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Art. 300 codice civile: Diritti e dovevi dell’adottato

L’adottato conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia di origine, salve le eccezioni stabilite dalla legge (1).

L’adozione non induce alcun rapporto civile tra l’adottante e la famiglia dell’adottato né tra l’adottato e i parenti dell’adottante, salve le eccezioni stabilite dalla legge (2) (3).


Commento

Adottando e adottante: [v. 297].

 

(1) Per il soggetto adottato durante la maggiore età valgono i titoli relativi alla famiglia di origine per la dispensa dalla ferma di leva (artt. 1990-1191, d.lgs. 66/2010, Codice dell’ordinamento militare; v. anche nota (1) sub art. 2111).

 

(2) Le eccezioni cui fa riferimento l’ultima parte del comma 2 dell’articolo sono rappresentate dagli impedimenti matrimoniali previsti dall’art. 87 ai nn. 6, 7, 8 e 9. Ne deriva che gli impedimenti matrimoniali citati operano anche nel caso in cui l’adottato intenda contrarre matrimonio con un membro della famiglia dell’adottante.

 

(3) La norma si applica anche all’adozione in casi particolari [si rinvia all’art. 55, l. 184/1983 in Appendice I].

 

Lo scopo dell’adozione del maggiorenne è quello di garantire all’adottante una discendenza e di conferire all’adottato un nucleo familiare che lo assista. Questi scopi, pertanto, si possono realizzare senza la necessità di recidere il rapporto che lega l’adottato alla famiglia di origine.


Giurisprudenza annotata

 

Pubblica Amministrazione

Anche nel regime precedente la l. n. 184 del 1983 l'anonimato della donna che non voleva essere nominata in relazione alla nascita di un figlio non riconosciuto era tutelata da un lato dalla possibilità di far constare la volontà di non essere nominata nell'atto di nascita e dall'altro dal divieto posto a carico degli istituti custodi della documentazione relativa alla nascita; tali disposizioni costituiscono uno dei casi "divieto di divulgazione altrimenti previsto dall'ordinamento" in presenza dei quali, a norma dell'art. 24 l. n. 241 del 1990 è escluso l'esercizio del diritto di accesso.

Consiglio di Stato sez. IV  17 giugno 2003 n. 3402  

 

 

Adozione

È illegittimo, e va perciò riformato, il decreto del tribunale per i minorenni che disponga l'adozione, ex art. 44 lett. b) legge n. 184 del 1983, di una bimba di 5 anni da parte di una donna settantenne coniugata con il padre naturale della minore, dal quale essa sia separata di fatto: anche l'adozione in casi particolari, infatti, mira a garantire l'allevamento e l'educazione del minore in seno ad una famiglia idonea, sotto ogni riguardo, a promuovere il pieno sviluppo della delicata personalità minorile, e ciò non può avvenire allorché l'adottante sia in tarda età, a nulla rilevando, in contrario, nè il lungo tempo dell'adottando trascorso presso l'aspirante all'adozione, nè la sussistenza di validi, forti e consolidati rapporti affettivi; in considerazione dell'età dell'aspirante all'adozione, è, in partenza e con certezza, acclarata la sua incapacità, specie "de futuro", di garantire all'adottando l'ambiente familiare necessario al suo normale sviluppo psicofisico. L'adozione in casi particolari, è, poi, impossibile qualora come nel caso "de quo", il richiedente risulti separato, ancorché di fatto, dal coniuge: l'adozione in casi particolari, è, infatti, ispirata alla finalità di consolidare l'unità familiare, oltre che a dare una famiglia idonea al minore in stato di abbandono, per cui il rapporto adottivo non può essere circoscritto ad uno solo dei coniugi.

Tribunale minorenni L'Aquila  10 febbraio 1995

 

Il figlio naturale riconosciuto da entrambi i genitori e successivamente adottato ex art. 44 lett. b) l. n. 184 del 1983 conserva il proprio cognome originario ed a questo antepone il cognome dell'adottante.

Cassazione civile sez. I  19 agosto 1996 n. 7618  

 

L'adozione in casi particolari ex art. 44 lett. b) costituisce un tipo di adozione pur sempre rivolto alla tutela del preminente interesse del minore, ma avente la singolarità d'essere diretto alla duplice esigenza di rafforzare, da un lato, l'unità familiare agevolando l'inserimento familiare del minore che sia figlio di uno solo dei coniugi, e di evitare, dall'altro, che l'instaurazione del nuovo rapporto determini la rottura del vincolo esistente con l'altro genitore biologico e/o con i di lui parenti, quando con costoro il minore stesso abbia instaurato e mantenga legami significativi; è in applicazione di tali principi teleologici, ispiratori dell'istituto "de quo", che il minore non acquista lo "status" di figlio legittimo, ma lo "status" di figlio adottivo, cui spetta nei confronti dei genitori adottivi - ai quali compete la potestà, di cui è invece privato l'altro genitore biologico - il diritto al mantenimento, all'educazione ed all'istruzione, conservando nei confronti della famiglia di origine (con la quale manchino o siano venuti meno legami affettivi e rapporti stabili e consolidati e duraturi) solo i doveri ed i diritti d'ordine patrimoniale, ed in particolare i diritti successori, che saranno i coniugi costituenti la famiglia adottiva ad esercitare per conto del minore. Ciò premesso e ritenuto, qualora un minore verso cui si sia proceduto all'adozione in casi particolari ex art. 44 lett. b) legge n. 184 del 1983 da parte del coniuge della madre naturale, sia rimasto privo d'ogni rapporto e d'ogni legame affettivo col padre naturale per lungo tempo (circa un decennio), così da ignorare addirittura la verità sulle proprie origini biologiche, l'equilibrio del figlio minore va tutelato preservandolo da intromissioni tardive del padre naturale che pretenda di vigilare sulla sua educazione ed istruzione e sulle sue condizioni di vita, intendendo così esercitare un diritto che non gli spetta perché non contemplato dall'art. 44 lett. b) cit.: al genitore naturale per lungo tempo dimentico può pertanto essere negata anche la più ridotta frequentazione del minore, inconciliabile con la pregressa assenza di rapporti e di legami (protrattasi per circa un decennio), ed inopportuna perché idonea a generare confusione e conflitti con i poteri-doveri connessi alla potestà parentale ad altri spettante; i coniugi componenti la coppia presso la quale il minore è inserito, sono tuttavia obbligati a comunicare al minore la verità integrale circa le sue origini biologiche prima che il minore medesimo entri nel periodo delicato, e non scevro di traumi e travagli, dell'adolescenza: e ciò, anzitutto perché ogni minore ha diritto a conoscere le proprie origini biologiche, e poi allo scopo di evitare i pericoli non lievi che da una rivelazione accidentale, o peggio, non proveniente da persona idonea potrebbero derivare all'equilibrio ed alla serenità del figlio, al quale occorre garantire anche la possibilità di decidere in modo consapevole ed autonomo circa i propri rapporti con il genitore naturale per lungo tempo dimentico.

Corte appello Perugia  25 maggio 1992



 
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