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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 320 codice civile: Rappresentanza e amministrazione

I genitori congiuntamente (1), o quello di essi che esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale, rappresentano i figli nati e nascituri  fino alla maggiore età o all’emancipazione in tutti gli atti civili (2) e ne amministrano i beni. Gli atti di ordinaria amministrazione, esclusi i contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore.

Si applicano, in caso di disaccordo o di esercizio difforme dalle decisioni concordate, le disposizioni dello articolo 316.

I genitori non possono alienare (3), ipotecare o dare in pegno i beni pervenuti al figlio a qualsiasi titolo, anche a causa di morte, accettare o rinunziare ad eredità o legati, accettare donazioni, procedere allo scioglimento di comunioni, contrarre mutui o locazioni ultranovennali (4) o compiere altri atti eccedenti la ordinaria amministrazione (5) né promuovere, transigere o compromettere in arbitri giudizi relativi a tali atti, se non per necessità o utilità evidente del figlio dopo autorizzazione del giudice tutelare (5).

I capitali non possono essere riscossi senza autorizzazione del giudice tutelare, il quale ne determina l’impiego.

L’esercizio di una impresa commerciale non può essere continuato se non con l’autorizzazione del tribunale su parere del giudice tutelare (7). Questi può consentire l’esercizio provvisorio dell’impresa, fino a quando il tribunale abbia deliberato sulla istanza.

Se sorge conflitto di interessi patrimoniali (8) tra i figli soggetti alla stessa responsabilità genitoriale, o tra essi e i genitori o quello di essi che esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale, il giudice tutelare nomina ai figli un curatore speciale (9). Se il conflitto sorge tra i figli e uno solo dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale, la rappresentanza dei figli spetta esclusivamente all’altro genitore.


Commento

Atti di ordinaria amministrazione e atti eccedenti l’ordinaria amministrazione: la distinzione fra (—) deve essere effettuata tenendo conto degli effetti prodotti dall’atto sul patrimonio del figlio. L’atto è di ordinaria amministrazione se ha lo scopo di conservare o migliorare il patrimonio su cui incide, mentre eccede l’ordinaria amministrazione nel caso in cui modifichi o alteri la consistenza del patrimonio comportando una diminuzione di ordine economico.

 

Compromesso: contratto con il quale le parti deferiscono ad arbitri una controversia tra loro insorta, rinunciando all’autorità gudiziaria ordinaria. Il (—) va stipulato per iscritto e deve determinare esattamente l’oggetto della controversia.

 

 

(1) La norma pone la regola generale per cui i genitori devono realizzare congiuntamente gli atti inerenti alla gestione del patrimonio del figlio (con l’eccezione degli atti di ordinaria amministrazione per i quali non serve la partecipazione di entrambi). Per tale motivo il terzo può rifiutarsi di concludere un atto al quale debbano partecipare entrambi i genitori, quando si verifichi l’assenza di uno di essi.

 

(2) Il potere di rappresentanza attribuito ai genitori riguarda anche gli atti di natura personalee la querela in relazione a fatti che abbiano leso un interesse del figlio.

 

(3) La norma si applica anche agli atti con cui si costituiscono diritti reali limitati (es.: il diritto di usufrutto) su beni appartenenti ai figli. Non costituiscono, invece, atti di straordinaria amministrazione le vendite di frutti naturali di beni del figlio che siano soggetti a deterioramento.

 

(4) Le locazioni di durata inferiore ai nove anni sono considerate atti di ordinaria amministrazione, a meno che non mettano in pericolo l’integrità del patrimonio del figlio.

 

(5) L’elencazione non è, dunque, tassativa. Ad esempio, rientrano fra gli atti di straordinaria amministrazione la sottoscrizione di cambiali e l’emissione di assegni.

 

(6) L’autorizzazione deve essere emanata prima del compimento dell’atto.

 

(7) La norma, secondo la dottrina prevalente, si riferisce ai casi in cui l’azienda sia stata acquistata dal minore a titolo gratuito (per successione o donazione).

 

(8) Il conflitto di interessi si verifica quando l’atto che si vuole realizzare sia causa di un reale contrasto fra membri della stessa famiglia.

 

(9) Il curatore speciale può esercitare i poteri che gli sono attribuiti dal giudice nello stesso provvedimento di nomina.

 

 

La norma è espressione della parità dei genitori nell’esercizio della responsabilità genitoriale e, in particolare, nell'attività di sostituzione per il compimento degli atti di amministrazione del patrimonio del minore. Vengono poi individuati gli atti che possono essere realizzati soltanto con l’autorizzazione del giudice. Tutte le disposizioni tendono a garantire che la responsabilità genitoriale venga esercitata in modo conforme all’effettivo interesse del minore, garantendo anche la possibilità di risolvere gli eventuali conflitti di interesse fra i membri della stessa famiglia.


Giurisprudenza annotata

In ordine alla legittimazione del solo genitore esercente la potestà sul minore a spiegare domanda di risarcimento danni (patrimoniali e non) nei confronti di una p.a., senza l’autorizzazione del giudice tutelare ex art. 320 c.c., va affermato che la predetta autorizzazione è necessaria per promuovere giudizi relativi ad atti di amministrazione straordinaria, che possono cioè arrecare pregiudizio e diminuzione del patrimonio e non anche per gli atti diretti al miglioramento e alla conservazione dei beni che fanno già parte del patrimonio del minore, precisandosi, sulla scorta di tale premessa, che la proposizione dell’azione di risarcimento danni produce l’instaurazione di un giudizio relativo ad un atto di ordinaria amministrazione proprio perché preordinata all’accrescimento del patrimonio del minore (o, comunque, alla sua tutela in senso positivo e migliorativo) e non ad arrecargli un nocumento e, quindi, un pregiudizio. (Nella specie, rilevato che l’azione di risarcimento danni era diretta a migliorare il patrimonio del minore e, quindi, tale domanda poteva essere proposta dal padre a nome del figlio senza l’autorizzazione del giudice tutelare, il Trib. - precisato che l’azione di risarcimento per danni patrimoniali per le spese mediche sostenute, non trattandosi di un danno all’integrità patrimoniale del minore, non avrebbe potuto essere spiegata che dal padre in proprio e non quale genitore esercente la potestà sul minore - ha dichiarato inammissibile, per carenza della legittimazione “ad causam” del genitore, la domanda risarcitoria).

Tribunale Trani sez. II  14 maggio 2014 n. 854  

 

Alla luce dell'art. 337 c.c., il g.t. deve rispettare la decisione sulla potestà resa dal giudice della separazione. Pur in presenza di una statuizione del giudice della separazione che affermi la possibilità per uno dei coniugi di portare in viaggio, con sé, i figli anche in Paesi non europei senza alcuna limitazione, il g.t. ed il T.m., in sede di reclamo, possono, ai fini dell'autorizzazione al rilascio del passaporto, effettuare una valutazione in merito alla pericolosità del viaggio da intraprendere.

Tribunale minorenni Bologna  20 ottobre 2013

 

Vanno inquadrati tra gli atti di ordinaria amministrazione che ex art. 320 c.c. non richiedono l’autorizzazione del giudice tutelare quelli che si limitano a conservare, fruttificare e a migliorare il patrimonio dell’amministrato, tra di essi includendovi l’azione di risarcimento danni poiché diretta a migliorare il patrimonio del minore; sono, invece, da considerare di straordinaria amministrazione gli atti che incidono sul patrimonio modificandone entità e consistenza.

Tribunale Roma sez. XII  09 settembre 2013 n. 17919  

 

 

Coniugi

In materia di fondo patrimoniale, l'art. 171 c.c. riguarda esclusivamente le ipotesi di cessazione legale del fondo, essendo, conseguentemente, ammissibile la cessazione volontaria del fondo patrimoniale per mutuo consenso dei coniugi nelle stesse forme di cui all'art. 163 c.c. pur in presenza di figli minorenni. All'atto pubblico di modifica o di risoluzione dell'atto costitutivo del fondo patrimoniale i coniugi possono addivenire liberamente, senza necessità di autorizzazione da parte dell'Autorità giudiziaria, pur in presenza di figli minori. L'autorizzazione è, invero, richiesta dall'art. 169 c.c. soltanto per l'alienazione dei beni facenti parte del fondo, ovvero per dare in pegno, per ipotecare, o, comunque, vincolare beni del fondo nei soli casi di necessità od utilità evidente. Alla revocabilità per mutuo consenso del fondo patrimoniale non può porsi un controllo giudiziario non previsto da alcuna norma di legge e del quale mancherebbero i parametri di valutazione, e che si porrebbe in contrasto con l'esigenza di salvaguardia dell'autonomia privata dei coniugi-genitori.

Tribunale Milano sez. IX  06 marzo 2013



 
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