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Art. 2957 codice civile: Decorrenza delle prescrizioni presuntive

Il termine della prescrizione decorre dalla scadenza della retribuzione periodica o dal compimento della prestazione (1).

Per le competenze dovute agli avvocati, ai procuratori (2) e ai patrocinatori legali il termine decorre dalla decisione della lite, dalla conciliazione delle parti o dalla revoca del mandato (1); per gli affari non terminati, la prescrizione decorre dall’ultima prestazione (1).


Commento

Prescrizioni presuntive: [v. Libro VI, Titolo V, Capo I, Sezione IV, §3].

 

Avvocati, patrocinatori: liberi professionisti che difendono e rappresentano in un giudizio i propri clienti.

 

Conciliazione delle parti: tentativo che il giudice compiva nella prima udienza di trattazione allo scopo di pervenire al componimento della controversia, sì da determinare la cessazione della materia del contendere.In seguito alla riforma del processo civile (D.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005) il tentativo di conciliazione è stato reso facoltativo.

 

Mandato (alle liti): cd. procura alle liti, ossia la dichiarazione rilasciata, nella forma prevista dall’art. 83 c.p.c., dalla parte in causa, con cui la stessa investe l’avvocato della propria rappresentanza in giudizio. Essa può essere generale (se non vi è posta alcuna limitazione) o speciale (se si riferisce ad un processo determinato).

 

(1) Il termine comincia a decorrere, cioè, da quando il diritto diventa disponibile.

 

(2) Figura soppressa ex l. 27-2-1997, n. 27, che all’art. 3 dispone: «Il termine procuratore legale contenuto in disposizioni legislative vigenti si intende sostituito con il termine avvocato».


Giurisprudenza annotata

Decorrenza delle prescrizioni

La prescrizione del diritto dell'avvocato al pagamento dell'onorario può decorrere non solo dal verificarsi dei fatti previsti dall'art. 2957 c.c., ma anche dal momento in cui, per qualsiasi causa, cessi il rapporto col cliente, ivi compresa la morte di quest'ultimo

Cassazione civile sez. III  11 maggio 2012 n. 7281  

 

L'istituto previsto dall'art. 2956, c.c., - operante solo con riguardo a quei rapporti che si svolgono senza formalità, in relazione ai quali, il pagamento suole avvenire senza dilazione, per l'agevole determinabilità del credito, ai sensi dell'art. 2233, c.c., - presenta la specifica peculiarità di determinare non già l'estinzione dell'obbligazione, ma la presunzione "iuris tantum" che il debito sia stato pagato. Il mero decorso del tempo non è, quindi, isolatamente considerato sufficiente a determinare, sul piano sostanziale, l'estinzione del rapporto obbligatorio, essendo soltanto un elemento che fa sorgere in favore del debitore una presunzione di avvenuto pagamento, che inverte l'onere della prova, nel senso che dovrà essere il creditore a dimostrare la mancata soddisfazione del suo credito mediante l'ammissione fatta in giudizio dallo stesso debitore che l'obbligazione non è stata estinta, ovvero, mediante il deferimento del giuramento decisorio. Inoltre, l'art. 2957, c.c., prevede - per quel che qui rileva - che il termine di prescrizione triennale ex art. 2956 n. 2, c.c., per le competenze dovute ai professionisti decorra dal compimento della prestazione.

Tribunale Trani  05 maggio 2010 n. 368

 

In tema di prestazioni professionali, la prescrizione del diritto al compenso dei professionisti decorre automaticamente, ai sensi dell'art. 2957 c.c., dalla conclusione della prestazione, la quale fa presumere l'immediata esigibilità del corrispettivo, senza che abbia alcun rilievo l'apposizione del visto di conformità sulla parcella da parte del competente consiglio dell'ordine, essendo altrimenti riconosciuta al professionista la possibilità di fissare il termine iniziale di decorso della prescrizione in base ad una scelta arbitraria.

Cassazione civile sez. II  26 marzo 2009 n. 7378

 

Il termine della prescrizione del diritto dell'avvocato al compenso, ai sensi degli art. 2957, comma 2, c.c., decorre dall'esaurimento dell'affare per il cui svolgimento fu conferito l'incarico, il quale è fondato sul contratto di patrocinio, regolato dalle norme di diritto sostanziale del mandato, e non sulla procura "ad litem", il cui fine è solo di consentire la rappresentanza processuale della parte. Tale termine, nel caso di prestazioni rese in due gradi di giudizio, coincide con la pubblicazione della sentenza d'appello, senza che rilevi il conferimento di una nuova procura per l'appello al medesimo difensore, perché ciò implica la prosecuzione dell'affare di cui il legale era stato incaricato dal cliente, non già il suo esaurimento.

Cassazione civile sez. II  22 luglio 2004 n. 13774  

 

L'assoggettamento di una impresa a liquidazione coatta amministrativa determina, a mente dell'art. 1722 c.c. e 78 l. fall., lo scioglimento del mandato all'avvocato, a cagione della perdita della capacità del mandante, con la conseguente equiparazione, ai fini dell'art. 2957 c.c., di tale scioglimento alla revoca del mandato, dalla quale decorre il termine prescrizionale.

Corte appello Roma  23 ottobre 2000

 

L'assoggettamento di una impresa a liquidazione coatta amministrativa determina, a mente dell'art. 1722 c.c. e 78 l. fall., lo scioglimento del mandato all'avvocato, a cagione della perdita della capacità del mandante, con la conseguente equiparazione, ai fini dell'art. 2957 c.c. di tale scioglimento alla revoca del mandato, dalla quale decorre il termine prescrizionale.

Corte appello Roma  23 ottobre 2000

 

La proposizione di un'eccezione di prescrizione presuntiva non equivale al riconoscimento del debito da parte del convenuto, in quanto il disposto dell'art. 2957 c.c. va inteso nel senso che l'ammissione del fatto comporta il rigetto dell'eccezione, ma non anche che la proposizione di quest'ultima determini l'ammissione del fatto costitutivo del debito.

Cassazione civile sez. II  21 gennaio 2000 n. 634  

 

Per decisione della lite, ai fini della decorrenza del termine di prescrizione triennale previsto dall'art. 2957, comma 2, c.c. per le competenze dovute agli avvocati e ai procuratori, deve intendersi la data di pubblicazione della sentenza non impugnabile che chiude definitivamente la causa.

Cassazione civile sez. II  10 luglio 1987 n. 6033  



 
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