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Art. 2964 codice civile: Inapplicabilità di regole della prescrizione

Quando un diritto deve esercitarsi entro un dato termine sotto pena di decadenza, non si applicano le norme relative all’interruzione della prescrizione. Del pari non si applicano le norme che si riferiscono alla sospensione, salvo che sia disposto altrimenti (1).


Commento

Interruzione: [v. 2943]; Prescrizione: [v. 2934]; Sospensione: [v. 2941].

 

Decadenza: perdita della possibilità di esercitare un diritto a causa del mancato compimento di una determinata attività o di un determinato atto nel termine indicato dalla legge.

 

(1) L’unica ipotesi di termini previsti a pena di decadenza per cui il nostro ordinamento prevede la sospensione [v. 245] è quella relativa ai termini per proporre l’azione di disconoscimento della paternità [v. 244].

 

Il fondamento della decadenza risiede nell’esigenza di certezza dei rapporti giuridici. Il presupposto della decadenza, a differenza della prescrizione, non risiede nell'inerzia del titolare, ma nel mancato esercizio del diritto nel tempo stabilito. Ne consegue che non trovano applicazione, in materia di decadenza, la sospensione e l’interruzione, alla cui base stanno situazioni di carattere soggettivo.


Giurisprudenza annotata

Inapplicabilità delle regole della prescrizione

Il periodo di sospensione feriale non è computabile nel termine di un anno previsto dall'art. 31, comma 2, c. proc. amm., per la proposizione del ricorso avverso il silenzio della p.a.; invero il suddetto termine di un anno non costituisce un vero e proprio termine di decadenza ex art. 2964 e ss. c.c., ma una mera presunzione legale assoluta, riguardante la persistenza dell'interesse ad agire in giudizio per il rilascio del provvedimento richiesto, nonostante il decorso di un ampio lasso di tempo dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. Infatti, mentre nelle ipotesi di decadenza, l'inerzia del titolare della situazione giuridica soggettiva è sanzionata dalla legge con la perdita della situazione stessa, nel caso del silenzio-rifiuto l'inerzia dell'interessato non gli preclude, per espressa previsione legislativa - riprodotta dall'ultimo periodo dell'art. 31, comma 2, c. proc. amm. -, la possibilità di proporre nuovamente l'istanza, ove ne ricorrano i presupposti.

T.A.R. Latina (Lazio) sez. I  16 gennaio 2014 n. 15  

 

Il periodo di sospensione feriale non è computabile nel termine di un anno previsto dall'art. 31, comma 2, c. proc. amm., per la proposizione del ricorso avverso il silenzio della p.a.; invero il suddetto termine di un anno non costituisce un vero e proprio termine di decadenza ex art. 2964 e ss. c.c., ma una mera presunzione legale assoluta, riguardante la persistenza dell'interesse ad agire in giudizio per il rilascio del provvedimento richiesto, nonostante il decorso di un ampio lasso di tempo dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. Infatti, mentre nelle ipotesi di decadenza, l'inerzia del titolare della situazione giuridica soggettiva è sanzionata dalla legge con la perdita della situazione stessa, nel caso del silenzio-rifiuto l'inerzia dell'interessato non gli preclude, per espressa previsione legislativa - riprodotta dall'ultimo periodo dell'art. 31, comma 2, c. proc. amm. -, la possibilità di proporre nuovamente l'istanza, ove ne ricorrano i presupposti.

T.A.R. Latina (Lazio) sez. I  16 gennaio 2014 n. 15  

 

In tema di silenzio, il termine annuale ex art. 31 comma 2, d.lg. 2 luglio 2010 n. 104, non costituisce un vero e proprio termine di decadenza, regolato dagli artt. 2964 ss. c.c., ma una mera presunzione legale assoluta, avente ad oggetto la persistenza dell'interesse ad agire in giudizio per il rilascio del provvedimento richiesto, nonostante il decorso di un notevole lasso di tempo dalla data di scadenza del termine previsto dalla legge per la conclusione del procedimento; pertanto, mentre nei casi di decadenza l'inerzia del titolare della situazione giuridica soggettiva è sanzionata dal legislatore con la perdita della situazione giuridica soggettiva stessa, nella fattispecie del silenzio l'inerzia dell'interessato non preclude, per espressa previsione di legge, la possibilità di proporre nuovamente l'istanza laddove ne ricorrano i presupposti.

T.A.R. Palermo (Sicilia) sez. II  05 marzo 2013 n. 505  

 

In tema di silenzio-inadempimento, il termine annuale previsto dall'art. 2, comma 8, l. 7 agosto 1990 n. 241 (attualmente riproposto nell'art. 31 c. proc. amm.), non costituisce un vero e proprio termine di decadenza, regolato dagli art. 2964 ss. c.c., ma una mera presunzione legale assoluta, avente ad oggetto la persistenza dell'interesse ad agire in giudizio per il rilascio del provvedimento richiesto, nonostante il decorso di un notevole lasso di tempo dalla data di scadenza del termine previsto dalla legge per la conclusione del procedimento; pertanto, mentre nei casi di decadenza l'inerzia del titolare della situazione giuridica soggettiva è sanzionata dal legislatore con la perdita della situazione giuridica soggettiva stessa, nella fattispecie del silenzio l'inerzia dell'interessato non preclude, per espressa previsione di legge, la possibilità di proporre nuovamente l'istanza laddove ne ricorrano i presupposti.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VII  16 gennaio 2013 n. 343  

 

L'art. 30, comma 5, del c.p.a - nel prevedere che "nel caso in cui sia stata proposta azione di annullamento la domanda risarcitoria può essere formulata nel corso del giudizio o, comunque, sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza" - pone una regola innovativa, al pari della previsione del termine decadenziale di 120 giorni, quella per cui lo stesso termine decadenziale non decorre in pendenza della domanda di annullamento, rispetto alla disciplina generale posta dall'art. 2964 c.c., secondo il quale (salva diversa previsione di legge) "quando un diritto deve esercitarsi entro un dato termine sotto pena di decadenza" non si applicano né le norme relative all'interruzione della prescrizione né alla sospensione; tali innovative regole non si applicano quindi alle fattispecie anteriori alla relativa entrata in vigore.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  06 novembre 2012 n. 9052  

 

In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, la previsione della sola decadenza dall'azione giudiziale per ottenere l'equo indennizzo a ristoro dei danni subiti a causa dell'irragionevole durata del processo, contenuta nell'art. 4 l. 24 marzo 2001 n. 89, con riferimento al mancato esercizio di essa nel termine di sei mesi dal passaggio in giudicato della decisione che ha definito il procedimento presupposto, esclude la decorrenza dell'ordinario termine di prescrizione, in tal senso deponendo non solo la lettera dell'art. 4 richiamato, norma che ha evidente natura di legge speciale, ma anche una lettura dell'art. 2967 c.c. coerente con la rubrica dell'art. 2964 c.c., che postula la decorrenza del termine di prescrizione solo allorché il compimento dell'atto o il riconoscimento del diritto disponibile abbia impedito il maturarsi della decadenza; inoltre, in tal senso depone, oltre all'incompatibilità tra la prescrizione e la decadenza, se riferite al medesimo atto da compiere, la difficoltà pratica di accertare la data di maturazione del diritto, avuto riguardo alla variabilità della ragionevole durata del processo in rapporto ai criteri previsti per la sua determinazione, nonché il frazionamento della pretesa indennitaria e la proliferazione di iniziative processuali che l'operatività della prescrizione in corso di causa imporrebbe alla parte, in caso di ritardo ultredecennale nella definizione del processo.

Cassazione civile sez. un.  02 ottobre 2012 n. 16783  

 

In tema di silenzio-inadempimento, il termine annuale previsto dall'art. 2 comma 8, l. n. 241 del 1990, non costituisce un vero e proprio termine di decadenza, regolato dagli artt. 2964 ss., c.c., ma una mera presunzione legale assoluta, avente ad oggetto la persistenza dell'interesse ad agire in giudizio per il rilascio del provvedimento richiesto, nonostante il decorso di un notevole lasso di tempo dalla scadenza del termine previsto dalla legge per la conclusione del procedimento; pertanto, mentre nei casi di decadenza l'inerzia del titolare della situazione giuridica soggettiva è sanzionata dal legislatore con la perdita della situazione giuridica soggettiva stessa, nella fattispecie del silenzio l'inerzia dell'interessato non preclude, per espressa previsione di legge, la possibilità di proporre nuovamente l'istanza ove ne ricorrano i presupposti.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VII  07 giugno 2012 n. 2707  

 

L'ente eretto in persona giuridica, qual è nella fattispecie la società appellante, agisce, anche sul piano processuale, per il tramite dei propri rappresentanti, in forza del rapporto d'immedesimazione organica con l'ente rappresentato. Tale rapporto, che investe la persona fisica del potere di rappresentanza, deve sussistere al momento del compimento dell'atto, anche di natura processuale, riferibile all'ente rappresentato. Conseguentemente, il venir meno dell'investitura del potere di rappresentanza organica anteriore al compimento dell'atto rende quest'ultimo non riferibile all'ente e, se tale situazione si prospetta in relazione alla proposizione dell'atto di appello, quest'ultimo non può che ritenersi inammissibile per difetto di legittimazione processuale, quand'anche il soggetto agente abbia avuto in passato il potere di rappresentanza di cui però non sia più investito al momento del compimento dell'atto. È pur vero altresì che il difetto di rappresentanza della persona giuridica appellante, e quindi della legittimazione processuale, può essere rilevato in ogni stato e grado del giudizio, col solo limite della formazione sul punto della cosa giudicata. Va sottolineato, tuttavia, che il difetto di legittimazione processuale in oggetto può essere sanato, in qualunque stato e grado del giudizio e, dunque, anche in appello, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, con la costituzione in giudizio del soggetto dotato dell'effettiva rappresentanza dell'ente stesso, il quale manifesti la volontà, anche tacita, di ratificare la precedente condotta difensiva del falsus procurator. La ratifica opera anche in sede processuale, non ostandovi il disposto dell'art. 182, ultima parte, che riguarda le sole decadenze sostanziali, quelle cioè sancite per l'esercizio del diritto e dell'azione, a mente dell'art. 2964 ss. c.c.

Corte appello Bari sez. I  27 marzo 2012 n. 343  

 

Come chiaramente esplicitato dall'art. 23 comma 1, l. 6 dicembre 1971 n. 1034, il termine per la presentazione dell'istanza di fissazione d'udienza ha carattere decadenziale, Ne consegue che esso non consente l'applicazione degli istituti dell'interruzione e della sospensione (art. 2964 c.c.), salvo che la legge non disponga diversamente (come ad es. nell'art. 328 c.p.c.) e salva la mitigazione della rigidità di tale sistematica, per effetto dell'istituto dell'errore scusabile. Il suo inutile decorso comporta la perenzione del ricorso, che opera di diritto e può essere rilevato anche d'ufficio, ai sensi dell'allora vigente art. 45 r.d. 17 agosto 1907 n. 642.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. I  20 giugno 2011 n. 908  

 



 
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