Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 323 codice civile: Atti vietati ai genitori

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



I genitori esercenti la responsabilità genitoriale sui figli non possono, neppure all’asta pubblica, rendersi acquirenti direttamente o per interposta persona dei beni e dei diritti del minore.

Gli atti compiuti in violazione del divieto previsto nel comma precedente possono essere annullati (1) su istanza del figlio o dei suoi eredi o aventi causa.

I genitori esercenti la responsabilità genitoriale non possono diventare cessionari di alcuna ragione o credito verso il minore.

Commento

(1) L’annullabilità colpisce tutti gli atti che trasferiscono al minore beni o diritti dal genitore, indipendentemente dalla natura del negozio cui si è fatto ricorso.

 

La norma presume che l’acquisto da parte di un genitore di beni o altre utilità presenti nel patrimonio del figlio, produca necessariamente un conflitto di interessi pregiudizievole per il minore.

Giurisprudenza annotata

Abuso d'ufficio

Integra il reato di abuso d'ufficio la condotta posta in essere dall'addetto al servizio di inserimento e gestione della banca-dati presso una Università statale che abbia ceduto, dietro pagamento, ad una società privata i dati di cui poteva legittimamente disporre. Ciò in quanto tale condotta postula tanto l'ingiusto profitto quanto la violazione di norme imperative richiesta dall'art. 323 c.c. ai fini della integrazione dell'elemento materiale del reato, con specifico riferimento alla normativa sul trattamento dei dati personali per avere egli diffuso i suddetti dati per finalità difformi da quelle istituzionalmente previste e comunque in assenza di un esplicito consenso da parte degli interessati.

Tribunale Bologna sez. I  06 settembre 2006 n. 156  

 

 

Potestà genitoriale

La divisione stragiudiziale con conguaglio in favore del minore costituisce violazione dell'art. 323 c.c. comportando il trasferimento del bene in capo al genitore e quindi non può essere autorizzata.

Tribunale Torino  18 marzo 1993



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