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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 306 codice civile: Revoca per indegnità dell’adottato

La revoca dell’adozione può essere pronunziata dal tribunale su domanda dell’adottante, quando l’adottato abbia attentato alla vita (1) di lui o del suo coniuge, dei suoi discendenti o ascendenti, ovvero si sia reso colpevole verso loro di delitto punibile con pena restrittiva della libertà personale non inferiore nel minimo a tre anni.

Se l’adottante muore in conseguenza dell’attentato, la revoca dell’adozione può essere chiesta da coloro ai quali si devolverebbe l’eredità in mancanza dell’adottato e dei suoi discendenti.


Commento

(1) La norma fa riferimento al tentato omicidio e, a maggior ragione, all'omicidio.


Giurisprudenza annotata

Pubblico ministero in materia civile

Il p.m. non è legittimato a proporre l'azione di annullamento dell'adozione (ordinaria) per vizio del consenso, ma deve obbligatoriamente intervenire nel giudizio; pertanto, deve essere cassata la sentenza pronunciata in esito a procedimento d'appello nel quale il p.m. non sia intervenuto e, comunque, non sia stata disposta alcuna comunicazione a detto ufficio.

Cassazione civile sez. I  03 ottobre 2000 n. 13062  

 

Nei procedimenti in cui le funzioni del P.M. non includono l'autonoma facoltà di impugnazione (nella specie, trattavasi di procedimento per la revoca dell'adozione ordinaria di un minore) deve escludersi, in sede di legittimità, la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti del P.M. presso il giudice a quo, atteso che la finalità dell'intervento in causa del pubblico ministero resta assicurata dalla partecipazione al procedimento del procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

Cassazione civile sez. I  06 agosto 1991 n. 8575  

 

 

Adozione

I fatti di violenza previsti dall'art. 306 c.c. quale causa di revoca dell'adozione ordinaria sono solo quelli che si traducono in un attentato alla vita dell'adottante (oltre che dei suoi discendenti o ascendenti) od in reati punibili con la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, ad anni tre; ne consegue che non rileva, ai fini dell'art. 306 c.c., l'aver tentato di arrecare all'adottante lesioni gravissime ritenuto che, a causa della diminuzione fino ai due terzi della pena, prevista dall'art. 56 c.p. per il delitto tentato, nell'ipotesi del delitto punito dall'art. 583 c.p. la pena minima di sei anni prevista per tale reato scende ad anni due di reclusione e non concreta perciò l'ipotesi di indegnità di cui all'art. 306 cit.

Cassazione civile sez. I  06 agosto 1991 n. 8575  



 
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