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Art. 2968 codice civile: Diritti indisponibili

Le parti non possono modificare la disciplina legale della decadenza né possono rinunziare alla decadenza medesima, se questa è stabilita dalla legge in materia sottratta alla disponibilità delle parti.


Giurisprudenza annotata

 

Diritti indisponibili

In tema di appalti pubblici, quand'anche al termine di cui all'art. 48 d.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 si riconosca natura "perentoria", al pari di quello previsto dall'art. 46 dello stesso d.P.R. n. 1063, la decadenza processuale che sanziona la mancata proposizione - entro il termine di sessanta giorni computato in riferimento al termine stabilito per la notificazione dell'istanza di arbitrato ai sensi del citato art. 46 - delle domande della parte alla quale detta istanza sia stata, appunto, notificata, non può, reputarsi dettata a protezione di un interesse pubblico superiore e, di conseguenza, essa non è sottratta alla disponibilità delle parti, ai sensi e per gli effetti di cui agli art. 2968 e 2969 c.c. Ne consegue che tale decadenza non può essere rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio e non è, quindi, opponibile da chi tardivamente l'eccepisca, giacché essa soggiace alla disciplina che attiene alla tempestività delle domande e delle eccezioni proposte nel giudizio di impugnazione del lodo arbitrale, il quale, risultando assimilabile all'appello, non consente, in forza dell'art. 345, comma 2, c.p.c., che vengano sollevate, in quella sede, "nuove eccezioni che non siano rilevabili anche d'ufficio".

Cassazione civile sez. I  10 agosto 2007 n. 17630  

 

L'art. 1957 c.c., la cui "ratio legis" è tutelare l'interesse del fideiussore, deve ritenersi derogabile ex art. 2968 c.c., trattandosi di una materia non sottratta alla disponibilità delle parti: la deroga non contrasta con nessun principio di ordine pubblico ma implica per il fideiussore l'assunzione di un maggior rischio connesso alle condizioni patrimoniali del debitore. Alla tutela prevista dall'art. 1957 c.c. il fideiussore può rinunciare sia preventivamente, sia mediante comportamenti concludenti.

Tribunale Bari sez. I  03 ottobre 2006 n. 2476  

 

I termini di cui all'art. 1669 c.c. cominciano a decorrere nel momento in cui uno qualsiasi degli indicati eventi sia stato scoperto, indipendentemente dal successivo verificarsi di un altro di essi, anche se più grave. Per l'art. 1495, comma 2, c.c. il riconoscimento dei vizi esonera l'acquirente dall'onere della denuncia ed in tal senso la norma si pone nel solco tracciato dall'art. 2968 c.c., ai sensi del quale le parti possono rinunciare alla decadenza solo quando questa è stabilita dalla legge in materia non sottratta alla loro libera disponibilità, ma, ex se, non costituisce affatto rinuncia alla prescrizione,

Tribunale Bari  21 aprile 2005

 

L'art. 1957 c.c., la cui "ratio legis" è tutelare l'interesse del fideiussore, deve ritenersi derogabile ex art. 2968 c.c., trattandosi di una materia non sottratta alla disponibilità delle parti. La deroga non contrasta con nessun principio di ordine pubblico ma implica per il fideiussore l'assunzione di un maggiore rischio connesso alle condizioni patrimoniali del debitore. Alla tutela prevista dall'art. 1957 c.c. il fideiussore può rinunciare: sia preventivamente, sia mediante comportamenti concludenti.

Tribunale Milano  26 marzo 2004

 

La norma dell'art. 2968 c.c. non comporta la nullità delle clausole dei contratti collettivi che assoggettino ad un termine di decadenza, decorrente nel corso del rapporto, la rivendicazione di diritti i quali, ancorché derivanti da norme inderogabili, siano già stati acquisiti dal lavoratore, dovendosi applicare lo speciale regime d'invalidità stabilito dall'art. 2113 c.c. Anche in tali casi, infatti, l'unica condizione di validità delle clausole è che il termine di decadenza sia congruo a consentire l'esercizio non eccessivamente gravoso del diritto e tale deve considerarsi il termine di 6 mesi analogo, appunto, a quello di cui all'art. 2113 c.c.

Tribunale Milano  20 giugno 1998

 

Pur sussistendo la tendenziale corrispondenza tra i "diritti indisponibili", cui fa riferimento la rubrica dell'art. 2968 c.c., e la "materia sottratta alla disponibilità delle parti", menzionata nel testo della citata disposizione, non v'è tra le due espressioni una coincidenza assoluta, talché, pur potendo esser disponibile il diritto colpito da decadenza questa può essere prevista dalla legge a tutela di un interesse superiore rispetto a quello delle parti in contesa, ossia per regolare una materia sottratta alla loro disponibilità. Pertanto, in materia di appalto di opere pubbliche, la circostanza che il diritto dell'appaltatore ai maggiori compensi per i quali è stata iscritta riserva sia disponibile non consente di ritenere disponibile anche la posizione dell'ente pubblico tenuto al pagamento, in quanto tale ente è soggetto alle norme sulla contabilità pubblica e non può, per questo, rinunziare, nè in forma espressa, nè in forza di un comportamento tacito concludente, alla decadenza disposta dalla legge in ordine alla regolarità della procedura stabilita per l'iscrizione delle riserve nei registri di contabilità.

Cassazione civile sez. I  26 agosto 1997 n. 8014  

 

La decadenza (sostanziale), ex art. 6 d.l. 29 marzo 1991 n. 103, convertito dalla l. 1 giugno 1991 n. 166, dall'esercizio del diritto alla prestazione previdenziale, è di ordine pubblico (art. 2968 e 2969 c.c.) in quanto annoverabile fra quelle dettate a protezione dell'interesse pubblico alla definitività e certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti su bilanci pubblici, ed è pertanto rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, col solo limite del giudicato, dovendosi escludere la possibilità, per l'ente previdenziale, di rinunciare alla decadenza stessa ovvero di impedirne l'efficacia riconoscendo il diritto ad essa soggetto.

Cassazione civile sez. lav.  27 marzo 1996 n. 2743  

 

Il termine di trenta giorni, entro il quale, a norma dell'art. 2287 c.c., il socio escluso dalla società può fare opposizione davanti al tribunale, è disponibile (siccome inserito in una materia altrettanto disponibile, ai sensi dell'art. 2968 c.c.) ed è incompatibile con la struttura del procedimento arbitrale, la cui instaurazione presuppone il necessario espletamento delle formalità inerenti alla nomina degli arbitri secondo termini appropriati e necessariamente più lunghi del suddetto. Pertanto, la stipulazione tra i soci di una società in nome collettivo di una clausola compromissoria, per la decisione anche delle controversie derivanti dal provvedimento sociale di esclusione dalla società, nel sostituire al giudizio ordinario di opposizione (previsto dall'art. 2287 c.c.) un giudizio arbitrale, comporta il superamento e l'eliminazione del termine di decadenza previsto da detta disposizione per l'inizio dell'azione davanti al tribunale.

Cassazione civile sez. I  07 marzo 1995 n. 2657  

 

In base agli art. 2968 e 2969 c.c., la decadenza di cui all'art. 6 legge n. 166 del 1991 è rilevabile d'ufficio dovendosi ritenere prevista a tutela dell'interesse pubblico alla definitività e certezza delle decisioni e delle situazioni riguardanti le erogazioni pecuniarie a carico dei pubblici bilanci data la natura parafiscale delle finanze degli enti pubblici gestori delle assicurazioni generali obbligatorie.

Tribunale Rossano  26 gennaio 1994



 
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