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Art. 2966 codice civile: Cause che impediscono la decadenza

La decadenza non è impedita se non dal compimento dell’atto previsto dalla legge o dal contratto. Tuttavia, se si tratta di un termine stabilito dal contratto o da una norma di legge relativa a diritti disponibili, la decadenza può essere anche impedita dal riconoscimento del diritto proveniente dalla persona contro la quale si deve far valere il diritto soggetto a decadenza.


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

Diritti disponibili (ed indisponibili): sono tali i diritti in ordine ai quali il titolare può compiere atti di disposizione, (rinunzia, di trasferimento): generalmente disponibili sono i diritti patrimoniali.


Giurisprudenza annotata

Cause che impediscono la decadenza

La decadenza di cui all'art. 2966 c.c. è impedita esclusivamente dal riconoscimento del diritto che si vuol far valere proveniente dalla persona contro la quale lo si deve azionare; nelle ipotesi di impugnazione del termine apposto a un contratto di lavoro e in quelle di contestazione della legittimità della somministrazione non può ritenersi sussistente la condizione di cui all'art. 2966 c.c. per il fatto della nuova assunzione a tempo determinato o del ricorso a un ulteriore periodo di lavoro somministrato poiché entrambe le ipotesi poggiano su presupposti diametralmente opposti al diritto che si intende "riconosciuto".

Tribunale Milano  29 luglio 2014

 

In ipotesi di successione di contratti a termine, la riassunzione del lavoratore da parte dello stesso datore prima dello spirare del termine di decadenza di cui all'art. 6 comma 1 l. 15 luglio 1966 n. 604, sebbene nuovamente a tempo determinato, impedisce la decadenza ex art. 32 del "collegato lavoro" poiché viene a configurare il riconoscimento del diritto alla prosecuzione del rapporto da parte della persona contro la quale si deve far valere il diritto soggetto a decadenza, trovando così applicazione la causa impeditiva della decadenza prevista dall'art. 2966 c.c.

Tribunale Milano  14 settembre 2012

 

La disposizione dell'art. 23 comma 2 della convenzione sul salvataggio per il quale il termine per l'esercizio dell'azione può prima del suo decorso essere prorogato su accordo delle parti esclude che il riconoscimento del diritto da parte del debitore impedisca la decadenza e quindi è incompatibile con l'art. 2966 c.c.

Tribunale Cagliari  17 dicembre 2008

 

In materia di esercizio della facoltà, da parte dei lavoratori che non abbiano raggiunto l'anzianità contributiva massima, di continuare a prestare la loro opera per incrementare la propria anzianità contributiva, l'art. 6 del d.l. n. 791 del 1981, conv. nella legge n. 54 del 1982, stabilisce che l'istanza di prosecuzione deve essere proposta almeno sei mesi prima del compimento del sessantesimo anno a pena di decadenza, che può essere impedita, ai sensi dell'art. 2966 c.c., dal riconoscimento del diritto proveniente dal datore di lavoro, eventualmente desumibile anche da un comportamento univoco del medesimo. (Nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha rilevato che il giudice di merito, con motivazione adeguata, aveva escluso che la risposta data dalla società datrice di lavoro di subordinare l'accoglimento della domanda, proposta tardivamente dal lavoratore, alla verifica dell'idoneità fisica, costituisse comportamento concludente di rinunzia a non avvalersi della decadenza).

Cassazione civile sez. lav.  26 novembre 2008 n. 28279  

 

Il combinato disposto degli art. 2966 e 2967 c.c. (secondo il quale, nei casi in cui la decadenza è impedita con il compimento dell'atto previsto dalla legge, il diritto rimane soggetto alle disposizioni che regolano la prescrizione) trova applicazione anche rispetto al termine di 120 giorni per il deposito dell'atto di citazione nella Segreteria della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti competente per territorio, previsto dall'art. 5 comma 1 decreto legge 15 novembre 1993 n. 453, convertito in legge 14 gennaio 1994 n. 19, nel testo di cui all'art. 1 comma 1 decreto legge 23 ottobre 1996 n. 543, convertito in legge 20 dicembre 1996 n. 639; pertanto deve escludersi che, perfezionato l'adempimento de quo, inizi a decorrere un nuovo termine di decadenza. (Conferma sez. giur. Calabria 13 febbraio 2006 n. 208).

Corte Conti sez. III  12 maggio 2008 n. 161  

 

In materia di cause che, a norma dell'art. 2966 c.c., impediscono la decadenza, il riconoscimento del diritto proveniente dalla persona contro la quale esso si deve far valere, se non è espresso, può essere desunto esclusivamente da un fatto che, avendo quale presupposto l'ammissione, totale o parziale, della pretesa avversaria, sia incompatibile con la volontà opposta. (Enunciando il principio di cui in massima, in fattispecie di estinzione della fideiussione, per non avere il creditore proposto le sue istanze nei confronti del fideiussore nel termine semestrale di decadenza di cui all'art. 1957 c.c., la Corte ha ritenuto che la dichiarata volontà del fideiussore di esaminare la richiesta del debitore principale di rinnovazione della fideiussione, riservandone la decisione all'organo competente, non implicasse rinunzia del fideiussore a far valere la decadenza del creditore dalla garanzia precedente).

Cassazione civile sez. I  10 novembre 2006 n. 24060  

 

In materia di cause che, a norma dell'art. 2966 c.c., impediscono la decadenza, il riconoscimento del diritto proveniente dalla persona contro la quale si deve far valere il diritto soggetto a decadenza, se non è espresso, può essere desunto esclusivamente da un fatto che, avendo quale presupposto l'ammissione, totale o parziale, della pretesa avversaria, sia incompatibile con la volontà opposta. A tal fine, le trattative per comporre bonariamente la vertenza, non avendo quale precipuo presupposto l'ammissione totale o parziale della pretesa avversaria e non rappresentando, quindi, riconoscimento del diritto altrui, non valgono, di per sé, ad impedire la decadenza. (Principio espresso in fattispecie di estinzione della fideiussione, per non avere il creditore proposto le sue istanze nei confronti del fideiussore nel termine semestrale di decadenza di cui all'art. 1957 c.c.).

Cassazione civile sez. I  02 maggio 2006 n. 10120  

 

L'art. 2966 c.c., che riconnette al riconoscimento della controparte un effetto impeditivo della decadenza, si riferisce soltanto ai diritti disponibili; pertanto tale norma non opera in materia tributaria per i diritti del fisco nei confronti del contribuente, che tale natura non hanno.

Cassazione civile sez. trib.  26 ottobre 2001 n. 13218  

 

A norma dell'art. 13 l. n. 91 del 1992, colui che, in seguito ad acquisto di cittadinanza straniera abbia perso la cittadinanza italiana, la riacquista per il solo fatto di risiedere in Italia per un anno, sempre che, nello stesso termine, non manifesti una volontà contraria, con la conseguenza che il soggetto interessato a non riacquistare la suddetta cittadinanza ha l'onere di rinunciare espressamente all'acquisizione dello "status civitatis" e che il termine per l'adempimento del suddetto onere è da intendersi come termine di decadenza, secondo la disciplina di cui agli art. 2964 e 2966 c.c.

Cassazione civile sez. I  19 settembre 2000 n. 12411  

 

Il principio, desumibile dall'art. 2966 c.c. - secondo cui, allorché l'atto richiesto per impedire una decadenza consista nell'esercizio di un'azione, la tempestiva proposizione della domanda giudiziale, ancorché davanti a giudice incompetente, rappresenta un evento idoneo a tal fine - presuppone che l'organo erroneamente adito sia a sua volta fornito di "potestas iudicandi" ed appartenga al medesimo ordine giurisdizionale, essendo gli effetti conservativi del termine decadenziale funzionali alla "transalatio iudicii" ed alla prosecuzione del processo innanzi al giudice competente; tale principio non può pertanto trovare applicazione allorquando una controversia appartenente alla giurisdizione del giudice ordinario sia erroneamente introdotta davanti al giudice amministrativo. (Nella specie, la delibera di decadenza per incompatibilità dalla carica di Consigliere Comunale era stata impugnata innanzi al TAR e successivamente, ma oltre il termine di trenta giorni dalla notifica della delibera di cui all'articolo 82 del d.P.R. n. 570 del 1960, al giudice ordinario; la S.C., in applicazione dell'esposto principio, ha confermato la decisione di merito di irrilevanza del primo ricorso a impedire la decadenza).

Cassazione civile sez. I  23 marzo 2000 n. 3473  

 

Al mancato rispetto del termine previsto dall'art. 6 del d.l. n. 791 del 1981, convertito nella l. n. 54 del 1982, per l'esercizio, da parte dei lavoratori che non abbiano ancora raggiunto l'anzianità contributiva massima, dell'opzione per la continuazione del rapporto di lavoro dopo il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia, consegue una decadenza relativa ad un assetto di interessi che coinvolge prevalentemente, se non addirittura esclusivamente, diritti disponibili inerenti al rapporto di lavoro tra le parti, con la conseguenza che la stessa decadenza può essere impedita, ai sensi dell'art. 2966 c.c., dal riconoscimento del diritto, risultante anche da un comportamento univoco del datore di lavoro. (Nella specie la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza impugnata, che non aveva valutato il possibile rilievo del fatto che, dopo l'esercizio fuori termine dell'opzione ed il compimento dell'età pensionabile, era intervenuta la prosecuzione del rapporto per un periodo per circa due anni, e che non aveva esaminato un documento di dedotto contenuto confessorio circa il collegamento tra l'esercizio dell'opzione e il mantenimento in servizio del dipendente).

Cassazione civile sez. lav.  08 aprile 1998 n. 3613  



 
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