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Art. 322 codice civile: Inosservanza delle disposizioni precedenti

Gli atti compiuti senza osservare le norme dei precedenti articoli del presente titolo possono essere annullati su istanza dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale (1) o del figlio o dei suoi eredi o aventi causa.


Commento

(1) L’azione di annullamento può essere esercitata da ciascun genitore disgiuntamente, anche quando abbia ad oggetto un atto di straordinaria amministrazione.


Giurisprudenza annotata

Potestà genitoriale

Va incluso fra gli atti suscettibili di annullamento, di cui all'art. 322 c.c., quello posto in essere dal genitore che investe denaro del minore senza previa autorizzazione del giudice tutelare e secondo le modalità prescritte in tale autorizzazione. Legittimato a proporre l'azione di annullamento è anche il figlio, quando abbia raggiunto la maggiore età; in tal caso il termine di prescrizione comincia a decorrere dalla data del raggiungimento della maggiore età.

Cassazione civile sez. VI  29 maggio 2014 n. 12117  

 

Il contratto di compravendita immobiliare, stipulato dal genitore esercente la potestà sul figlio minorenne, impiegando il denaro di questo nell'interesse proprio, in violazione delle modalità prescritte dal giudice tutelare in sede di autorizzazione, è annullabile su iniziativa del figlio, ai sensi dell'art. 322 cod. civ., decorrendo il termine quinquennale di prescrizione dal compimento della maggiore età. Né è precluso l'accoglimento della domanda di annullamento parziale per incapacità legale, attinente alla sola parte del contratto che indica la persona dell'acquirente, in applicazione analogica dell'art. 1432 cod. civ., allorché ne faccia richiesta lo stesso soggetto in precedenza incapace, ritenendo la soluzione conforme ai propri interessi e purché non ne derivi alcun pregiudizio per la controparte. Cassa con rinvio, App. Genova, 03/06/2011

Cassazione civile sez. VI  29 maggio 2014 n. 12117  

 

L'atto eccedente l'ordinaria amministrazione che il genitore compie in nome e per conto del figlio minore senza la necessaria autorizzazione del giudice non è un atto nullo né, tanto meno, inesistente, bensì (per espressa previsione dell'art. 322 c.c.) è un atto annullabile, indi produttivo di effetti sino a quando non venga annullato su istanza degli unici soggetti a ciò legittimati e, cioè, del genitore che lo ha posto in essere in rappresentanza del figlio o del figlio stesso o dei suoi eredi o aventi causa.

Corte appello Reggio Calabria  10 marzo 2008

 

La partecipazione alle decisioni di maggior interesse per i figli da parte del genitore separato consensualmente e non affidatario, prevista dall'art. 155 comma 3 c.c., si concreta esclusivamente sul piano dei rapporti interni tra i genitori, giacché il potere di rappresentanza nel suo complesso spetta esclusivamente al genitore affidatario. Non si pone pertanto alcun problema di conflitto di interessi tra il minore, legatario, ed il genitore non affidatario, erede, in quanto la sanzione prevista per il caso di atto compiuto in situazione di conflitto di interessi (e cioè l'annullabilità comminata dall'art. 322 c.c.) colpisce soltanto l'abuso del potere di rappresentanza e non anche la mera partecipazione alla decisione sottostante al compimento dell'atto (nel caso di specie l'accettazione di legato).

Pretura Faenza  11 dicembre 1996

 

La mancanza di autorizzazione per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione riguardanti i minori di età non dà luogo ad inesistenza o a nullità degli atti stessi, bensì alla loro annullabilità, la quale può essere fatta valere soltanto dal genitore che abbia agito in rappresentanza del figlio o dal figlio medesimo. Pertanto, l'annullabilità, per mancanza dell'autorizzazione del giudice tutelare, dell'accettazione dell'eredità devoluta a minori di età non può essere fatta valere dai coeredi allo scopo di accrescere la loro quota dell'asse ereditario.

Cassazione civile sez. II  12 agosto 1996 n. 7495  

 

Danni

Alla stregua della disciplina di cui all'art. 320 c.c., la transazione stipulata, nell'interesse del minore, dal genitore esercente la patria potestà, con riferimento all'azione di risarcimento del danno da fatto illecito produttivo di conseguenze invalidanti, a carattere permanente, per il minore, costituisce atto eccedente l'ordinaria amministrazione ove si accerti che il negozio transattivo abbia una incidenza economica di rilevante gravità, potendo in concreto modificare la vita presente e futura del minore, leso nel bene primario della salute, e implicando una valutazione complessa e difficile del pregiudizio, sicché in tal caso la transazione richiede l'autorizzazione del giudice tutelare.

Cassazione civile sez. III  22 maggio 1997 n. 4562  



 
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