legge non comporta alcun riconoscimento in ordine alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori da cui esse derivano, sia perché manca totalmente la prova della regolare spedizione periodica degli estratti conto al correntista e quindi dell'intervenuta tacita approvazione degli stessi, sia perché tale ipotetica approvazione non preclude la possibilità di negare in radice la validità e la efficacia del rapporto giuridico sostanziale che è fonte di quelle annotazioni, per profili magari attinenti alla legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell'inclusione o dell'eliminazione di partite del conto corrente. Non potendosi più sostenere la natura della capitalizzazione quale legittimo uso normativo bancario, ma occorrendo per la sua operatività una specifica e valida pattuizione, è altrettanto vero che con le recenti modifiche al T.U. sulla legge bancaria n. 385/93, introdotte dall'art. 25, D. Lgs. 4.8.1999, n. 342, il legislatore ha preso posizione nella materia dell'anatocismo, all'uopo modificando l'art. 120 TUB. Nel caso di specie infondata è però l'eccepita nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi perché contraria alla previsione dell'art. 1283 c.c., perché, pur pattuita in origine del rapporto la clausola anatocistica senza il requisito della reciprocità, la Banca, in esecuzione del rapporto, si è adeguata alla delibera C.I.C.R. del 09.02.2000, rispettando così la stessa periodicità trimestrale per gli interessi passivi e per gli interessi attivi.

Tribunale Bari sez. V  16 aprile 2014 n. 1994  



 
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