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Art. 311 codice civile: Manifestazione del consenso

Il consenso (1) dell’adottante e dell’adottando o del legale rappresentante di questo deve essere manifestato personalmente al presidente della corte di appello nel cui distretto l’adottante ha residenza.

(COMMA SOPPRESSO DALLA L. 5 GIUGNO 1967, N. 431).

L’assenso delle persone indicate negli articoli 296 e 297 può essere dato da persona munita di procura speciale rilasciata per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.


Commento

(1) Il consenso deve essere prestato personalmente e verbalmente e non può dunque essere fornito per mezzo di un rappresentante o di una dichiarazione ricevuta da un notaio. Inoltre il consenso, così come l'assenso di cui al comma successivo, deve essere puro cioè non può essere sottoposto a termine o condizione.

 


Giurisprudenza annotata

Adozione

Nell'adozione di persona maggiore di età, l'incapacità naturale dell'adottante al momento della manifestazione del consenso può essere fatta valere esclusivamente dai soggetti legittimati a proporre il reclamo ai sensi dell'art. 313, comma 2, c.c., tassativamente indicati, atteso che, in mancanza di una norma specifica relativa alla legittimazione a far valere i vizi del consenso in tale specifica fattispecie, devono ritenersi legittimate, ai sensi dell'art. 1441 c.c., solo le parti del rapporto adottivo, non potendo trovare applicazione l'art. 428 c.c.

Cassazione civile sez. I  19 luglio 2012 n. 12556  

 

Nell'adozione di persona maggiorenne, la revoca dei consensi prestati dall'adottante e dall'adottando è ammissibile fino all'emanazione del provvedimento, ed ancora, fino alla sua definitività, vale a dire fino alla scadenza del termine per il reclamo di cui all'art. 313 c.c.

Corte appello Genova  09 giugno 1997

 

Nel caso di adozione di persona maggiorenne i prescritti consensi manifestati dall'adottante e dall'adottando integrano meri presupposti (o, tutt'al più, mere "condiciones iuris") della adozione, che è atto giudiziale; dopo la conclusione del procedimento essi non presentano più alcuna autonoma rilevanza, e, ai sensi dell'art. 313 c.c., può impugnarsi il solo decreto d'azione, entro 30 giorni dalla comunicazione, con reclamo alla Corte d'appello.

Corte appello Genova  09 giugno 1997

 

Sussistendo tutti i presupposti e le condizioni "ex lege" previsti, deve essere pronunciata l'adozione di persona maggiorenne, richiesta dal marito della madre biologica dell'adottando, ove risulti il consenso all'adozione dell'adottante e dell'adottando, e risulti altresì l'assenso della madre di quest'ultimo, allorché il dissenso manifestato dal padre biologico dell'adottando non sia giustificato da alcun concreto motivo serio ed oggettivo e si fondi presumibilmente su ragioni di mero ordine sentimentale, mentre, di contro, l'adozione, conferendo all'adottato uno "status" analogo a quello di figlio legittimo, risulta già solo per questo, in mancanza di ragioni ostative, a tutela dell'adottando, proprie d'ogni singola fattispecie, conforme all'interesse di quest'ultimo.

Tribunale Firenze  25 agosto 1995

Con riguardo all'adozione ordinaria di un minore, nella normativa anteriore alla l. 4 maggio 1983 n. 184, l'errore, quale ragione di invalidità del consenso dell'adottante (art. 311 c.c.) e, quindi, del successivo provvedimento di adozione, va riscontrato con riferimento non già alla disciplina relativa ai contratti (art. 1427 ss. c.c.), bensì a quella posta dall'ordinamento per i rapporti familiari (art. 122, 263 e 289 c.c.). Pertanto, non assume rilievo l'errore sulle qualità dell'adottato, ma solo quello che attiene alla identificazione della persona fisica dell'adottato (salva l'ipotesi in cui l'errore cada sul fatto che l'adottato non sia un figlio dell'adottante nato fuori del matrimonio, incidendo in questo caso l'errore in una delle condizioni soggettive poste dalla legge per la pronuncia dell'adozione, ai sensi dell'art. 293 c.c.).

Cassazione civile sez. I  06 agosto 1991 n. 8575  

 

L'art. 311 c.c. stabilisce, per l'adozione delle persone maggiori di età, la competenza del tribunale nel cui circondario l'adottante ha la residenza. In mancanza di una disposizione a tale riguardo, la competenza del tribunale in caso di adozione di maggiori di età da parte di cittadini italiani residenti all'estero deve essere individuata per analogia (art. 12 disp. prel. c.c.) con l'art. 29 della l. 4 maggio 1983 n. 184 sull'adozione internazionale dei minori, nella circoscrizione giudiziaria dell'ultimo domicilio in Italia dell'adottante.

Cassazione civile sez. I  19 aprile 1991 n. 4234  

 

In tema di competenza territoriale, nel caso di adozione di persona maggiore di età da parte di un cittadino italiano residente all'estero, non è applicabile la norma che prevede la competenza del Tribunale nel cui circondario l'adottante ha la sua residenza (art. 311 c.c.), e, quindi, deve farsi ricorso in via analogica, data la sostanziale identità della "ratio legis", alla disciplina contenuta nell'art. 29 della l. 4 maggio 1983 n. 184, che, nel caso di adozione internazionale da parte di cittadini italiani residenti all'estero, e più specificamente nello Stato straniero cui appartiene l'adottando, fa riferimento alla circoscrizione giudiziaria in cui si trova il luogo dell'ultimo domicilio (in Italia) di chi intende compiere l'adozione.

Cassazione civile sez. I  19 aprile 1991 n. 4234  

 

Nell'ipotesi in cui al momento della pronuncia del decreto di adozione ordinaria l'adottante abbia già contratto matrimonio canonico, ma questo non sia stato ancora trascritto nei registri dello stato civile, non è necessario il consenso del coniuge dell'adottante, non essendo il vincolo matrimoniale - contratto nell'ordinamento canonico - ed il relativo "status" di coniuge dell'adottante ancora sorto di fronte all'ordinamento statale; nè tale consenso si rende necessario per l'effetto retroattivo della successiva trascrizione effettuata ai sensi dell'art. 3 della legge n. 847 del 1929, non potendo questa incidere sullo "status" di adottante, acquisito in base ad un procedimento legittimamente svoltosi ed ormai concluso.

Cassazione civile sez. I  25 novembre 1986 n. 6925  



 
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