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Art. 325 codice civile: Obblighi inerenti all’usufrutto legale

Gravano sull’usufrutto legale gli obblighi propri dello usufruttuario.


Commento

La norma ha una funzione integrativa in quanto rinvia alle disposizioni relative all'usufrutto relativamente a quanto non espressamente previsto dal legislatore per l'usufrutto leale dei genitori e sempre che esse siano compatibili.

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Il decreto emesso ai sensi dell'art. 317 bis c.c. ha natura sostanziale di sentenza, presentando il requisito della decisorietà, in quanto risolve una controversia in atto tra contrapposte posizioni di diritto soggettivo, e della definitività, con efficacia assimilabile, "rebus sic stantibus", a quella del giudicato. Pertanto, nel regime dettato dalla legge n. 54 del 2006, va affermata la piena ricorribilità per cassazione dei provvedimenti emessi dalla Corte di Appello - Sezione per i minorenni, ai sensi dell'art. 317 bis c.c., precisandosi altresì, pure nell'ambito delle forme camerali che li caratterizzano, che devono applicarsi i termini di impugnazione di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., trattandosi di appello mediante ricorso, e non di reclamo ex art. 739 c.p.c.

Cassazione civile sez. I  21 novembre 2013 n. 26122  

 

 

Fallimento

In tema di impugnazioni, se è vero che è onere dell'impugnante dare la prova della tempestività dell'impugnazione, tuttavia, a norma dell'art. 2697 c.c., la parte che nell'impugnazione di una sentenza intenda avvalersi del termine annuale di cui all'art. 327 c.p.c. ha solo l'onere di dimostrare - attraverso la produzione della sentenza munita della certificazione della sua pubblicazione - che questa è avvenuta entro l'anno precedente l'atto impugnatorio e non anche che la sentenza stessa non le sia stata notificata (prova negativa impossibile, non prevedendo il sistema processuale l'annotazione, sull'originale della sentenza, della sua notificazione, ma solo - all'art. 123 disp. att. c.p.c. - della sua eventuale impugnazione), mentre incombe alla parte cui sia stato notificato un atto di impugnazione entro il predetto termine di cui all'art. 327 c.p.c., qualora eccepisca la necessità dell'osservanza del termine breve e l'avvenuto superamento del medesimo, provarne il momento di decorrenza producendo copia autentica della sentenza impugnata corredata dalla relata di notificazione. Tale principio si applica anche all'opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento, con riguardo al termine breve di cui all'art. 18 l. fall.

Cassazione civile sez. I  23 settembre 2004 n. 19072  

 

 

Cassazione

Il principio dell'unicità del processo di impugnazione contro una stessa sentenza comporta che, una volta avvenuta la notificazione della prima impugnazione, tutte le altre debbono essere proposte in via incidentale nello stesso processo e, perciò, nel caso di ricorso per cassazione, con l'atto contenente il controricorso. Tuttavia quest'ultima modalità non può considerarsi essenziale, per cui ogni ricorso successivo al primo, anche se proposto con atto a sè stante, si converte in ricorso incidentale, la cui ammissibilità è peraltro condizionata - anche se si tratti di un'impugnazione (di parte diversa dall'impugnante principale) avente natura adesiva, perseguendo l'intento di rimuovere il medesimo capo di sentenza sfavorevole - al rispetto del termine di quaranta giorni per la notificazione del controricorso, ex art. 370, comma 1, c.p.c. Nè tale principio suscita dubbi di illegittimità costituzionale, in relazione agli art. 3 e 24 cost., nella parte in cui esso finisce per stabilire un termine di durata inferiore per le parti diverse da quella che per prima assume l'iniziativa di impugnare la sentenza, dal momento che la durata del termine è originariamente uguale per tutte le parti e che la previsione di un diverso e minore termine opera per tutte le altre parti solo una volta che sia stata aperta la nuova fase del processo.

Cassazione civile sez. lav.  20 maggio 2002 n. 7325  

 

 

Impugnazioni

Il principio dell'unicità del processo di impugnazione contro la stessa sentenza comporta che, una volta notificata la prima impugnazione, tutte le altre parti che intendano impugnare (ancorché contro parti diverse dal primo impugnante o relativamente a capi della sentenza non investiti dalla prima impugnazione) debbono farlo secondo le disposizioni e nei termini previsti per le impugnazioni incidentali; ne consegue che ogni impugnazione successiva alla prima, tanto se intempestiva con riferimento ai termini annuale e abbreviato, tanto se tardiva nel senso di cui all'art. 134 c.p.c., deve rispettare i termini previsti, per l'appello e il ricorso per cassazione incidentali, dagli art. 343 e 371 c.p.c., onde va dichiarata l'ammissibilità delle impugnazioni successive alla prima che, pur non rispettose dei termini annuali o abbreviato, intervengano nei termini previsti dai citati art. 343 e 371, mentre va dichiarata l'inammissibilità delle impugnazioni che non rispettino tali ultimi termini, pur configurandosi come tempestive con riferimento agli art. 325 e 327 c.p.c.

Cassazione civile sez. I  29 settembre 2000 n. 12920  

 

Il principio di consumazione del diritto d'impugnazione, salva l'ipotesi di impugnazione nulla o inammissibile o improcedibile e sempre che in quest'ultimo caso l'inammissibilità o l'improcedibilità non siano state già dichiarate, comporta che la parte che ha proposto l'impugnazione non può successivamente introdurre nuovi e diversi motivi di censura, neppure sotto forma di impugnazione incidentale, anche se non sia ancora decorso il termine per impugnare in base agli art. 325 e 327 c.p.c..

Cassazione civile sez. III  09 luglio 1996 n. 6235  



 
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