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Art. 313 codice civile: Provvedimento del tribunale

Il tribunale, in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero e omessa ogni altra formalità di procedura, provvede con sentenza decidendo di far luogo o non far luogo alla adozione.

 

L’adottante, il pubblico ministero, l’adottando, entro trenta giorni dalla comunicazione, possono proporre impugnazione avanti la Corte d’appello, che decide in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero.


Giurisprudenza annotata

Adozione

Nell'adozione di persona maggiore di età, l'incapacità naturale dell'adottante al momento della manifestazione del consenso può essere fatta valere esclusivamente dai soggetti legittimati a proporre il reclamo ai sensi dell'art. 313, comma 2, c.c., tassativamente indicati, atteso che, in mancanza di una norma specifica relativa alla legittimazione a far valere i vizi del consenso in tale specifica fattispecie, devono ritenersi legittimate, ai sensi dell'art. 1441 c.c., solo le parti del rapporto adottivo, non potendo trovare applicazione l'art. 428 c.

Cassazione civile sez. I  19 luglio 2012 n. 12556  

 

Il decreto che pronunzia l'adozione di persone di maggiore età (art. 314 c.c.) ha natura costitutiva, produce effetti direttamente incidenti sullo status dell'adottato ed è connotato dalla stabilità, comprovata dalla circostanza della previsione della sua revocabilità soltanto in casi tassativi e specifici (art. 305-309 c.c.), in conseguenza di fatti sopravvenuti e con efficacia "ex tunc"; pertanto, poiché siffatto decreto ha natura di provvedimento decisorio e definitivo, i vizi, sia processuali sia sostanziali, che eventualmente lo inficiano e ne determinano la nullità si convertono in motivi di impugnazione e possono essere fatti valere esclusivamente con il mezzo previsto dall'ordinamento, con la conseguenza che la decadenza dall'impugnazione comporta che gli stessi, in applicazione del principio stabilito dall'art. 161 c.p.c., non possono essere più dedotti neppure con l'"actio nullitatis".

Cassazione civile sez. I  19 luglio 2012 n. 12556  

 

In tema di adozione di maggiorenni, i vizi attinenti alla prestazione del consenso all'adozione stessa non possono essere fatti valere con una autonoma azione negoziale, ma esclusivamente a mezzo dell'impugnazione del relativo provvedimento costitutivo, da parte dei soli soggetti legittimati dalla legge (alla stregua di tale principio la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda, avanzata da un congiunto dell'adottante, di nullità dell'adozione di un maggiorenne per incapacità dell'adottante).

Cassazione civile sez. I  19 luglio 2012 n. 12556  

 

Il genitore è legittimato ad impugnare il provvedimento di adozione in casi particolari, ancorché decaduto dall'esercizio della potestà genitoriale, permanendo la sua qualità di parte nel relativo procedimento; infatti, non sono desumibili dalla normativa vigente elementi idonei ad escluderla, sia perché l'art. 313 c.c., richiamato dall'art. 56 l. 4 maggio 1983 n. 184, riferendosi all'adozione di maggiorenni, ovviamente non prevede la legittimazione ad impugnare dei "genitori", sia perché essi, in quanto titolari di un'autonomia valutativa in ordine all'individuazione delle soluzioni di maggior utilità per il minore, hanno una posizione processuale propria, che mal si concilia con limitazioni imposte al potere d'impugnazione.

Cassazione civile sez. I  18 aprile 2012 n. 6051  

 

In tema di adozione di minore in casi particolari, ex art. 44 l. 4 maggio 1983 n. 184, la natura informale del procedimento camerale comporta, ai sensi dell'art. 313 c.c., richiamato dall'art. 56 l. n. 184 cit., l'assenza di qualunque vincolo di rigida priorità temporale tra gli atti della procedura,restando unica esigenza da tutelare il preminente interesse del minore; pertanto, non può considerarsi lesiva del diritto di difesa del genitore naturale l'utilizzazione del consenso da lui prestato nell'ambito del procedimento per l'adozione legittimante, qualora, constatata l'impossibilità di affidamento preadottivo, il procedimento muti in quello per l'adozione in casi particolari, tanto più che il primo presuppone l'accertamento dello stato di abbandono e recide il vincolo con il genitore naturale, mentre il secondo consente la conservazione del rapporto con quest'ultimo.

Cassazione civile sez. I  12 gennaio 2010 n. 260  



 
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