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Art. 299 codice civile: Cognome dell’adottato

L’adottato (1) assume il cognome dell’adottante e lo antepone al proprio.
Nel caso in cui la filiazione sia stata accertata o riconosciuta successivamente all’adozione si applica il primo comma (2).

Se l’adozione è compiuta da coniugi l’adottato assume il cognome del marito (3).
Se l’adozione è compiuta da una donna maritata, l’adottato, che non sia figlio del marito, assume il cognome della famiglia di lei.


Commento

Adottato e adottante: [v. 297].

 

(1) La norma, sostituita ex l. 4-5-1983, n. 184 (art. 61), è applicabile anche all’adozione in casi particolari [si rinvia all’art. 55, l. cit. in Appendice I].

 

(2) Comma così sostituito ex art. 38, d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

(3) Questa soluzione legislativa si pone sulla stessa linea di quella adottata per la filiazione; essa mostra chiaramente la prevalenza del principio dell’unità familiare in cui si attribuisce rilevanza al cognome paterno [si rinvia a quanto detto sub art. 262].

 

 


Giurisprudenza annotata

Diritti della personalità

Alla luce dei postulati costituzionali, dell'incipiente contrasto giurisprudenziale, dell'evoluzione della coscienza sociale e del costume, della normativa comunitaria ed internazionale e del cd. diritto vivente, urge ormai la cogente necessità di acclarare se sia ancora attuale e legittima la norma consuetudinaria a termini della quale al figlio nato da matrimonio va imposto il cognome del padre anche quando entrambi i suoi genitori avanzino concorde richiesta di attribuire il cognome materno. All'uopo va, quindi, inoltrata al Primo Presidente di questa Corte richiesta di rimettere ogni dubbio alle Sezioni unite della stessa, od, occorrendo, alla Corte costituzionale.

Cassazione civile sez. I  22 settembre 2008 n. 23934  

 

La normativa italiana che assegna ai figli legittimi il cognome del genitore di sesso maschile viola l'art. 14 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, in combinato disposto con l'art. 8 della stessa convenzione; la normativa predetta va, quindi, modificata.

Corte europea diritti dell'uomo sez. II  07 gennaio 2014 n. 77  

 

 

Filiazione

Vanno rimessi al primo presidente della Corte di cassazione, affinché valuti l'opportunità dell' assegnazione alle sezioni unite, gli atti del ricorso sulla questione se possa disporsi la rettificazione dell'atto di nascita nella parte in cui abbia attribuito al figlio minore legittimo il cognome del padre, invece che quello materno, come invece congiuntamente richiesto dai coniugi, adottandosi al riguardo una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme internazionali di riferimento ovvero rimettendo la questione medesima alla Corte costituzionale.

Cassazione civile sez. I  22 settembre 2008 n. 23934  

 

Nell'attuale quadro normativo, in cui è rinvenibile una norma di sistema - presupposta da una serie di disposizioni regolatrici di fattispecie diverse (art. 143 bis, 236, 237 comma 2, 266, 299 comma 3 c.c.; 33 e 34 d.P.R. n. 396 del 2000) - che prevede l'attribuzione automatica del cognome paterno al figlio legittimo, sia pure retaggio di una concezione patriarcale della famiglia non in sintonia con le fonti sopranazionali, che impongono agli Stati membri l'adozione di misure idonee alla eliminazione delle discriminazioni di trattamento nei confronti della donna, ma che (come avvertito anche dalla sentenza della Corte cost. n. 61 del 2006) spetta comunque al legislatore ridisegnare in senso costituzionalmente adeguato, non può trovare accoglimento la domanda dei genitori di attribuzione al figlio del cognome materno.

Cassazione civile sez. I  14 luglio 2006 n. 16093  

 

Ritenuto che il passaggio da una concezione del cognome quale mero segno di identificazione della discendenza familiare ad una visione che lo inquadra tra gli elementi costitutivi dell'identità personale, intesa come un bene a sé, indipendente dallo status familiare, ha progressivamente sganciato le sorti del cognome dalla titolarità di una determinata posizione all'interno della famiglia; ritenuto che la ratio dell'art. 262 c.c. non va rintracciata nell'esigenza di parificare, il più possibile, la posizione del figlio naturale a quella del figlio legittimo privilegiando l'assunzione del cognome paterno, ma nel garantire l'interesse del figlio a conservare o non cambiare il cognome con cui è conosciuto nell'ambito delle proprie relazioni sociali ritenuto, infine, che, in seno al processo di adeguamento del diritto a famiglia ai valori costituzionali, è entrato in irreversibile crisi il principio dell'automatica, preferenziale attribuzione del cognome paterno, principio, in contrasto con il principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi nel quadro, più generale, del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost. è da condividere quanto adombrato in sede di legittimità costituzionale laddove si è riconosciuto che l'attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia legittima e della conseguente potestà maritale, entrambe da tempo tramontate: poiché non è più attuale e plausibile un criterio di trasmissione del cognome assolutamente affidato a rigidi meccanismi automatici, che se, da un lato, possono proteggere interessi ed esigenze formali di ordine pubblico, non riescono dall'altro, né ad impedire forme di discriminazione basate sul sesso, né tutelare adeguatamente situazioni esistenziali connesse all'uso del cognome, è da auspicare, perché ormai non più differibile, un'intervento legislativo che adegui la disciplina del cognome alla struttura ed alle esigenze della famiglia attuale, conciliando il diritto all'identità della famiglia legittima con lo stesso diritto di quella naturale. Quanto precede conferma e giustifica l'orientamento, peraltro ormai quasi unanimemente condiviso, per il quale, nel caso di riconoscimenti paterno di figlio naturale successivo al riconoscimento da parte della madre, della quale il figlio ha assunto il cognome, l'acquisto del cognome paterno non è automatico, ma, anzi, va escluso qualora, tra i due riconoscimenti, il minore abbia acquistato e consolidato una sua precisa consapevole individualità con il cognome materno e con quest'ultimo sia conosciuto, tanto più qualora il nonno paterno del minore goda di assai cattiva fama per la sua notoria appartenenza alla malavita.

Cassazione civile sez. I  26 maggio 2006 n. 12641  

 

 



 
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