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Art. 2956 codice civile: Prescrizione di tre anni

Si prescrive in tre anni il diritto:

1) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese;

2) dei professionisti, per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative (1);

3) dei notai, per gli atti del loro ministero (2);

4) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni impartite a tempo piu’ lungo di un mese.


Commento

Prestatore di lavoro: [v. 2095].

 

(1) Data la genericità della formulazione, si comprendono nella previsione normativa tutti coloro che svolgono un’attività intellettuale (avvocati, ingegneri, geometri, medici etc.).

 

(2) Nei diritti dei notai si comprendono anche quelli inerenti al rimborso delle spese sostenute per le operazioni di trascrizione [v. Libro VI, Titolo I], registrazione ed iscrizione.


Giurisprudenza annotata

Prescrizione triennale

Va rigettata l’eccezione di prescrizione presuntiva, ove risulti accompagnata all’ammissione, pure indiretta o implicita, del mancato pagamento integrale, ossia di non aver estinto il credito azionato (Nella specie, respinta l’eccezione di prescrizione presuntiva ai sensi dell’art. 2956, comma 1, n. 2 c.c., il Trib. ha accolto la domanda, condannando il convenuto al pagamento del corrispettivo dovuto all’attore per la redazione degli elaborati progettuali di un opificio).

Tribunale Salerno sez. II  15 febbraio 2013 n. 465  

 

L'eccezione di prescrizione presuntiva non può essere utilmente sollevata dal debitore che abbia ammesso in giudizio che l'obbligazione non è stata estinta, dovendosi ritenere che tale situazione ricorra allorché il debitore neghi l'esistenza in tutto in parte, del credito oggetto della domanda, ovvero eccepisca che il vero creditore sia persona diversa da quella che agisce in giudizio oppure sostenga di aver soddisfatto il creditore in riferimento ad un rapporto di contenuto ridotto rispetto a quello oggetto della controversia. Nel caso di specie il convenuto ha eccepito la corresponsione di acconti nel corso del rapporto professionale che avrebbero ridotto l'ammontare del credito azionato, difesa che risulta incompatibile con l'eccepita prescrizione del credito vantato dal medesimo professionista ex art. 2956 c.c.

Tribunale Bari sez. III  10 settembre 2012 n. 2808  

 

Le prescrizioni presuntive, trovando ragione unicamente nei rapporti che si svolgono senza formalità, dove il pagamento suole avvenire senza dilazione, non operano se il credito trae origine da contratto stipulato in forma scritta. Tuttavia il contratto scritto che esclude l'operatività della prescrizione del credito dell'avvocato, ai sensi dell'art. 2956, n. 2, c.c., non può essere individuato nella procura ad litem, la quale, essendo negozio unilaterale di investimento della rappresentanza processuale, va tenuta distinta dal contratto di mandato attinente al rapporto interno tra cliente e professionista.

Cassazione civile sez. I  04 luglio 2012 n. 11145  

 

Il principio di cui agli artt. 2948 n. 4 e 2955 n. 2 e 2956 n. 1 c.c., secondo il quale la prescrizione non decorre in costanza di rapporto di lavoro non assistito da stabilità reale, riguarda, per espressa previsione, il solo diritto alla retribuzione e non si estende al diritto del lavoratore al risarcimento del danno derivante dalla violazione degli obblighi di cui all'art. 2087 c.c., la cui prescrizione (decennale in caso di azione di responsabilità contrattuale), decorre dal momento in cui il danno si è manifestato, anche in corso di rapporto di lavoro. Il decorso della prescrizione dei diritti fatti valere da parte ricorrente inizia a decorrere non dal momento del venir meno del rapporto, bensì anche in costanza di rapporto, dal compimento degli atti indicati come lesivi da parte del ricorrente.

T.A.R. Trieste (Friuli-Venezia Giulia) sez. I  26 maggio 2011 n. 260  

 

In forza dell'art. 2959 c.c., merita rigetto l'eccezione prescrizione del credito azionato da parte opposta ex art. 2956 c.c., se da un lato si eccepisce la prescrizione presuntiva del credito oggetto del giudizio, dall'altro però si contesta l'esistenza del credito, così implicitamente ammettendo che l'obbligazione non è stata estinta e altresì affermando che, ove sussistente, altri ne dovrebbero risponderne.

Giudice di pace Bari  16 febbraio 2011 n. 1103  

 

In tema di prescrizione dei crediti del lavoratore, il principio di cui agli art. 2948 n. 4, 2955 n. 2 e 2956 n. 1 c.c. (quali risultanti dalla pronuncia della Corte cost. n. 63 del 1966), secondo il quale la prescrizione non decorre in costanza di rapporto di lavoro non assistito da stabilità reale, riguarda per espressa previsione il solo diritto alla retribuzione e non si estende al diritto del lavoratore al risarcimento del danno derivante dalla violazione degli obblighi di cui all'art. 2087 c.c., la cui prescrizione (decennale in caso di azione di responsabilità contrattuale) decorre dal momento in cui il danno si è manifestato, anche in corso di rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav.  28 luglio 2010 n. 17629  

 

L'istituto previsto dall'art. 2956, c.c., - operante solo con riguardo a quei rapporti che si svolgono senza formalità, in relazione ai quali, il pagamento suole avvenire senza dilazione, per l'agevole determinabilità del credito, ai sensi dell'art. 2233, c.c., - presenta la specifica peculiarità di determinare non già l'estinzione dell'obbligazione, ma la presunzione "iuris tantum" che il debito sia stato pagato. Il mero decorso del tempo non è, quindi, isolatamente considerato sufficiente a determinare, sul piano sostanziale, l'estinzione del rapporto obbligatorio, essendo soltanto un elemento che fa sorgere in favore del debitore una presunzione di avvenuto pagamento, che inverte l'onere della prova, nel senso che dovrà essere il creditore a dimostrare la mancata soddisfazione del suo credito mediante l'ammissione fatta in giudizio dallo stesso debitore che l'obbligazione non è stata estinta, ovvero, mediante il deferimento del giuramento decisorio. Inoltre, l'art. 2957, c.c., prevede - per quel che qui rileva - che il termine di prescrizione triennale ex art. 2956 n. 2, c.c., per le competenze dovute ai professionisti decorra dal compimento della prestazione.

Tribunale Trani  05 maggio 2010 n. 368  

 

L'obbligo, imposto al datore di lavoro dalla l. 5 gennaio 1953 n. 4, di effettuare i pagamenti delle retribuzioni tramite cedolini paga, non interferisce in alcun modo con la disposizione di cui all'art. 2955, comma 1, n. 2, c.c., né con quella di cui all'art. 2956, comma 1, n. 1, c.c., in tema di prescrizioni presuntive, attenendo detto obbligo all'aspetto pubblicistico del rapporto di lavoro, in funzione di controllo della regolarità degli adempimenti fiscali e contributivi connessi con il rapporto medesimo, mentre la disciplina delle prescrizioni presuntive riguarda i profili privatistici del rapporto. Ne consegue che la prescrizione presuntiva si applica anche ai rapporti di lavoro formalizzati per i quali il pagamento della retribuzione è accompagnato da consegna di busta paga, senza che da ciò possa derivare un pregiudizio per il lavoratore, la cui posizione resta garantita dalla declaratoria di incostituzionalità della norma (operata con la sentenza n. 63 del 1966 della Corte cost.) nella parte in cui consentiva che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorresse durante il rapporto di lavoro, ferma la possibilità, in sede di giudizio, di deferire alla controparte che abbia eccepito la prescrizione presuntiva il giuramento decisorio.

Cassazione civile sez. lav.  15 settembre 2009 n. 19864  

 

In tema di fallimento, il curatore, terzo interessato, può eccepire la prescrizione ex art. 2956, n. 2, c.c.

Tribunale Vicenza  24 aprile 2009

 

Solo qualora costituisca attività giornalistica, l'attività di fotografo, quale prestazione d'opera intellettuale, può rientrare tra le "professioni" di cui all'art. 2956, n. 2, c.c.

Tribunale Milano  31 ottobre 2008

 



 
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