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Art. 314 codice civile: Pubblicità

La sentenza definitiva che pronuncia l’adozione è trascritta a cura del cancelliere del tribunale competente, entro il decimo giorno successivo a quello della relativa comunicazione, da effettuarsi non oltre cinque giorni dal deposito, da parte del cancelliere del giudice dell’impugnazione, su apposito registro e comunicata all’ufficiale di stato civile per l’annotazione a margine dell’atto di nascita dell’adottato.

Con la procedura di cui al primo comma deve essere altresì trascritta ed annotata la sentenza di revoca della adozione, passata in giudicato.

 


Giurisprudenza annotata

Adozione

Il decreto che pronunzia l'adozione di persone di maggiore età (art. 314 c.c.) ha natura costitutiva, produce effetti direttamente incidenti sullo status dell'adottato ed è connotato dalla stabilità, comprovata dalla circostanza della previsione della sua revocabilità soltanto in casi tassativi e specifici (art. 305-309 c.c.), in conseguenza di fatti sopravvenuti e con efficacia "ex tunc"; pertanto, poiché siffatto decreto ha natura di provvedimento decisorio e definitivo, i vizi, sia processuali sia sostanziali, che eventualmente lo inficiano e ne determinano la nullità si convertono in motivi di impugnazione e possono essere fatti valere esclusivamente con il mezzo previsto dall'ordinamento, con la conseguenza che la decadenza dall'impugnazione comporta che gli stessi, in applicazione del principio stabilito dall'art. 161 c.p.c., non possono essere più dedotti neppure con l'"actio nullitatis".

Cassazione civile sez. I  19 luglio 2012 n. 12556

 

L'art. 313 c.c., espressamente dettato per l'adozione dei maggiorenni e richiamato dall'art. 56 l. 4 maggio 1983 n. 184 per l'adozione in casi particolari, ancorché conferisca il potere di impugnare soltanto all'adottante, all'adottando e al p.m., deve essere adattato alla diversa natura dell'adozione in casi particolari, riferendosi tale disciplina a soggetti minorenni. Una interpretazione conforme a Costituzione della suddetta disposizione comporta, pertanto, l'inclusione dei genitori del minore tra i soggetti legittimati all'impugnazione, ancorché siano stati dichiarati decaduti dalla potestà, essendo essi titolari di posizione autonoma da far valere nell'ambito delle relative procedure, in quanto depositari di diritti e obblighi il cui esercizio è finalizzato all'utilità e alla convenienza del minore.

Cassazione civile sez. I  18 aprile 2012 n. 6051  

 

Il genitore è legittimato ad impugnare il provvedimento di adozione in casi particolari, ancorché decaduto dall'esercizio della potestà genitoriale, permanendo la sua qualità di parte nel relativo procedimento; infatti, non sono desumibili dalla normativa vigente elementi idonei ad escluderla, sia perché l'art. 313 c.c., richiamato dall'art. 56 l. 4 maggio 1983 n. 184, riferendosi all'adozione di maggiorenni, ovviamente non prevede la legittimazione ad impugnare dei "genitori", sia perché essi, in quanto titolari di un'autonomia valutativa in ordine all'individuazione delle soluzioni di maggior utilità per il minore, hanno una posizione processuale propria, che mal si concilia con limitazioni imposte al potere d'impugnazione.

Cassazione civile sez. I  18 aprile 2012 n. 6051  

 

Il decreto che pronunzia l'adozione di persone di maggiore età (art. 314, c.c.) è costitutivo dell'adozione, produce effetti direttamente incidenti sullo "status" dell'adottato ed è connotato dalla stabilità, comprovata dalla circostanza della previsione della sua revocabilità soltanto in casi tassativi e specifici (art. 305-309, c.c.), in conseguenza di fatti sopravvenuti e con efficacia "ex tunc"; pertanto, poiché siffatto decreto ha natura di provvedimento decisorio e definitivo, i vizi sia processuali sia sostanziali che, eventualmente, lo inficiano e ne determinano la nullità si convertono in motivi di impugnazione e possono essere fatti valere esclusivamente con il mezzo di impugnazione previsto dall'ordinamento, con la conseguenza che la decadenza dall'impugnazione comporta che gli stessi, in applicazione del principio stabilito dall'art. 161, c.p.c., non possono essere più dedotti, neppure con la "actio nullitatis", esperibile nei limitati casi in cui una pronuncia sia stata emessa in assoluta carenza di potere giurisdizionale, in riferimento ad un provvedimento che si configura come abnorme. (In applicazione del succitato principio di diritto, la S.C. ha confermato il decreto impugnato - concernente una fattispecie alla quale "ratione temporis" non era applicabile la nuova disciplina dell'adozione introdotta dalla legge n. 149 del 2001 - che aveva escluso l'ammissibilità della "actio nullitatis" avverso il decreto che aveva pronunciato l'adozione di due persone coniugate, in quanto l'esistenza di un impedimento di legge all'adozione configura un vizio che avrebbe dovuto essere fatto valere con l'impugnazione, nei termini a detto fine stabiliti).

Cassazione civile sez. I  16 luglio 2004 n. 13171  

 

Sussistendo tutti i presupposti e le condizioni "ex lege" previsti, deve essere pronunciata l'adozione di persona maggiorenne, richiesta dal marito della madre biologica dell'adottando, ove risulti il consenso all'adozione dell'adottante e dell'adottando, e risulti altresì l'assenso della madre di quest'ultimo, allorché il dissenso manifestato dal padre biologico dell'adottando non sia giustificato da alcun concreto motivo serio ed oggettivo e si fondi presumibilmente su ragioni di mero ordine sentimentale, mentre, di contro, l'adozione, conferendo all'adottato uno "status" analogo a quello di figlio legittimo, risulta già solo per questo, in mancanza di ragioni ostative, a tutela dell'adottando, proprie d'ogni singola fattispecie, conforme all'interesse di quest'ultimo.

Tribunale Firenze  25 agosto 1995

 



 
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