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Art. 297 codice civile: Assenso del coniuge o dei genitori

Per l’adozione è necessario l’assenso dei genitori dell’adottando e l’assenso del coniuge dell’adottante e dell’adottando, se coniugati e non legalmente separati (1).
Quando è negato l’assenso previsto dal primo comma, il tribunale, sentiti gli interessati, su istanza dell’adottante, può, ove ritenga il rifiuto ingiustificato o contrario all’interesse dell’adottando (2), pronunziare ugualmente l’adozione, salvo che si tratti dell’assenso dei genitori esercenti la potestà o del coniuge (3), se convivente, dell’adottante o dell’adottando. Parimenti il tribunale può pronunziare l’adozione quando è impossibile ottenere l’assenso per incapacità o irreperibilità delle persone chiamate ad esprimerlo.


Commento

Responsabilità genitoriale: [v. Libro I, Titolo IX].

 

Adottando: soggetto che deve essere adottato (e che acquisterà lo stato di figlio [v. 315] dell’adottante).

 

Adottante: colui che procede all’adozione, assumendo la qualità di genitore adottivo.

 

(1) L’assenso del coniuge dell’adottante e dell’adottando non è necessario quando sia intervenuta in precedenza la separazione legale (è necessario in caso di separazione di fatto).

 

(2) L’interesse dell’adottando deve essere valutato paragonando la sua situazione familiare attuale con quella che deriverebbe dall’adozione.

 

(3) Le parole «responsabilità genitoriale» hanno sostituito la precedente «potestà» ex art. 37, c. 2, d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

 


Giurisprudenza annotata

Adozione

Pur se, in tema di adozione di persone maggiori di età, la presenza di figli minori (legittimi, legittimati o naturali, del richiedente l'adozione, come tali incapaci, per ragione di età, di esprimere un valido, consapevole consenso, costituisce, di regola, ai sensi dell'art. 291 c.c., un impedimento alla richiesta, tuttavia, ove l'adozione di maggiorenne riguardi un soggetto, il figlio del coniuge, che già appartenga, insieme al proprio genitore naturale ed ai fratelli minorenni "ex uno latere", al contesto materiale ed affettivo della famiglia del richiedente, la presenza dei figli minori dell'aspirante all'adozione non preclude in assoluto la costituzione del vincolo adottivo, fermo restando il potere-dovere del giudice del merito di procedere all'audizione personale di costoro, pur non aventi capacità piena di discernimento, e del loro curatore speciale, ai fini della formulazione del complessivo e globale giudizio di convenienza per l'adottando richiesto dall'art. 312, comma 1, c.c.: tale convenienza in tanto sussiste, in quanto l'interesse dell'adottando trovi effettiva e concreta realizzazione nel costituendo vincolo formale, vale a dire nella comunione di intenti, accertabile a seguito delle più opportune informazioni e dei più conducenti rilievi, di tutti i membri del nucleo domestico e, soprattutto, dei figli dell'adottante.

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 2006 n. 2426

 

Nell'adozione di persona maggiorenne, la revoca dei consensi prestati dall'adottante e dall'adottando è ammissibile fino all'emanazione del provvedimento, ed ancora, fino alla sua definitività, vale a dire fino alla scadenza del termine per il reclamo di cui all'art. 313 c.c.

Corte appello Genova  09 giugno 1997

 

Nel caso di adozione di persona maggiorenne i prescritti consensi manifestati dall'adottante e dall'adottando integrano meri presupposti (o, tutt'al più, mere "condiciones iuris") della adozione, che è atto giudiziale; dopo la conclusione del procedimento essi non presentano più alcuna autonoma rilevanza, e, ai sensi dell'art. 313 c.c., può impugnarsi il solo decreto d'azione, entro 30 giorni dalla comunicazione, con reclamo alla Corte d'appello.

Corte appello Genova  09 giugno 1997

 

Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 291 c. c., sollevata in riferimento all'art. 3 cost. Infatti, qualora l'adottante di persona maggiore di età abbia figli legittimi o legittimati maggiorenni, ma incapaci di esprimere il loro assenso, il tribunale può egualmente pronunciare l'adozione con le modalità previste dall'art. 297 c.c., apprezzando gli interessi indicati in questa norma, la quale si applica a tutte le persone chiamate ad esprimere il loro assenso e, quindi, anche ai discendenti legittimi o legittimati impossibilitati, per incapacità, a prestare il loro assenso.

Corte Costituzionale  20 luglio 1992 n. 345  

 

Con specifico riferimento al regime anteriore alle modifiche introdotte nel 1967 e nel 1983, il potere di impugnare, in sede contenziosa, il provvedimento che ha pronunciato l'adozione spetta, oltre che alle parti del rapporto d'adozione, alternativamente, o ai soggetti dei quali è richiesto il consenso all'adozione medesima o a quanti dalla pronuncia sollecitata possono trarre un vantaggio concreto. (Si è ritenuto, in applicazione di tale principio, la carenza d'interesse ad impugnare un'adozione di un soggetto all'epoca minore, perfezionatasi nel 1958, da parte dell'avente causa di fratello dell'adottante, sotto il profilo dell'incompetenza territoriale della corte d'appello che aveva disposto farsi luogo all'adozione, posto che l'adottante, deceduto, aveva disposto con testamento delle sue sostanze che, pertanto, non potevano in nessun caso toccare all'attore, anche una volta posta nel nulla l'adozione).

Cassazione civile sez. II  25 giugno 1991 n. 7125

 



 
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