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Art. 30 codice civile: Liquidazione

Dichiarata l’estinzione della persona giuridica o disposto lo scioglimento dell’associazione, si procede alla liquidazione del patrimonio secondo le norme di attuazione del codice (1).


Commento

Estinzione: [v. 27].

Liquidazione: procedura per mezzo della quale si procede al pagamento dei debiti e alla riscossione dei crediti dell’ente.

 

(1) Il procedimento di liquidazione [v. disp. att. 11-21] si svolge sotto la diretta sorveglianza del Presidente del tribunale del capoluogo della Provincia in cui è registrata la persona giuridica. Il Presidente del tribunale nomina anche i liquidatori (uno o più), nel caso in cui non siano stati nominati dall’assemblea che ha deliberato lo scioglimento oppure qualora l’atto costitutivo o lo statuto non prevedano una diversa forma di nomina. Estinti i debiti dell’ente e realizzato tutto l’attivo, può chiudersi la fase della liquidazione, in seguito alla quale il Presidente del tribunale ordina la cancellazione dell’ente dal registro delle persone giuridiche.

L’ente cessa di esistere solo con la chiusura della liquidazione e la sua cancellazione.


Giurisprudenza annotata

Associazioni e Fondazioni

 

Le associazioni non riconosciute, a differenza di quelle riconosciute, possono procedere autonomamente con i loro organi interni alle attività di liquidazione, ma se l'autorità giudiziaria nomina dei liquidatori, questi ultimi rappresentano l'ente, essendo in tal caso applicabile la disciplina prevista per la liquidazione del patrimonio delle persone giuridiche, soggetta a sua volta a quella dettata per la liquidazione coatta amministrativa.

 

Tribunale Roma  26 giugno 2013

 

I provvedimenti emessi dal presidente del tribunale, in forza degli art. 11 e 12 disp. att. c.c., nell'espletamento della sua funzione di nomina e di sorveglianza sull'attività compiuta dai liquidatori di un'associazione privata riconosciuta, costituiscono misure di volontaria giurisdizione, prive di decisorietà e di definitività, essendo il liquidatore revocabile o sostituibile in ogni tempo, anche d'ufficio, e fondandosi esse su di un'indagine sommaria e incidenter tantum, con la conseguenza che avverso tali provvedimenti non è ammessa l'impugnazione straordinaria per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost..

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 2012 n. 1590  

 

Alle associazioni non riconosciute non si applicano analogicamente le norme dettate per lo scioglimento delle associazioni riconosciute e, pertanto, le prime possono procedere alle attività di liquidazione tramite i rappresentanti in carica alla data di scioglimento, in regime di prorogatio; l'eventuale nomina dei liquidatori da parte dell'Autorità giudiziaria, non indispensabile ma comunque non vietata, comporta peraltro che questi ultimi sono legittimati a rappresentare l'ente in vece e luogo degli amministratori prorogati.

Cassazione civile sez. III  10 marzo 2009 n. 5738  

 

In caso di scioglimento di un'associazione non riconosciuta non si applicano le norme dettate per lo scioglimento delle associazioni riconosciute, pertanto le prime possono procedere alle attività di liquidazione tramite gli stessi rappresentanti legali in carica alla data dello scioglimento, in regime di proroga dei loro poteri. La nomina dei liquidatori, ancorché non indispensabile, non è tuttavia vietata, ove l'assemblea voglia procedervi ed il liquidatore regolarmente nominato dall'autorità giudiziaria competente è legittimato a rappresentare l'ente in luogo dei passati amministratori.

Cassazione civile sez. III  10 marzo 2009 n. 5738  

 

In tema di liquidazione generale dei beni della persona giuridica, cui è applicabile - in virtù del richiamo contenuto nell'art. 16 disp. att. c.c. - la disciplina dettata dalla l. fall. per la liquidazione coatta amministrativa (in particolare gli art. 209 e 212 l. fall.), non ricade nell'accertamento del passivo (non attenendo nè all'accertamento del credito nè all'accertamento delle relative cause di prelazione), ma nella successiva fase di ripartizione dell'attivo, la questione relativa alla determinazione della misura in cui il ricavato della vendita può essere imputato al bene oggetto di prelazione ipotecaria, allorché lo stesso sia stato venduto insieme ad un altro bene.

Cassazione civile sez. I  27 novembre 2003 n. 18115  

 

Alle associazioni non riconosciute - le quali, pur prive di personalità giuridica, individuano un autonomo centro di imputazione di interessi, secondo la normativa posta dagli art. 36, 37 e 38 c.c., e quindi costituiscono, sotto tale profilo, distinti soggetti a personalità giuridica limitata - non trova applicazione, in via analogica, la speciale disciplina contemplata dall'art. 30 c.c. e dagli art. da 11 a 21 disp. attuaz. c.c. per la liquidazione del patrimonio delle persone giuridiche, atteso che tale particolare procedura (per la quale l'art. 16 cit. richiama, in quanto applicabili, talune disposizioni dettate, dalla legge fallimentare, per la liquidazione coatta amministrativa, tra cui il divieto di azioni esecutive individuali) presuppone un sistema di pubblicità legale, quale il registro delle persone giuridiche, su cui vanno annotate le decisioni del liquidatore e che giustifica la previsione di termini di decadenza per le opposizione dei creditori con decorrenza dalle annotazioni. Consegue quindi che, ove si proceda alla liquidazione del patrimonio di un'associazione non riconosciuta, la quale non può ritenersi estinta finché sia titolare di rapporti giuridici, non possa farsi applicazione della disciplina suddetta e non sussista, quindi, alcun ostacolo all'esercizio di azioni giudiziali individuali di creditori della associazione medesima.

Cassazione civile sez. lav.  07 luglio 1987 n. 5925

 

Previdenza ed Assistenza

 

In tema di previdenza integrativa, la liquidazione di un Fondo pensione chiuso va effettuata applicando la disciplina della liquidazione generale, di cui agli art. 30 c.c. e 16 disp. att. c.c., a prescindere dall'ipotesi di incapienza dell'attivo, dovendosi ritenere che solo la liquidazione generale — e non anche quella in bonis di cui all'art. 15 disp. att. c.c., attuabile solo per i crediti predeterminati o predeterminabili — sia idonea ad assicurare, nel rispetto della concorsualità, l'esigenza di una valutazione unitaria delle modalità attraverso le quali operare la suddetta ripartizione. Ne consegue che l'esigenza di garantire il diritto di difesa degli interessati nell'ambito della procedura concorsuale comporta la necessaria applicazione delle norme fallimentari — cui rinvia il citato art. 16 — poste a tutela dei crediti concorrenti ed, in particolare, degli art. 207 e 209 legge fall., la cui inosservanza determina la nullità della procedura e del piano finale di riparto.

Cassazione civile sez. lav.  12 novembre 2012 n. 19659  

 

Il contrasto esistente in ordine alla natura dirigenziale o meno di un rapporto di lavoro costituisce un impedimento fattuale e non legale all'esercizio da parte del datore di lavoro del diritto alla ripetizione dei contributi già versati all'Inps; esso non incide, quindi, sulla decorrenza della prescrizione. Ne consegue che, anche laddove la natura dirigenziale del rapporto sia stata accertata con sentenza, la prescrizione decorre comunque dal giorno in cui il diritto alla ripetizione avrebbe potuto essere fatto valere e non dalla data della sentenza che ha valore esclusivamente ricognitivo e non costitutivo. (Fattispecie relativa alle conseguenze del riconoscimento della qualifica dirigenziale ai comandanti di nave della società Adriatica di navigazione con trasferimento delle relative posizioni contributive dall'Inps all'Inpdai).

Cassazione civile sez. lav.  23 novembre 1999 n. 13030  



 
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