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Art. 312 codice civile: Accertamenti del tribunale.

Il tribunale, assunte le opportune informazioni, verifica:

1) se tutte le condizioni della legge sono state adempiute;

2) se l’adozione conviene all’adottando.


Commento

Il giudice ha il potere di valutare sia la legittimità dell’adozione che la sua effettiva corrispondenza all’interesse dell’adottando. Tale valutazione è meno rigorosa di quella prevista in caso di adozione di minori.


Giurisprudenza annotata

Adozione

Pur se - di norma - la presenza di figli minori legittimi degli adottanti, non ancora capaci di discernimento in ragione della tenera età, costituisce un impedimento all'adozione di maggiorenne, nondimeno può farsi luogo a quest'ultima qualora si accerti, da un lato, la presenza di significativi e stabili legami tra l'adottando e la famiglia degli adottanti, pur in mancanza di qualsiasi consanguineità, e, dall'altro, la conformità all'interesse dei figli minori stessi, rappresentati in giudizio a mezzo di curatore speciale.

Corte appello Napoli  01 febbraio 2012

 

In tema di adozione di persone maggiori di età, la presenza di figli minori (legittimi, legittimati o naturali) dell'adottante, come tali incapaci, per ragioni di età, di esprimere un valido consenso, costituisce, di norma, ai sensi dell'art. 291 c.c., un impedimento alla richiesta adozione. Ove, tuttavia, l'adozione di maggiorenne riguardi un soggetto, il figlio del coniuge, che già appartenga, insieme al proprio genitore naturale ed ai fratelli, minorenni, ex uno latere, al contesto affettivo della famiglia di accoglienza dell'adottante, la detta presenza dei figli minori dell'adottante non preclude in assoluto l'adozione, fermo restando il potere-dovere del giudice del merito di procedere alla audizione personale di costoro, se aventi capacità di discernimento, e del loro curatore speciale, ai fini della formulazione del complessivo giudizio di convenienza nell'interesse dell'adottando, richiesto dall'art. 312, comma 1, n. 2, c.c., giacché tale convenienza in tanto sussiste in quanto l'interesse dell'adottando trovi una effettiva e reale rispondenza - eventualmente da apprezzare all'esito dell'acquisizione anche delle opportune informazioni - nella comunione di intenti di tutti i membri della famiglia, compresi i figli dell'adottante. (Cassa App. Milano 27 luglio 2004).

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 2006 n. 2426  

 

In tema di adozione di persone maggiori di età, la presenza di figli minori (legittimi, legittimati o naturali) dell'adottante, come tali incapaci, per ragioni di età, di esprimere un valido consenso, costituisce, di norma, ai sensi dell'art. 291 c.c., un impedimento alla richiesta adozione. Ove, tuttavia, l'adozione di maggiorenne riguardi un soggetto, il figlio del coniuge, che già appartenga, insieme al proprio genitore naturale ed ai fratelli, minorenni, ex uno latere, al contesto affettivo della famiglia di accoglienza dell'adottante, la detta presenza dei figli minori dell'adottante non preclude in assoluto l'adozione, fermo restando il potere-dovere del giudice del merito di procedere all'audizione personale di costoro, se aventi capacità di discernimento, e del loro curatore speciale, ai fini della formulazione del complessivo giudizio di convenienza nell'interesse dell'adottando, richiesto dall'art. 312, comma 1, n. 2, c.c., giacché tale convenienza in tanto sussiste in quanto l'interesse dell'adottando trovi un'effettiva e reale rispondenza - eventualmente da apprezzare all'esito dell'acquisizione anche delle opportune informazioni - nella comunione di intenti di tutti i membri della famiglia, compresi i figli dell'adottante. (Cassa App. Milano 27 luglio 2004).

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 2006 n. 2426  

 

Pur se, in tema di adozione di persone maggiori di età, la presenza di figli minori (legittimi, legittimati o naturali, del richiedente l'adozione, come tali incapaci, per ragione di età, di esprimere un valido, consapevole consenso, costituisce, di regola, ai sensi dell'art. 291 c.c., un impedimento alla richiesta, tuttavia, ove l'adozione di maggiorenne riguardi un soggetto, il figlio del coniuge, che già appartenga, insieme al proprio genitore naturale ed ai fratelli minorenni "ex uno latere", al contesto materiale ed affettivo della famiglia del richiedente, la presenza dei figli minori dell'aspirante all'adozione non preclude in assoluto la costituzione del vincolo adottivo, fermo restando il potere-dovere del giudice del merito di procedere all'audizione personale di costoro, pur non aventi capacità piena di discernimento, e del loro curatore speciale, ai fini della formulazione del complessivo e globale giudizio di convenienza per l'adottando richiesto dall'art. 312, comma 1, c.c.: tale convenienza in tanto sussiste, in quanto l'interesse dell'adottando trovi effettiva e concreta realizzazione nel costituendo vincolo formale, vale a dire nella comunione di intenti, accertabile a seguito delle più opportune informazioni e dei più conducenti rilievi, di tutti i membri del nucleo domestico e, soprattutto, dei figli dell'adottante.

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 2006 n. 2426  

 

È inammissibile, in quanto prospetta un intervento additivo della Corte costituzionale eccedente la sfera dei suoi poteri, la questione di legittimità costituzionale degli art. 291 e 312 n. 2, c.c., nella parte in cui non prevedono, rispettivamente, la possibilità di adozione di un maggiorenne da parte di chi abbia discendenti legittimi o legittimati in età minore, anche quando l'adottando sia figlio legittimo del coniuge dell'adottante e sia stabilmente inserito nella comunità familiare, e la possibilità che il giudice, apprezzando la convenienza dell'adozione per l'adottando, possa valutare altresì, complessivamente, tutti gli interessi coinvolti, in rapporto al fine del rafforzamento dell'unità familiare, in riferimento agli art. 2, 3 e 30 cost.

Corte Costituzionale  16 luglio 1996 n. 252  

 

È inammissibile, prospettando un intervento additivo della Corte costituzionale, la questione di legittimità costituzionale (proposta in riferimento agli art. 2, 3 e 30 cost.) dell'art. 291 c.c., modificato dalla sentenza della C. cost. n. 557 del 1988, nella parte in cui non prevede la possibilità di adozione di un maggiorenne, da parte di chi abbia discendenti legittimi o legittimati in età minore, anche quando l'adottando sia figlio del coniuge dell'adottante e sia stabilmente inserito nella comunità familiare, e dell'art. 312 n. 2 c.c., nella parte in cui, limitando il potere valutativo del tribunale alla convenienza dell'adozione per l'adottando, non consente al giudice una valutazione complessiva di tutti gli interessi coinvolti dall'istanza di adozione.

Corte Costituzionale  16 luglio 1996 n. 252  



 
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