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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 317 codice civile: Impedimento di uno dei genitori

Nel caso di lontananza (1), di incapacità (2) o di altro impedimento (3) che renda impossibile ad uno dei genitori l’esercizio della responsabilità genitoriale, questa è esercitata in modo esclusivo dall’altro.

La responsabilità genitoriale di entrambi i genitori non cessa a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio; il suo esercizio, in tali casi, è regolato dal capo II del presente titolo.


Commento

(1) La lontananza è intesa come distanza fisica tale da impedire materialmente al genitore di adempiere i propri obblighi nei confronti dei figli; non deve essere confusa con la scomparsa o con l’assenza [v. 49] di uno dei genitori.

 

(2) Ai fini dell’applicazione della norma assumono rilevanza sia l’incapacità legale cioè quella dichiarata dal giudice, che quella naturale, cioè sussistente al momento dell’atto ma non accertata da una pronuncia giudiziale.

 

(3) Fra gli impedimenti rilevanti ai fini dell’applicazione della norma si fa riferimento alla malattia di uno dei genitori, alla sua assenza per un lungo viaggio di lavoro oppure alla sua emigrazione all’estero. In generale sono rilevanti tutti quei fatti che impediscono, anche se temporaneamente, l’esercizio della responsabilità genitoriale.

 

La norma pone una necessaria eccezione alla regola generale che prescrive l’esercizio congiunto della responsabilità sui figli da parte dei genitori. Alla base di tale disposizione vi è, come in tutta la disciplina di questa materia, la volontà di garantire comunque la realizzazione degli interessi fondamentali del minore, anche in presenza di circostanze che impediscano, seppure temporaneamente, l’esercizio della responsabilità genitoriale da parte di uno dei genitori.


Giurisprudenza annotata

Affidamento di minori

Al fine di individuare il giudice territorialmente competente in un procedimento avente ad oggetto la domanda di affidamento esclusivo dei figli minori occorre ricorrere al criterio della residenza abituale. A tal fine non rileva il profilo formale anagrafico e quello meramente quantitativo (il luogo ove il minore ha dimorato di più) e va altresì escluso che la residenza debba essere considerata in senso tecnico formale, dovendo incontestatamente contenere in sé anche la dimora o il luogo di abitazione dei minori. L'abitualità deve essere verificata mediante un accertamento di fatto che tenga conto degli elementi che caratterizzano l'esistenza dei minori nel luogo indicato.

Cassazione civile sez. VI  05 settembre 2014 n. 18817  

 

Posto che la partecipazione dei minori ai procedimenti relativi al loro affidamento e alle visite dei genitori è assicurata dalla previsione del loro ascolto e dall'esercizio dei poteri officiosi riconosciuti al giudice, non vi è la necessità anche della designazione di un curatore speciale e di un difensore (nella specie, si verteva in tema di affidamento di un figlio naturale riconosciuto, di competenza ancora, ratione temporis, del giudice minorile). Conferma App. Milano, decr. 13 marzo 2013

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2014 n. 7478  

 

 

Maltrattamenti in famiglia

Il delitto di maltrattamenti in famiglia in danno dei coniuge assorbe i reati di ingiuria, molestia ed atti persecutori anche in caso di separazione e di conseguente cessazione della convivenza, rimanendo integri i doveri di rispetto reciproco, di assistenza morale e materiale e di solidarietà che nascono dal rapporto coniugale; la cessazione del rapporto di convivenza non influisce sulla configurabilità del reato in esame, la cui consumazione può aver luogo anche nei confronti di persona non convivente con l'imputato quando essa sia unita all'agente da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione, rilevando per tale ultimo profilo i perduranti obblighi di cooperazione nel mantenimento, nell'educazione, nell'istruzione e nell'assistenza morale dei figlio minore naturale (art. 315 bis c.c.) derivanti dalla comune potestà genitoriale, il cui esercizio congiunto (art. 317 bis e 316 comma 2 c.c.) implica di necessità il rispetto reciproco tra i genitori.

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2014 n. 33882  

 

 

Divorzio

In tema di mantenimento della prole, la riscrittura dell’art. 38 disp. att. c.c. contenuta nell’art. 3 l. n. 219 comporta solo una competenza per c.d. attrazione a favore del tribunale ordinario “nell’ipotesi in cui sia in corso, tra le stesse parti, giudizio di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell’art. 316 c.c.”, di guisa che alla regola generale si accompagna un’ipotesi derogatoria rigorosamente subordinata alla pendenza dei diversi procedimenti ordinari indicati, il che si traduce nella necessitata ricostruzione della volontà del legislatore come intesa a ricondurre al giudice ordinario la competenza ex art. 333 c.c. laddove sia stato precedentemente instaurato innanzi a questi (e sia ancora in corso) un giudizio già rientrante nella sua sfera di competenza. Ne consegue che non può ravvisarsi la competenza del giudice ordinario a pronunciarsi a mente degli art. 155 ss. e 317 bis c.c. per la forza preclusiva da riconoscersi al procedimento che sia già pendente tra le stesse parti ex art. 330 c.c.; direttamente consequenziale è anche l’inammissibilità di ogni e qualsivoglia istanza intesa a conseguire un provvedimento economico e a tutela, in via cautelare, dei diritti di mantenimento della prole.

Tribunale Milano  20 novembre 2013



 
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